«Magari in passato non si chiamava sostenibilità – sottolinea Melissa Roncetti, CSR Manager dell’azienda bresciana che opera nel settore idrotermosanitario – ma da noi questo modo di pensare è sempre stato attuato, attraverso l’attenzione prestata ai collaboratori, alla comunità e all’ambiente, oltre che all’efficienza e all’efficacia
dei nostri processi produttivi».
Da sempre le tematiche legate alla sostenibilità rappresentano un punto significativo, cardine, di Silmar Group, holding che ha i propri stabilimenti d’origine nella Valle Sabbia, a nord di Brescia. È naturale quindi che anche Valsir, l’azienda del gruppo che si occupa della produzione di sistemi di scarico e conduzione, riscaldamento e raffrescamento a pavimento e cassette di risciacquo, condivida fin dalla sua nascita, avvenuta nel 1987, questa impostazione.
«Magari in passato non si chiamava sostenibilità, o comunque non veniva messa così in evidenza come avviene oggi – sottolinea Melissa Roncetti, CSR Manager di Valsir -, ma da noi questo modo di pensare è sempre stato attuato, attraverso l’attenzione prestata ai collaboratori, al territorio in cui l’azienda è nata e cresciuta, all’ambiente che la circonda. E anche in termini di efficienza e di efficacia nei processi produttivi».
Dottoressa Roncetti, quali sono le azioni da voi messe in campo in questa direzione?
«Negli ultimi dieci anni ci siamo dedicati a rendere strutturato questo percorso. A questo fine sono stati creati dei team di lavoro dedicati a specifiche attività, per cui abbiamo ad esempio colleghi più orientati sulla parte sociale, altri su quella ambientale, che lavorano alla rendicontazione di quello che facciamo. Come lo facciamo? Aderendo in primo luogo agli indicatori internazionali del GRI, ma anche trovando connessioni con gli obiettivi dell’Agenda 2030. Da questo punto di vista, c’è da sottolineare che nel nostro quarto Re- port biennale di sostenibilità abbiamo evidenziato, tema per tema, quali sono stati gli obiettivi dell’Agenda 2030 che abbiamo toccato, quali risultati siamo riusciti a ottenere e quali ci siamo prefissati di raggiungere nell’immediato futuro e che tratteremo nell’immediato futuro».
La vostra è una solida e strutturata realtà industriale, nata come azienda familiare e sviluppatasi in modo sensibile nel giro di pochi anni. Quali sono i valori fondanti dell’azienda e quanto siete riusciti a mantenerli intatti nel tempo?
«Tra i valori che fanno parte della nostra identità aziendale in veste più ampia un posto di rilievo è dedicato alle persone, e poi ci sono la passione, il lavoro, l’affidabilità, l’innovazione, il dinamismo e, appunto, la sostenibilità. La passione ha un ruolo importante: la nostra terra insegna da sempre a trasmettere la dedizione per il lavoro, per affrontare le sfide che il mercato ci pone. E il lavoro è un altro valore per noi fondante: tenacia e concretezza sono le qualità che pensiamo contraddistinguano la nostra etica professionale e che hanno garantito a tutti, nel tempo, la continuità lavorativa. In questi 36 anni Valsir è cresciuta tantissimo in termini di stabilimenti, di linee produttive, di fatturato e, naturalmente, di persone: nel 1987 contava 25 collaboratori, oggi siamo in più di 600».
Di che cosa si occupa, nello specifico, la vostra azienda?
«Valsir si occupa di tutto ciò che concerne la produzione di sistemi di scarico, di adduzione idrica e di molte altre soluzioni impiantistiche. La gamma che più di recente è entrata a far parte del nostro catalogo è quella della ventilazione meccanica controllata, la soluzione che permette il ricambio dell’aria all’interno degli ambienti senza che vi sia bisogno di aprire le finestre. Questi ultimi prodotti sono stati sviluppati secondo una modalità di progettazione e produzione sostenibile, valutandone l’impatto ambientale. Tra i criteri presi in considerazione: la distanza di provenienza della materia prima, la quantità di materiale riciclato contenuto nel prodotto – dove consentito dalla normativa vigente -, il consumo energetico dei centri di lavoro per la produzione, la composizione dell’imballo, la possibilità di disassemblare il prodotto per agevolarne il recupero, la ri- ciclabilità del prodotto a fine vita».
