DIZIONARIO DELLA NUOVA ECONOMY DIGITALE

Più sostenibile e digitale. Condiviso e «circolare». Come sarà il mondo tra cinquanta, cento anni? Le sfide da affrontare sono molte, come mostrano i modelli economici che si sono affermati in questo inizio di secolo, rispondendo a esigenze e intercettando bisogni in continua evoluzione. C’è la scommessa «verde» da vincere, tra le più impegnative; ma anche sul fronte del lavoro le partite aperte sono tante. E destinate a cambiare per sempre il mercato.

Francesca Gambarini

 Circular
Il design infinito curerà il pianeta

Secondo la Ellen MacArthur Foundation (nata nel 2010 con lo scopo di spingere modelli economici sostenibili), la circular economy deve rendere i materiali e i prodotti utilizzabili e spendibili praticamente all’infinito, in un riutilizzo «a cascata» di ogni componente. Si parla di «regenerative design», che immagina prototipi e oggetti in grado di essere riciclati. Per questo l’economia circolare si definisce un ciclo positivo e continuo, che preserva e ottimizza il «capitale» di qualsiasi genere sia: finanziario, umano, sociale, industriale o naturale.

Green
Quella sfida «verde» che ora piace alla finanza

Investire nell’ambiente, invece che sfruttarlo. Le aziende che abbracciano la green economy si occupano di energia rinnovabile, bioedilizia, mobilità elettrica, riciclo, turismo sostenibile. E fioriscono. Tanto che uno studio recente della banca HSBC rivelava che in Europa il 97% degli investitori vuole aumentare la collocazione di capitali in tecnologie a bassa produzione di carbonio e in beni favoriti dalle politiche per il clima o su aziende capaci di passare alle tecnologie pulite.

Sharing
Condividere conviene e non è solo una moda)

Sfruttare la tecnologia per costruire mercati virtuali in cui lo scambio di informazioni permette lo sfruttamento di beni e risorse. È l’economia collaborativa, il modello che ha rivoluzionato a livello globale i primi anni del XXI secolo. Pioniere fu, alla fine del secolo scorso, Napster, piattaforma peer-to-peer per mettere in comune musica tra utenti, rimasta attiva per soli due anni. Oggi sotto il cappello della sharing economy vanno fenomeni come il crowdfunding, il coworking, e il car sharing. Il dibattito, ancora aperto, è sulle norme e le regole da applicare.

Blue
Chi ci guadagna con il riciclo

Secondo i sostenitori della blue economy, è questo l’unico modello che permetterà di sfamare i nove miliardi di persone che popoleranno il pianeta entro il 2050. Ispirandosi al funzionamento degli ecosistemi naturali, dove nulla è sprecato e tutto viene riutilizzato, l’input è utilizzare risorse locali. Gunter Pauli, il teorico all’economia blu, sta raccogliendo cento esempi di attività ispirate alla natura che generano lavoro (e profitti).

App
Datemi un’applicazione’ e far
ò girare il sistema

La crescita delle app e del mercato che da esse si genera può essere ben definita dall’aggettivo «esponenziale»: il giro d’affari delle applicazioni digitali può infatti arrivare a valere 6.300 miliardi di dollari entro il 2021. Negli ultimi due anni, il numero di posti di lavoro dell’app economy europea è cresciuto del 28%. Le principali città per occupazione sono Londra, Parigi e Amsterdam. Le ragioni del boom? Il mercato degli smartphone è florido, passeremo sempre più tempo connessi e faremo più acquisti in movimento. Ci basterà un solo touch sullo schermo, da una delle 35 app che in media ciascuno di noi usa ogni mese.

