Il progetto “Ambizione Italia #Digital Restart” – spin-off del progetto “Ambizione Italia” – è il piano quinquennale di investimenti che è stato annunciato lo scorso 8 maggio da Microsoft Italia e che prevede uno stanziamento di 1,5 miliardi di dollari.
Un progetto che ha l’obiettivo di supportare l’innovazione e la crescita del Paese attraverso iniziative di formazione digitale, programmi per le imprese volte a incoraggiarne la trasformazione digitale, laboratori di Intelligenza Artificiale e un impegno per la sostenibilità ambientale, promossa con la creazione di un ecosistema di open innovation sui temi green.
Uno dei prossimi passi di “Ambizione Italia #Digital Restart” è la creazione della prima Regione Data Center di Microsoft in Italia, a Milano, che consentirà alle aziende di ogni dimensione e settore di accedere a servizi cloud locali di livello enterprise con le massime garanzie di sicurezza.
A metà percorso – il progetto “Ambizione Italia” è operativo dal 2018 – tracciamo un bilancio di quanto fatto finora e scopriamo quali sono gli obiettivi futuri con Barbara Cominelli, Direttore Marketing & Operations Microsoft Italia.
Dottoressa Cominelli, quale bilancio si può fare dei primi due anni di vita di questo progetto pensato da Microsoft per contribuire al rilancio del Paese?
«Uno dei numeri più significativi dell’impegno finora profuso è quello che riguarda le persone formate in questi due anni, ben 500mila. Un numero importante, che però intendiamo ampliare ancor più: nei prossimi tre anni vogliamo arrivare a 1,5 milioni di studenti e lavoratori formati seguendo programmi che tengano conto anche della nuova situazione che si è venuta a creare con l’avvento del Covid. Una ricerca effettuata di recente dal Politecnico di Milano ha rivelato che il miliardo e mezzo di dollari investito da Microsoft per l’attuazione di “Ambizione Italia #Digital Restart” svilupperà un valore per l’Italia pari a 8 miliardi di dollari, con la creazione di circa 10mila opportunità di occupazione.
Una spinta in questa direzione la daranno di sicuro i Data Center che intendiamo creare nel Paese, partendo dal primo di Milano, che permetteranno alle aziende di avere punti di riferimento fisici cui rivolgersi per ottenere sostegni fattivi».
Dal punto di vista della formazione qual è stata e quale sarà l’evoluzione del progetto?
«Visti i cambiamenti portati dal coronavirus, in questi ultimi mesi abbiamo cercato di riadattare la nostra proposta alla situazione contingente. Abbiamo perciò deciso di focalizzarci soprattutto sui giovani che sono più vicini al mondo del lavoro, quelli che frequentano le scuole superiori, proprio per fornire loro una formazione che li aiuti – soprattutto quelli che non hanno intenzione di proseguire con gli studi universitari – a entrare senza grossi problemi nel mondo del lavoro. A tal fine abbiamo anche lanciato un programma in collaborazione con Linkedin, con cui abbiamo identificato 10 professioni legate a competenze digitali che le aziende cercano in Italia – come ad esempio l’IT administrator, l’esperto di digital marketing, ma anche il project manager – e abbiamo messo in piedi corsi gratuiti che permettano di acquisire questi tipi di competenze. Come si vede, la nostra è una formazione mirata soprattutto all’occupazione, senza peraltro dimenticare il mondo della scuola in generale, che in questo momento è davvero il problema principale».
All’Interno di questo progetto, quale spazio è riservato ai temi legati alla sostenibilità?
«Un filone nuovo che abbiamo lanciato e che si lega a tutti i nostri impegni, come azienda, sul tema della sostenibilità è quello del dare una risposta a come il digitale possa aiutare il percorso verso la sostenibilità. A questo proposito abbiamo iniziato un percorso di alleanza con Intesa San Paolo attraverso cui individuare startup e aziende che propongano soluzioni, progetti e tecnologie che vadano in questa direzione. In questi mesi autunnali, inoltre, stiamo lanciando un’importante su stainability alliance con università, start-up, acceleratori e incubatori oltre che grandi aziende che nei nostri intenti dovrà essere un gran frullatore da cui scaturiranno idee e soluzioni legate allo sviluppo della tecnologia green che le grandi aziende porteranno nei loro piani industriali. Questo perché siamo dell’idea che l’utilizzo dell’intelligenza artificiale possa essere uno strumento davvero prezioso per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile».
Una parte importante del progetto è oggi più che mai dedicata allo smart working… «Il nostro impegno sul tema della smart-working alliance si è ovviamente intensificato. L’obiettivo dichiarato è aiutare soprattutto le PMI che hanno fatto un primo passo tecnologico nella direzione della gestione del lavoro da casa ma non tutte, purtroppo, hanno operato il passo di change management necessario per cambiare il loro modo di lavorare. È un tema anzitutto di cultura, bisogna saper passare a una metodologia di lavoro per obiettivi, per risultati, serve un cambio di mentalità e bisogna intervenire, oltre che sulla tecnologia, sui processi. Il tutto secondo un’applicazione, è la nostra opinione, che deve essere comunque bilanciata: con lo smart working è facile che la produttività aumenti, nel breve periodo, ma si perdono le “connessioni non pianificate”, gli incontri anche occasionali tra colleghi sul posto di lavoro che spesso portano creatività, innovazione, idee. E questo nel medio periodo può essere negativo sia per la persona sia per l’azienda, è un tema che non deve essere sottovalutato».
Lo stesso discorso può essere fatto per le scuole?
«Sì, il concetto di base è lo stesso. In questo periodo abbiamo “formato” oltre 120mila docenti in tutta Italia. Il punto cui dobbiamo mirare è quello di una modalità mista, che possa esser applicata anche in futuro con beneficio per gli studenti, pensiamo ad esempio alla possibilità di seguire una lezione anche quando si è malati o si è costretti a restare in casa per vari motivi. Il passo da fare non è solo quello di scegliere la piattaforma video con cui collegarsi, ma essere in grado di adottare tutta una serie di strumenti di contorno che ti permettano di gestire i calendari, le lezioni, le classi, i compiti a casa… è il passaggio dalla scuola di carta alla scuola digitale che, quando adottata con il giusto criterio, diventa ancor più efficiente e fruibile».
“Ambizione Italia #Digital Restart” prevede un’alleanza di Microsoft con grandi aziende ed enti. C’è lo spirito di lavorare tutti insieme?
«Questo è il momento di farlo e sarà sempre più così: i temi dello sviluppo, dell’occupabilità, della sostenibilità hanno una tale complessità per cui ogni singola azienda o industria non può essere in grado da sola di operare la trasformazione di un intero settore. O ci sono ragionamenti di sistema o non se ne fa niente, se non lavori con il tuo ecosistema alla fine non puoi ottenere un impatto significativo. È chiaro che poi ciascuno farà i propri interessi, ma quando si fanno le regole e c’è l’esigenza di far crescere tutto il sistema è importante che tutti giochino insieme».
a cura di Bruno Calchera e Luca Palestra
(da CSRoggi Magazine, anno 5, n.5, Ottobre 2020, pag. 22)
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Mi piace sempre scoprire progetti che mirano a diffondere il mondo digitale anche in Italia. Negli ultimi anni, grazie ai miei viaggi, ho veramente notato che il nostro Paese ha grandi potenzialità, ma spesso mancano i mezzi digitali per sfruttarle veramente.