La prima cosa su cui pone l’accento Massimiano Tellini, responsabile Circular Economy del gruppo Intesa Sanpaolo, è che «stiamo parlando di un nuovo modello economico alternativo a quello lineare. La Circular Economy non è uno dei trend futuri della sostenibilità, è la nuova politica industriale, ridisegnata in chiave strategica grazie all’innovazione. Rappresenta la risposta alle criticità del modello economico attuale».
Ed è proprio nella ricerca di una risposta alle difficoltà di un sistema che ha comunque permesso uno straordinario sviluppo sociale dal secondo dopoguerra a oggi, che si trova la giustificazione di un impegno tanto concreto da parte della prima banca italiana per presenza sul territorio.
Nel piano di impresa firmato dal ceo Carlo Messina sono stati stanziati 5 miliardi di euro per sostenere, nel periodo 2018-2021, grandi e piccole imprese che adotteranno un modello di sviluppo «circolare» con modalità innovative. Un approdo molto più ambizioso rispetto alla Corporate and social responsibility, perché l’economia circolare si propone di agire con il fine di modificare, ex ante, i comportamenti. Partendo dall’idea stessa dei prodotti e delle produzioni, per arrivare a riconsiderare l’intero modello industriale. Quanto fatto in questi anni, in temi di recupero e di riciclaggio, è una attività che in medicina si potrebbe avvicinare al «Pronto soccorso», mentre è necessario avviare un ambizioso programma di salute pubblica, che va dai «vaccini» alla «prevenzione».
La chiave è proprio l’innovazione delle modalità, soprattutto produttive. «Sì, perché vede, se io butto il sacchetto di plastica nel bidone della raccolta differenziata — sottolinea Tellini — compio un’azione socialmente meritevole. Ma non risolvo il problema. Il problema è arrivare a produrre una plastica diversa, che non inquini, compostabile, che non renda necessario l’impegno civico del cittadino».
Perché?
«Perché il modello di sviluppo economico lineare sta sfasciando il mondo. Ogni anno si anticipa la data in cui si esauriscono le risorse rinnovabili destinate alla produzione. Nel 2060 l’utilizzo delle risorse necessarie a sostenere l’economia sarà il doppio di oggi, ma pochi avvertono l’urgenza di un cambiamento».
Non è un rischio che si concretizzerà domattina.
«Nel 2050, il volume della plastica presente negli oceani sarà superiore al volume dei pesci. Capisce l’enormità di un simile dato? È per questo che un cambiamento è urgente, oltreché importante. Va ripensata la plastica, ridisegnata nell’anima. E così per tutti i prodotti di consumo. La plastica deve arrivare a biodegradarsi, trasformarsi. Non può divenire e restare un problema. È assolutamente necessario slegare lo sviluppo economico dall’utilizzo di risorse naturali esauribili, va riconsiderato l’intero modello industriale e si deve iniziare oggi ad investire».
Non è semplice, ma possiamo trovarci d’accordo in molti. Non è chiaro però che cosa c’entri l’attività di una banca commerciale in questo. La banca concede credito, non produce plastiche più o meno riciclabili.
«Il ruolo della banca e di Intesa Sanpaolo in particolare è invece centrale. L’istituto di credito è un attore a livello dell’economia reale, non solo concede credito, interagisce con i propri clienti. E in forza delle conoscenze di cui dispone ha il dovere di anticipare i cambiamenti, di vedere oltre, di guardare al domani. È finita l’epoca in cui si finanziava semplicemente la costruzione di un capannone industriale. Oggi Intesa Sanpaolo vuole, prima di tutto, capire se quello che si produce all’interno di quel capannone ha un mercato, si vende. E che impatto hanno quelle produzioni sull’ecosistema circostante. Ecco, rispetto al mondo della Corporate and social responsibility l’approccio della Circular economy è sistemico, comprende logiche di interazione che interessano la filiera produttiva come la catena del valore. Per questo è nato all’interno di Intesa Sanpaolo un’Innovation Center, presieduto da Maurizio Montagnese e guidato da Mario Costantini con il compito di esplorare ed apprendere i nuovi modelli di business futuri».