Gig
Il dibattito aperto sui lavori a richiesta

Quando il posto fisso è sostituito da piccoli impieghi che rispondono a una richiesta specifica di servizi, prodotti o competenze, si parla di gig economy (da gig, lavoretto). Domanda e offerta sono gestite online attraverso piattaforme e app dedicate. In Italia da luglio 2018 ai rider, la forma più diffusa di lavoratori a chiamata, si applica il contratto nazionale della logistica. Nel mondo, secondo uno studio dell’Organizzazione internazionale del Lavoro, nel 2017, per gli impieghi più bassi sul web, il lavoratore ha guadagnato in media 4,43 dollari l’ora. Che diventano 3,31 se si tiene conto del tempo — non pagato — speso per cercare nuovi clienti.

Subscription
Lo shopping dei Millennials

Da Netflix a Spotify, non pagheremo più per un prodotto, ma per un servizio costruito su misura del cliente. È intorno alla sua soddisfazione che ruota infatti il successo della subscription economy, modello basato sulla sottoscrizione di abbonamenti. Le aziende non aspettano più che l’utente compri, ma selezionano per lui un ventaglio di offerte ritenute le più adatte e che gli vengono sottoposte periodicamente. Si calcola che oggi l’85% degli europei usufruisca di almeno un servizio in abbonamento. La spinta è arrivata dai Millennials, sempre più alla ricerca i esperienze di acquisto sicure e che permettano di tenere sotto controllo il budget.

 

SIAMO TUTTI COINVOLTI… CINQUE TEMI, UN OBIETTIVO

Lo dice anche l’Istat: se l’impresa è sostenibile, la produttività sale. L’Istituto Nazionale di Statistica ha presentato i dati di una ricerca sperimentale su 15 mila imprese italiane. Rilevando che il 30% del campione esprime un livello medio-alto di sostenibilità e che al crescere della sostenibilità, cresce la produttività, fino al 10% in più. 1177,6%del-le aziende virtuose lo fa per migliorare l’immagine dell’azienda, nel 60,490 dei casi è per ridurre i costi e nel 49% si cercano nuovi mercati. Quali? I temi che abbiamo affrontato nella nostra inchiesta sulla sostenibilità ci danno una traccia. Rivediamoli: per ispirare (anche) quel 70% di Rmi che ancora non pensa al cambiamento.

Francesca Gambarini

 

Agricoltura
Meno carne e più legumi contro il «climate change»

La vallata di Sacramento non è più bianca di fiori di mandorlo, da quando c’è la siccità in California, e le pere del Sichuan, in Cina, sono impollinate a mano dopo il collasso degli alveari. L’agricoltura e l’industria alimentare devono far fronte ai cambiamenti climatici, perdita di biodiversità, salinizzazione del suolo e desertificazione, mentre l’umanità cresce verso i dieci miliardi al 2050. Se gli esperti hanno ragione, entro il 2050 le estati europee saranno cosi calde che il rendimento dei nostri campi declinerà di un terzo. Il miele e lo sciroppo d’acero potrebbero diventare prodotti di lusso, come la cioccolata o il caffè, in pericolo per l’aumento delle temperature in Africa, da dove proviene metà del cacao del mondo e la migliore qualità di Arabica. La risposta è tagliare gli sprechi e adibire le terre coltivabili alle produzioni che richiedono meno suolo, riservando all’alimentazione umana i campi dedicati al foraggio: secondo l’università di Oxford, il consumo di carne in Occidente andrebbe ridotto del 90% e sostituito con i legumi.

Elena Comelli

Ambiente
Plastica, carta, vetro, acciaio: il riciclo non è uguale per tutti

Plastica, vetro e carta sono i materiali più riciclati nelle nostre città, ma non i più riciclati del mondo. Acciaio e ferro li superano, anche grazie all’alto tasso di riciclo di automobili ed elettrodomestici. Nell’acciaio nuovo c’è in media oltre il 40% di materia riciclata. La plastica, invece, è uno dei materiali più difficili da riciclare e il meno riciclato del mondo. Secondo uno studio delle università americane della California e della Georgia, nell’ultimo mezzo secolo sono stati prodotti 8,3 miliardi di tonnellate di plastica insolubile e per i ricercatori questa montagna crescerà fino a 34 miliardi di tonnellate nel 2050. Una massa di cui, fino a oggi, solo il 9% è stato riciclato e il 12% bruciato nei termovalorizzatori, mentre il 79% è andato a inquinare l’ambiente. Anche perché degli oltre 300 milioni di tonnellate di plastica prodotti ogni anno, la metà viene «gettata via» in tempi brevi, da 20 minuti a un anno. Le stime dicono che nel 2050 nei mari ci sarà più plastica che pesci. Riciclare e riutilizzare diventano imperativi perché quel giorno non veda mai l’alba.

