Il punto del Direttore

E’ un tempo difficile, duro direi, per fare progetti, per camminare spediti cercando di progredire.
Quando i tassi di sviluppo sono misurati dal PIL (-9%) dalla disoccupazione in assoluto (- 11%) e giovanile (-34%) dalle chiusure di imprese, come è pensabile uno sviluppo sostenibile?
Potrebbe essere solo uno sforzo immaginativo, un pensiero giusto e bello, ma che nell’attuale realtà difficilmente trova spazio.
Ma la realtà presenta dati interessanti.

La sostenibilità è un metodo per guardare al domani, un indirizzo culturale per innovare, un percorso da intraprendere e soprattutto da proseguire per migliorare. Così il tempo Covid non sarà mai una antitesi alla nuova strada, che in molti paesi del mondo si è intrapresa per migliorare la vita di tutti e quella del pianeta.

Nicola Saldutti recentemente titolava nel suo editoriale Pianeta 21 “L’Italia ha tutto per essere il Paese icona della economia circolare – rigenerativa.”
Premetteva “ Siamo i primi della classe nel riciclo, nelle rinnovabili, nella coltivazione di aree a biologico. Abbiamo creato tre milioni di green jobs. E’ il momento di rivendicare la leadership prima che gli altri ci raggiungano.”
Che l’Italia sia al primo posto in un settore trainante della economia non è da poco ed è merito di tutti coloro che hanno capito che la strada del cambiamento passa attraverso l’economia della sostenibilità.

Vale la pena di fare qualche approfondimento.

Fu il governo Renzi (Legge 28 Dicembre 2015, n. 208) a introdurre una variante negli statuti delle aziende tale da permettere l’ulteriore qualifica di Azienda Benefit o B-Corp nel lontano 2015. Da allora molte aziende hanno introdotto nel loro statuto parole che indicano valori cui tendere e che hanno accettato di farsi misurare per potersi qualificare Benefit.
Valori come felicità, benessere collettivo, armonia produttiva e sociale appartengono a questa forma di impresa tesa non solo a creare profitto per gli investitori.

C’è il capitolo  Energia.
Forse qualcuno ha invidia della Germania, del treno della economia tedesca, eppure più del 30% della energia tedesca arriva ancora dal carbone e dalla lignite (possiamo immaginare il problema dell’inquinamento atmosferico!).
Ci sono le pale eoliche, che potrebbero fornire energia per il 40% , ma che hanno problemi.
Molta energia è sprecata. Nel primo trimestre 2019 funzionavano soltanto 41 turbine eoliche, con una capacità di 134 Megawatt che sono state collegate alla rete della Germania. Il programma tedesco prevede la scomparsa del carbone solo nel  2038.

Il consumo di carbone in Italia  è pari al 12%, sono numeri della “possibile leadership nell’ambiente”.
Abbiamo un paese bellissimo, se fosse gestito con cura il patrimonio artistico, alimentare, culturale  e ambientale probabilmente nessun paese al mondo potrebbe trovare una sintesi mirabile di questo insieme. Gestire bene significa porsi nel linea dello Sviluppo Sostenibile.

Cosa è il Green Job?
Corrisponde a un dato degli ultimi 5 anni: 423 mila imprese in Italia hanno investito in qualche modo in sostenibilità creando tre milioni di posti di lavoro (fonte Rapporto “Io sono Cultura “ di Symbola).

Continua il Rapporto del 6 Novembre 2020:
In pratica quasi una impresa su tre: il 31,2% dell’intera imprenditoria extra-agricola. È un valore che si rivela in crescita rispetto al quinquennio precedente, quando erano state 345 mila (il 24% del totale). Nel manifatturiero, poi, le imprese sono più di una su tre (35,8%). Il 2019 ha fatto registrare un picco, con quasi 300 mila aziende hanno investito sulla sostenibilità e l’efficienza (il dato più alto registrato da quando Symbola e Unioncamere hanno iniziato a misurare gli investimenti per la sostenibilità). In questi investimenti fanno la parte del leone l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili insieme al taglio dei consumi di acqua e rifiuti. Seguono la riduzione delle sostanze inquinanti e l’aumento dell’utilizzo delle materie seconde.”

Un pensiero anche ai rifiuti: “L’Italia recupera il 79,3% degli scarti prodotti, sia industriali che urbani; il doppio rispetto la media europea che si ferma al 39%. La Francia ricicla il 56% dei rifiuti, il Regno Unito il 50%, mentre la Germania solo il 43%.”
Sul fronte della energia restiamo leader nelle fonti rinnovabili grazie alla riduzione delle centrali termiche e alla spinta delle fonti alternative per merito di ENEL.

Un ultimo dato: l’Italia ha tagliato dal 1990 ad oggi il 37% delle emissioni di gas serra.

Nella baruffa quotidiana della politica, con le sue incongruenze, le incertezze, le differenze, le acredini, le tensioni, gli errori, le promesse e le attese, l’incertezza del presente e del futuro questo status è incoraggiante.
Ci sono imprenditori coraggiosi: piccoli e grandi che sanno innovare e sanno battere vie nuove e lo fanno per convinzione.
Risultati ottenuti a volte con il sostegno dello Stato in questi ultimi 5 anni, molto spesso per libera decisione.

Bruno Calchera
Direttore Responsabile


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