Vuole dire che negherete credito a chi non adeguerà il proprio agire imprenditoriale ai dettami della «circular economy»?
«È palese che un cambiamento così radicale non può essere raggiunto in breve tempo, abbiamo la responsabilità di stimolare e supportare la transizione. Per questo siamo divenuti nel 2016, prima banca al mondo, Financial services global partner della Ellen MacArthur Foundation. E un cambiamento culturale. Ma certamente alcune proposte imprenditoriali potranno essere giudicate, nel merito di credito, sulla base dei principi della Circular economy. La banca vuole insistere sulla necessità di ripensare i processi produttivi e deve trasmettere all’imprenditore il senso del rischio insito nel sistema di produzione lineare».
DA INTESA SANPAOLO E LA FONDAZIONE CARIPLO IL «CIRCULAR ECONOMY LAB»
Dalle parole ai fatti. Dalle enunciazioni di principio al lavoro quotidiano delle imprese, piccole e grandi. È questo il senso con cui Intesa Sanpaolo e la Fondazione Cariplo, suo secondo azionista, hanno dato vita al «Ce Lab», il Circular economy Lab, che dal 24 settembre all’interno dell’ex area dell’Ansaldo condivide gli spazi con Cariplo Factory.
Ad aprire l’attività sono arrivati Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo, e Dame Ellen MacArthur, fondatrice della principale organizzazione che promuove la transizione globale verso il modello circolare, la Ellen MacArthur Foundation (Emf), oltre a Mario Costantini, direttore generale di Intesa Sanpaolo Innovation Center, che ha illustrato il progetto insieme a Carlo Mango, consigliere delegato di Cariplo Factory.
Alla base del «Ce Lab» — uno spazio di ricerca e sperimentazione aperto alle imprese — c’è la volontà di posizionare il laboratorio come attore sistemico primario della circular economy, divulgando e promuovendo i principi del nuovo modello economico; contribuire alla generazione di opportunità di business; creare valore e crescita attraverso iniziative di open innovation tra startup, pmi e grandi imprese, così come con università e istituzioni.
L’occasione è stata utile anche per confermare un rapporto che dal 2015 lega Intesa Sanpaolo con la Ellen MacArthur Foundation, principale organizzazione che promuove il modello circolare, di cui la banca guidata da Carlo Messina è global partner per l’area Financial services. In quest’ottica la banca ha stanziato un plafond fino a 5 miliardi di euro per il periodo 2018-2021 con l’impegno di sostenere le pmi e le grandi aziende che adottano il modello circolare con modalità innovative.
Allargando la visione, la spinta che arriva dalla divisione Circular economy di Intesa Sanpaolo impatta anche le maggiori università italiane. Con la milanese Bocconi è attiva una partnership sui temi dell’economia circolare, mentre con gli atenei di Torino, Milano (Bicocca), Napoli (Federico 11) e Bologna si organizza un master in Circular economy, il primo sul tema in Italia, giunto alla terza edizione.
Ci troviamo davanti, ha detto Ellen MacArthur, «a un importante contributo alla creazione di un’economia in grado di funzionare nel lungo termine». Un traguardo che va oltre la sostenibilità e che riguarda la sopravvivenza stessa del pianeta, oggi pericolosamente messa a rischio dal modello di sviluppo lineare, incapace di generare profitti senza condizionare pesantemente l’equilibrio stesso della Terra.
di Stefano Righi
(da L’Economia supplemento del Corriere della Sera del 8 novembre 2018)
Leggi anche:
L’Economia del futuro: i protagonisti e le sfide che chiedono di essere affrontate
L’Economia del futuro: parole ed argomenti che animano il dibattito
L’Italia del riciclo promossa in Europa
Il ragazzo che ripulisce gli oceani
Il potere delle idee vincenti che fanno volare le imprese
Lotta alla plastica: Christine Figgener, la tartaruga e la cannuccia