EIena Comelli

 C02
Perché l’auto elettrica è ferma dentro il box

La buona notizia è che la Ue ha raggiunto (il 10 ottobre) l’accordo sugli obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti. La cattiva è che per un’Europa che compie un passo avanti verso l’auto green, c’è un America che ne fa due indietro: Donald Trump all’effetto serra non crede e quel che ha tagliato sono i target fissati da Barack Obama. Sul piano globale le due diverse spinte significano, ben che vada, un pareggio. Anche i nuovi obiettivi Ue sono talmente di là da venire (2025 e 2030), da non poter essere considerati legge. È però inutile prendersela con la lobby dei costruttori. Forse esagerano, quando parlano di rischi per un posto di lavoro ogni quattro, ma il problema esiste. Solo che a Bruxelles non si chiedono perché non facciano storie con Pechino, dove per il 2030 vogliono zero emissioni, e perché nell’elettrico cinese investano miliardi a decine. Dovrebbero rispondersi che serve un piano strategico. Accompagnato da incentivi che per il Celeste Impero sono un scherzo, per noi un miraggio.

Raffaella Polato

Energia
Eolico e solare avanzano. Saranno la metà della torta

Le fonti rinnovabili coprono quasi un terzo dell’energia elettrica prodotta in Europa, un quarto in Cina e un sesto negli Usa, in India e in Giappone. Eolico e solare sono le due tecnologie che hanno messo a segno il più rapido sviluppo industriale, con oltre 500 gigawatt eolici e quasi 500 gigawatt solari installati in pochi anni. Il merito va alla rapida riduzione dei costi delle nuove energie verdi, ormai più competitive delle fonti fossili. Gli analisti di Bnef dicono che nel 2050 eolico e solare potranno soddisfare quasi il 50% della domanda elettrica globale e insieme all’idroelettrico, alle altre fonti rinnovabili e al nucleare porteranno la quota di elettricità a emissioni zero al 71% del mix complessivo. Trasporti, industria, residenziale sono invece molto più indietro nella transizione: oggi circa la metà dei combustibili fossili va a soddisfare il fabbisogno delle imprese, il 29% quello degli edifici e il 20% quello dei trasporti. Il lato positivo? La domanda di energia dell’industria sta rallentando, grazie alla fine dell’ industrializzazione cinese.

Elena Comelli

Finanza
Gli investimenti etici crescono a due cifre

La finanza buona vola. Secondo il Global sustainable investment review, il più importante studio globale sull’andamento dell’investimento sostenibile, le masse gestite con criteri di responsabilità sociale e ambientale superano quota 23 trilioni di dollari (+25% in due anni). L’Europa vale il 53% dei volumi, un dato che verrà aggiornato a novembre con la pubblicazione del nuovo report. In Italia, secondo Eurosif, le strategie dominanti sono quelle basate sui criteri che rimuovono determinati settori dall’universo investibile (armi, pornografia, tabacco) e sulle Convenzioni internazionali, cui sono riconducibili masse pari a rispettivamente 569 miliardi e 565 miliardi di euro. Negli ultimi due anni il mercato domestico sembra aver consolidato la crescita a doppia cifra del biennio precedente. Su un orizzonte di medio-lungo termine, l’investimento sostenibile si è dimostrato efficace nel mitigare rischi di natura extra-finanziaria. E nei mercati emergenti ha fatto la differenza, con un extra-rendimento di oltre due punti percentuali l’anno negli ultimi 5.

Pieremilio Gadda

 

(da L’Economia supplemento del Corriere della Sera del 8 novembre 2018)

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