Il punto di Bruno Calchera

(Pubblichiamo il primo articolo che scrisse per CSROGGI Roberta CULELLA nel 2016.)

 

Che cos significa essere CSR Manager?

Roberta Culella, CR & Sustainability manager di Nexive racconta la sua esperienza e spiega come si può diventare i referenti della responsabilità sociale della propria azienda.

Che cosa significa essere CSR Manager oggi in Italia? Quale spazio viene riservato all’interno delle nostre aziende a questa figura dirigenziale, che in tutto il mondo sta acquistando sempre più spazio e potere di azione? Come si diventa CSR Manager?
Roberta Culella – CR & Sustainability Manager di Nexive S.P.A., il primo operatore privato del mercato postale nazionale – può essere inserita tra i pionieri della CSR italiana ed è dunque la persona adatta per rispondere alle nostre domande.

Dottoressa Culella, quale ruolo deve avere all’interno di un’azienda il CSR Manager?
«Il CSR Manager è spesso visto come un idealista, un “visionario”, un collega che parla di scenari che non sono sempre intuitivi per chi si occupa di business. È una figura che deve avere a che fare con il cambiamento, in quanto promotore e abilitatore di nuovi processi, e talvolta di nuovi prodotti o servizi. Il ruolo all’interno dell’organizzazione è molto complesso, perché deve saper parlare tutti i linguaggi aziendali e interfacciarsi con tutte le funzioni. È molto collegato alla posizione che il CSR Manager “occupa” in organigramma. Non c’è una regola, ma prevalentemente le funzioni CSR si trovano o all’interno di una direzione (HR, MKTG, Finance, Comunicazione) o in staff all’AD. A seconda della posizione si può desumere quale ruolo predominante il CSR Manager ricopra in quella determinata organizzazione: se più rivolto verso l’interno o verso l’esterno, verso il Business, gli azionisti o verso i clienti e il mercato, o più orientato all’ambito strategico».

Come si diventa CSR Manager? Ci sono in Italia corsi di studio specifici da seguire?
Se si indaga tra i CV dei CSR Manager non sarà semplice trovare uniformità di formazione. In genere è richiesta una Laurea quinquennale che può spaziare da Economia a Giurisprudenza, Ingegneria ambientale, Scienze politiche. Ultimamente molti corsi di laurea di tutte le sopra citate facoltà propongono esami specifici sulla materia. Personalmente, ho conseguito una laurea in Filosofia e ritengo che materie come Filosofia morale, Etica ed Epistemologia siano fortemente collegate con le tematiche che devo affrontare quotidianamente nello svolgimento del mio lavoro in Nexive. Esistono poi dei Master post universitari, ad esempio “Professione CSR” gestito da ALTIS, che ho frequentato e che trovo molto valido per temi trattati, case study proposti e prestigio dei docenti. Un altro percorso interessante è offerto da ISPI School In ultima istanza però, ritengo che, per esprimere al meglio il ruolo del CSR Manager, siano più importanti valori e attitudini personali piuttosto che una formazione specifica».

In base alla sua esperienza personale, come viene “trattato” – oggi e in Italia – all’interno di un’azienda il CSR Manager?
«Molto dipende dalla posizione in organigramma: più l’investitura procede dai vertici, più il CSR Manager sarà riconosciuto e coinvolto dai colleghi come una figura centrale per gli orientamenti di business. Dipende inoltre dalla personalità e dalla capacità di comunicare a tutti i livelli, doti che possono sopperire a un minor commitment da parte del Board, nonché amplificare i messaggi di un vertice fortemente orientato alla CSR. Per la mia esperienza in Nexive, posso dire che alcune funzioni/direzioni sono più reticenti di altre a entrare in sintonia con i temi CSR, ma che alla fine, con un po’ di impegno relazionale, si ottengono risultati stupefacenti di integrazione vera e profonda della CSR in tutti i processi aziendali».

CSR e sostenibilità: qual è il grado di applicazione di questi due concetti in Italia? È possibile fare un raffronto con l’estero?
«L’Italia, in tutte le ricerche scientifiche sui temi CSR e Sostenibilità, risulta, ahimè, sempre tra i fanalini di coda d’Europa; la buona notizia è che i trend sono comunque in crescita, quindi all’interno del perimetro Italia, sempre più aziende si preoccupano di essere compliant con i modelli ESG, si impegnano in rendicontazioni di sostenibilità e aumentano la trasparenza relativamente ai propri processi produttivi e di approvvigionamento, a vantaggio dei consumatori Italiani che, in linea invece con quelli europei, risultano molto sensibili a questi temi».

Quali sono, secondo lei, i margini di sviluppo di questo settore per i prossimi anni.
«La CSR e soprattutto la sostenibilità ambientale sono temi destinati a vivere un momento di forte impulso nel prossimo futuro, sia per la pressione generata dall’opinione pubblica, che si esplicita nelle posizioni sempre più decise delle Associazioni di Consumatori, sia per la sempre più pressante richiesta di Compliance Sociale e Ambientale rivolta alla catena di fornitura da parte di grandi gruppi multinazionali e pubblica amministrazione. L’economia sta andando nella direzione in cui o si è sostenibili oppure ci si estingue: tutte le aziende si dovranno adeguare, non per essere virtuose ma per continuare a esistere. Quelle che si sono mosse per prime su questi terreni godranno di un vantaggio competitivo, non solo reputazionale, che è percepibile già da ora e che è destinato a crescere nel prossimo decennio».

di Luca Palestra

da CSRoggi Magazine – n.1 – Anno 1 – Dicembre 2016; pag. 12)
(https://www.csroggi.org/che-cosa-significa-essere-csr-manager/)

 

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