Il punto del Direttore

 

 

E’ davanti agli occhi di tutti la situazione. Lo dice chiaramente oggi Isidoro Trovato sul Corriere della Sera. “Mentre fuori infuria la pandemia, sui Conti Correnti bancari aumentano i capitali”.
Sono capitali utili agli investimenti di ogni realtà aziendale tesi a innovare la realtà produttiva. Ma perché impegnarsi a innovare?
C’è una incertezza politica così grande che non si riesce ad immaginare il futuro in termini positivi nemmeno pensando alla settimana ventura.
C’è una assenza di consumi, per molte categorie produttive, che diventa tragedia se riferita a coloro che lavorano, ai cittadini del nostro paese della classe media in giù.
Si sono perse così tante aziende nel settore terziario che è difficile immaginare come sarà possibile una ripresa una volta che i vaccini avranno fatto la loro parte.
Ci sarà un deserto.

Altro che reddito di cittadinanza, che anzi ha rafforzato l’inedia di chi riceve dei soldi a babbo morto e non si pone più nemmeno l’esigenza di cercare un lavoro.
Una sciagura nella sciagura!
E avverrà allora che guarderemo finalmente al fondo della inutilità: tanti ristori che sono diventati debito per la Next Generation e non hanno combinato nulla.
Reddito di Cittadinanza che ha creato dipendenza come una droga, per restare fermi senza utilità nell’agire.
La vera domanda è perché innovare? O meglio: conviene innovare?

Pensiamo che la ripresa alla fine, chissà quando, ci sarà, ma come sarà non lo sappiamo.
Da dove ripartire ancora ci è ignoto. Ma l’innovazione sarà indispensabile comunque, se non altro perché la tecnologia ha fatto molta strada e le dinamiche relazionali sono cambiate e hanno imposto nuovi modelli a minor costo.
L’energia ha sviluppato grandi novità.
La mobilità si è trasformata.
L’agro alimentare ha visto l’export devastato dai prodotti stranieri che hanno fatto il verso a quelli italiani e vanno fatti passi per dare allarme in giro per il mondo.
La finanza ha trovato nuovi indicatori per qualificarsi e hanno perduto fascino le emissioni di titoli italiani dello stato.
Le direttive del governo sono stati parziali correttivi del vivere. Non tenevano conto di tutto l’indispensabile.

Innovare vuol dire pensare di cambiare.
Investire quattrini per offrire nuove e buone opportunità.
E’ più difficile oggi fare debiti perché al fondo del tunnel non si capisce come sarà la realtà.
La sostenibilità richiede l’intelligenza ed il coraggio di pensare al meglio per le persone, il territorio e la vita stessa di ogni unità produttiva. Un bene generale. Verificabile.

In Italia resta lo sconcerto per una classe dirigente che ha manifestato scarsa capacità previsionale e che anche davanti a cose indispensabili, come i vaccini, mostra la solita carenza derivata dalla improvvisazione e dalla assenza di alternative in presenza di difficoltà.
La Governance di Stato e Regioni come sta funzionando?
La cura della Economia come è messa? Quale sarà il suo futuro credibile?

Domande senza risposta che frenano la carica innovativa necessaria per cambiare l’attuale situazione devastata dalla pandemia e alla ricerca disperata della ripresa e desiderosa di intervenire per mutare e una migliorare la competitività.

Bruno Calchera
Direttore Responsabile

 

 

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