Il punto del Direttore

 

 

 

E’ uno strano momento quello che stiamo vivendo: ubriacati dal sostantivo e dall’aggettivo Sostenibilità e Sostenibile. Ne parlano tutti. E’ scritto negli head line degli annunci della pubblicità; gli spot in TV sembrano più credibili aggiungendo quella parola, i convegni non si contano più, se ne parla e si postano notizie sulla Sostenibilità.
E’ un fatto che rileviamo ormai tutti.

Vediamo la trasformazione del mercato finanziario con la sottolineatura dei Fondi ESG, l’energia giunge da fonti rinnovabili in misura crescente, la moda ha saputo trasformarsi recependo tutti i tasselli utili per fabbricare prodotti che recuperano materiali dismessi, il riuso è una parola di moda. C’è fermento: sono molte le realtà economiche che si stanno trasformando sia usando le nuove tecnologie sia avviandosi nei percorsi della Economia Circolare.
C’è anche, ed è la maggioranza del mercato, chi non fa e non sa proprio nulla.
Nessuna novità, nessuna sensibilità alla situazione climatica e del bene comune, nessuna possibilità di pensare al business in modo nuovo.
La recente disposizione della Unione Europea tesa ad allargare l’obbligatorietà di bilanci aziendali arricchiti da osservazioni sociali è proprio tesa a raggiungere anche le Imprese che non hanno quasi mai percepito l’importanza della sostenibilità come approccio sistemico della propria organizzazione operativa.

Un approfondimento che si è reso necessario.
Non basta però uno slogan per far sapere di quale sostenibilità parliamo.
E non basta postare sul sito la propria DNF o il Bilancio di Sostenibilità (BS) per far sapere i contenuti delle innovazioni introdotte, i progetti avviati, a coloro che conoscono il nostro brand.
Non c’è ancora quella curiosità, se non di pochi stakeholder molto stretti, di andare a cercare nelle pagine del BS quei numeri, quelle scelte, quei valori che sono state segnalati a livello di governance aziendale. Ed è proprio la qualità protagonista dell’incipit di ogni BS, quasi ad indicare che tutta l’impresa è orientata a certi valori attraverso alcuni indirizzi guida.

Il BS per certi versi è un prodotto Autoreferenziale se lasciato lì, postato sul sito dell’impresa.
E’ un segno di trasparenza con i numeri che qualificano l’attività, le ragioni del fare e del cambiare e gli immancabili progressi nel tempo. Ma chi può permettersi di bloccare lo sguardo davanti al tablet o al PC e leggersi tutto il BS? Alcuni e solo per leggere alcune parti.

Quasi peggio è la Superficialità di certi siti che hanno un capitolo sulla sostenibilità e non si capisce perché sono state fatte certe scelte, perché è divenuto indispensabile il rapporto con il Terzo Settore, quali sono le ragioni che hanno spinto a dedicare proprio alla sostenibilità un capitolo riferito alla propria attività.

Da editori abbiamo sempre insistito nell’affermare che il mercato ha bisogno di conoscenza e di fatti, di consapevolezza di processi, di cambiamenti, di innovazioni e che per fare tutto ciò occorre un processo divulgativo fatto di multimedialità.
E’ il racconto che traccia le tappe di un percorso. Esso non ha bisogno di 100 e più pagine, ma di elementi essenziali, di esemplificazioni che da una parte inducono e facilitano la lettura di certe pagine del BS e dall’altra fanno ben comprendere il percorso aziendale che ha nella Sostenibilità un polo centrale. La trasparenza mostra criticità, problemi ed errori che vanno evidenziati.

L’esistenza dell’OPEN REPORT è un passo decisamente nuovo, perché allerta con sistematicità l’impresa ad un percorso di conoscenza diffusa e di ragionevolezza della sostenibilità applicata.
Ci accorgiamo da professionisti della comunicazione della CSR che a volte camminiamo con la lanterna per scovare la sensibilità di imprenditori e di Agenzie qualificate che hanno programmato insieme al progetto di un Bilancio di Sostenibilità anche una serie di azioni per far conoscere ciò che si è fatto.
Hanno scelto media diversi per la comunicazione. Media di massa e di nicchia. A volte solo un comunicato stampa.
Si è sempre detto e ripetuto: ciò che non è comunicato non esiste, un comunicato stampa può essere vissuto in tanti modi: accompagnato da un incontro, diffuso con altre informazioni, e diffuso attraverso media adeguati che sappiano cogliere non solo la notizia, ma che possano inquadrare quella novità in un processo di natura imprenditoriale.

La conoscenza, il successo, la stessa reputazione aziendale, cresce se esiste la comunicazione a più vie: dentro e fuori l’impresa, con media qualificati e di diversa natura. Alcuni hanno più efficacia, altri sono dispersivi. Alcuni fanno sapere attraverso “gocce di informazione,” altri hanno il pregio di trasformare il racconto della Sostenibilità in un abstract utile come una ottima “spremuta di notizie gustose e incuriosenti”.

 

Bruno Calchera
Direttore Responsabile

 

 

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