Il punto del Direttore

 

 

 

In questa occasione il “punto del Direttore” non è dedicato all’approfondimento di notizie recenti o a commenti su eventi, ma ho desiderato ripensare alla storia di CSRoggi ricordando anche i protagonisti che oggi non sono più tra noi in Redazione.

Mi sono capitate tra le mani alcune pagine scritte da Roberta Culella.
Così mi è parso opportuno tentare di ricordarla, cercando di evidenziare la sua grande vivacità intellettuale e la prorompente positività nel guardare al presente e al futuro con immenso coraggio.
Oggi non è una ricorrenza particolare, come un anniversario, che ci induce a ricordarla.
Ho solo il desiderio che la sua memoria torni ad affacciarsi, nel nostro lavoro, in redazione, tra noi tutti.
Fare memoria è trovare una traccia solida per operare bene nel nostro lavoro di approfondimento dei tratti che rendono concreta la Sostenibilità e tenere ben presente alcuni dati che appartengono alla nostra storia comune. Roberta è una Presenza nella nostra avventura.

Cosa ha portato Roberta al nostro lavoro?

Il primo tratto è una grande umanità
Far parte di una Redazione di un periodico come il nostro significa intervenire con colleghi e dare un contributo. Ebbene, nel breve periodo in cui ha lavorato con noi, ci siamo accorti che seguire i suoi consigli, sempre misurati, e le priorità che suggeriva erano punti di approfondimento decisamente importanti. Riusciva a cogliere spesso le difficoltà quando non erano ancora esplicite, offrendo spunti di soluzione.

Una grande competenza
Io personalmente rimasi folgorato quando la sentii al Salone della CSR in Università Bocconi come relatrice della sua esperienza in Nexive. Si percepiva non solo la qualità e l’approfondimento del cammino della CSR in quella azienda, ma soprattutto il suo profondo impegno. La sottolineatura dei particolari e la chiarezza nel trattare i Goal della Agenda 2030 come spunti dinamici erano i suoi punti di forza.
Era evidente che in Azienda non tutto era compiuto, ma dalle sue parole emergeva una chiarezza della strada e dei passaggi indispensabili per accelerare gli impegni aziendali e l’evidenza dei passi necessari ancora da intraprendere.

Scriveva benissimo
Aveva un vero desiderio di diventare giornalista. Il suggerimento dei pezzi che venivano pubblicati erano sempre una testimonianza ricca della sua professionalità, della sua storia aziendale e di consulente. L’innovazione è sempre stato il fulcro della sua attenzione, senza dimenticare il percorso e le sue difficoltà.

Nel Maggio del 2019 scriveva: “La misurazione del cambiamento prodotto dalle azioni poste in essere è oggi un obbligo per le realtà del Terzo Settore, che partecipano a bandi pubblici, nazionali e internazionali e per tutti gli enti che hanno entrate superiori al milione di euro”.

Nel Novembre del 2019 affrontava il cambiamento climatico (Climate Change) con un pezzo davvero importante. Innanzi tutto sottolineava una evidenza: “L’uomo da sempre ha dovuto affrontare cambiamenti di clima che ne hanno condizionato lo sviluppo”. (…) “I nostri antenati si adattarono all’universale ma irregolare riscaldamento globale nella prima era glaciale con stupefacente senso di opportunità”. (…) “Ma è palese che le attività umane abbiano decisamente determinato i recenti cambiamenti climatici” (…) i 17 Goal della Agenda ONU rappresentano il traguardo per lo sviluppo sostenibile”.

A Dicembre del 2019, un anno prima della sua morte, scriveva – riprendendo i contenuti del Convegno alla Borsa di Milano dal titolo “Corporate Governance Conference – ”Le aziende che integrano nel governo dell’impresa l’impegno sociale ed ambientale, ottengono rating migliori di investimento e hanno maggiori possibilità di accesso a finanziamenti, rispetto a quelle che non esplicitano uno scopo di valore globale”.

Nel Marzo 2020 già in piena pandemia osservava: “Lo smart Working è destinato a diventare il modello di riferimento, non quello di rottura” (…) “Se la felicità non è avere il meglio di tutto, ma trarre il meglio da ciò che si ha, possiamo considerarci una società felice, il che al giorno d’oggi non è poco”.

La consapevolezza
In ogni istante teneva sotto controllo la situazione della sua malattia. Dal Libro “Rinascere” che scrisse dopo la prima operazione, certa di aver vinto il tumore, all’accorgersi che c’era una insorgenza che le imponeva di lottare ancora una volta.
In questa consapevolezza al primo posto c’era la sua bellissima famiglia e la tenerezza che respirava da questo amore.
Anche noi, ci accorgevamo della sua sofferenza.
Più passava il tempo, più quel “non riesco a scrivere” era un modo di condividere questa lotta che l’ha vista sempre in trincea fino all’ultimo respiro.
Non dimentichiamo nessuno che ha dato un contributo alla nostra esperienza editoriale.

Prima ci sono le persone e la loro umanità: una storia cresce e diventa grande per la forza di persone che hanno a cuore una impresa.
Una umanità migliore, attenta e disponibile a collaborare. Uno spirito critico che costruisce e non distrugge come una tormenta, una attenzione ai particolari, quelli più significativi, una tensione e una capacità di rischio, pensato e voluto, una condivisione dei risultati sono sfaccettature di una umanità che chi vuole può riconoscere.

Roberta era tutto ciò.

Bruno Calchera
Direttore Responsabile

 

 


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