L’ultimo allarme sul cambiamento climatico — dob­biamo rimanere sotto 1,5° di surriscaldamento, pena un disastro ambientale, hanno detto gli scienziati dell’Ipcc — sta spingendo i manager delle aziende e della finanza a invertire la rotta. Cioè a chiedere nuove regole di condotta «più sostenibili» per chi fa industria, nonché in­centivi per chi investe in politiche amiche all’ambiente. Lo evidenzia la Harvard Business Review in un recente artico­lo, condiviso anche da Mark Esposito, esperto di strategia economica, materia che insegna alla Harvard University (è anche fellow alla University of Cambridge), da tempo impe­gnato nello studio dei megatrend e di come questi possono influenzare i modelli di business e l’innovazione.

«Il cam­biamento di paradigma è iniziato, basta guardare quanta importanza — sostiene il docente — danno oggi le aziende al modello tri­ple bottom line». Ovvero quel princi­pio che le spinge a prendere decisioni in linea, allo stesso tempo, con tre obiettivi: equità sociale, qualità am­bientale, prosperità economica. «Oc­corrono però manager, o politici, che agiscano con lungimiranza, studiando i megatrend, che sono naturali indica­tori di opportunità e crescita individuabili nel qui e ora, ma destinati a compiersi nei prossimi 10-15 anni», spiega l’economista. A supportare questa tesi ci sono le performance dei mercati. «Gli investi­menti sostenibili hanno dimostrato, negli ultimi anni, di rendere di più perché sono in grado di ridurre gli ef­fetti della volatilità o delle esternalità, allo stesso tempo emancipandosi dalle fluttuazioni del mercato delle commodity. E siamo solo all’inizio».

Secondo l’Onu, i Paesi che vogliono crescere rispettando gli accordi di Parigi sul clima e gli Obiettivi di sostenibilità al 2030 della stessa agenzia, dovranno investire circa 90 trilio­ni di dollari nei prossimi 12 anni. Ma su quali traiettorie de­vono lavorare? Carenza di acqua, consumo del suolo, mega­lopoli, invecchiamento della popolazione, per esempio. Esposito snocciola qualche nome: «Un gigante come Pepsi­Co negli ultimi anni ha convertito il 55%della sua produzio­ne in cibo, dall’iniziale produzione esclusiva di bevande, proprio per “dribblare” il problema della scarsità di acqua.Una multinazionale come la Del Monte ha investito nella tecnologia: droni, sensori e immagini satellitari per l’irriga­zione intelligente, cioè che non sprechi risorse».

Transizioni

I megatrend possono ispirare anche la finanza. «Dobbia­mo riconoscere che la vera forza delle fintech sta oltre il si­gnificato delle parole “fin” e “tech”, perché spesso è l’idea che sta dietro a queste app a essere interessante, più che la tecnologia stessa. Come per esempio Revolut, una nuova banca digitale che permette di cambiare denaro in molte valute in tempi brevissimi e a costi bassi, direttamente dallo smartphone. Un’idea più democratica, di banca e di rispar­mio».

A Dubai, dove si trova quando lo inter­vistiamo, Esposito sta lavorando con il governo per riorganizzare il lavoro con processi di digitalizzazione e intelli­genza artificiale. Qualche giorno fa ha potuto curiosare anche tra le confe­renze del World Green Economy Sum­mit, l’evento annuale che testimonia l’impegno dell’emirato Dell’abbraccia­re la transizione energetica e quella verso un modello economico circola­re. «Il Paese ha capito l’importanza di questo passaggio — riflette Esposi­to —. In vista dell’Expo del 2020 e per le celebrazioni dei primi cin-quant’anni di vita degli Emirati Arabi Uniti, nel 2021, si stanno organizzando per trasformare l’economia locale ed emanciparsi dalle fonti fossili, anche per farsi trovare pronti in caso di un rallentamento dell’econo­mia.

Non sarà facile, per una zona come questa, rimasta l’unica, nel mondo, a trarre vantaggio dalla produzione di petrolio». Altri governi il salto l’hanno già fatto. Esposito cita la Svezia, «che compra rifiuti dalla Norvegia perché, riu­tilizzandoli, crea energia. È un modello che pri­ma non esisteva, e che porta vantaggio su due fronti, alle istituzioni e all’ambiente. È questo il grande po­tere dei megatrend, se vengono bene interpretati».

di Francesca Gambarini

(da L’Economia supplemento del Corriere della Sera del 8 novembre 2018)

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(foto: boerse.ard.de)

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