Abbiamo incontrato Francesca Silva, Direttrice operativa di CIAI, Centro Italiano Aiuti all’Infanzia, che al Salone 2019 ha presentato un’app che consente il riconoscimento facciale degli alunni delle scuole del Burkina Faso.
Di che cosa si occupa CIAI?
«CIAI è un’organizzazione non governativa che nasce nel 1968 da un gruppo di famiglie e che si occupa a 360 gradi di infanzia. Il nostro motto è “Ogni bambino è come un figlio” e quindi ci prendiamo cura di tutti i bambini come se fossero nostri figli».
Che cosa avete raccontato al Salone?
«Abbiamo raccontato un’esperienza che parte proprio in questi giorni perché oggi è il primo giorno di scuola in Burkina Faso. Si tratta di un’App che consente di rilevare attraverso il riconoscimento facciale, le presenze dei bambini nelle classi dei villaggi rurali in Burkina Faso e di categorizzare quanti sono maschi e quante sono femmine. Questo processo, che opera attraverso l’utilizzo delle reti neurali artificiali, ci consentirà di monitorare sia gli accesi alla scuola, sia gli eventuali abbandoni scolastici. Questo è un problema molto diffuso in Burkina Faso, dove quasi il 41% dei bimbi tra i 5 e i 17 anni lavora e di conseguenza questo comporta importanti tassi di abbandono scolastico. Il nostro intento è quello di agire su questo tema attraverso l’innovazione tecnologica, utile perché ci consente di rilevare anche il dato di genere. Non è un punto da sottovalutare perché di solito le bimbe sono quelle che con meno frequenza accedono all’istruzione e che più facilmente abbandonano il percorso scolastico».
A quale livello avete raggiunto accordi in Burkina Faso?
«Questo progetto oggi parte in 10 scuole di 10 municipalità, quindi col- laboriamo con le istituzioni locali di riferimento. Anche perché l’idea è quella di riuscire a portare i risultati di questo progetto anche a livello più alto, nazionale, con l’obiettivo che il Ministero dell’istruzione del Burkina Faso possa fare suo questo strumento e diffonderlo a livello nazionale».
Da dove nasce l’idea di sviluppare il vostro progetto proprio in Burkina Faso?
«CIAI lavora in questo Paese fin dal 1995, sempre con particolare attenzione al tema dell’istruzione, sia in ottica di favorire l’accesso, sia in quella di favorire la qualità dell’istruzione. In questi territori, in particolare, abbiamo lavorato negli ultimi anni proprio
dal punto di vista di istruire le scuole e formare gli insegnanti e oggi vogliamo fronteggiare questo fenomeno importante che è quello di favorire l’accesso dei bambini soprattutto in un’ottica di combattere lo sfruttamento del lavoro minorile».
Un progetto che potrebbe essere esportato in altri Paesi…
«Assolutamente sì, lo strumento, la sua tecnologia è assolutamente esportabile. Le condizioni proprie del Burkina Faso, dove ci sono villaggi rurali con classi sovraffollate di oltre 50 bambini, si ritrovano in molte altre realtà del mondo, quindi potenzialmente il progetto è esportabile».
Un’impressione sul Salone 2019?
«Sono rimasta molto colpita dalla partecipazione, sia a livello generale del Salone sia per quanto riguarda i singoli momenti. Molto interessante è la possibilità di scambio che si viene a creare tra le varie esperienze. Noi abbiamo avuto la possibilità di presentare la nostra App, che potrà in futuro essere messa a disposizione di altre organizzazioni come la nostra facendo nascere collaborazioni virtuose». (l.p.)