Siete molto sensibili all’aspetto del riciclo, tanto da esservi dotati di una divisione dedicata…
«Sì, uno dei nostri stabilimenti è sede della Valsir Recycling Division, che si occupa della produzione di materie prime seconde. All’interno di questa divisione, per essere più precisi, ricicliamo quello che diversamente sarebbe materiale di scarto, trasformandolo in materia che poi potrà essere riutilizzata sul mercato da chi ne ha bisogno in modo specifico».
Parliamo di stakeholder. Qual è il vostro rapporto con loro? Li coinvolgete nelle vostre politiche di sostenibilità?
«Nell’ultima rendicontazione portata a termine abbiamo attivato un vero e proprio dialogo con gli stakeholder dell’azienda. Abbiamo coinvolto alcune associazioni del territorio, clienti e fornito – ri con il fine di andare a co-costruire insieme la matrice di materialità rispetto ai temi individuati. Per noi il territorio è molto importante, non dimentichiamoci che la nostra azienda si trova in un contesto di valle, la Valle Sabbia, in cui c’è un forte legame con il territorio e un’intensa interazione in particolare con gli enti di Terzo settore, con cui abbiamo costruito nel tempo un dialogo continuo e costruttivo e siamo da sempre impegnati a sostenerli attraverso progetti finalizzati al miglioramento di tutta la nostra comunità.

Ci può fare qualche esempio di progetti da voi portati avanti a sostegno e supporto della comunità in cui siete inseriti?
«Le attività messe in campo sono varie e anche molto differenti, per tipologia e per target interessato, tra loro. Quando è scoppiata la pandemia da Covid, ad esempio, come ci ricordiamo tutti c’è stato un momento in cui era difficilissimo, se non impossibile, trovare dispositivi di protezione individuale. La nostra Direzione ha avuto la sensibilità e la lungimiranza di avviare in tempi molto brevi una produzione di mascherine che abbiamo messo a disposizione di ospedali, RSA e volontari che ne avevano un forte bisogno. Un altro progetto che mi piace ci-tare è quello che ha riguardato alcune scuole del nostro territorio, in cui abbiamo installato lavagne luminose, pc e proiettori di ultima generazione, così da mettere a disposizione di studenti e docenti degli strumenti utili ad agevolare l’istruzione e l’apprendimento. Con alcuni istituti, inoltre, abbiamo avviato percorsi formativi e informativi grazie ai quali gli studenti possono venire da noi in azienda per seguire una parte di presentazione tecnica sui nostri prodotti e recarsi nei vari reparti per capire come funziona la catena di produzione e quindi scoprire i processi che sono dietro la realizzazione dei nostri prodotti».
Per quanto riguarda i vostri dipendenti, invece, avete azioni di welfare e di formazione particolari?
«Nel corso degli anni abbiamo introdotto molte iniziative tra cui ricordo il bonus asilo, che è un riconoscimento economico che viene dato alle mamme che hanno bambini che vanno dall’asilo nido fino al termine della scuola materna, con l’obiettivo di fornire loro un aiuto concreto. Abbiamo scelto di non costituire un asilo aziendale e di non fare una convenzione con una struttura specifica per dare al nucleo familiare la libertà di scegliere a quale struttura appoggiarsi, scegliendola secondo ragioni educative, di comunità o logistiche. Un altro supporto che forniamo è quello dell’assistenza fiscale previdenziale di cui chi ne avesse la necessità può usufruire gratuitamente. Giunta all’ottava edizione, abbiamo inoltre un’iniziativa legata alle borse di studio rivolte ai figli dei collaboratori, assegnate a ragazzi che frequentano le scuole superiori o l’università e che si sono distinti per il loro percorso scolastico. Abbiamo dei voucher salute che vengono erogati in un’ottica di promozione della prevenzione, messi a disposizione non solo del collaboratore ma anche dei suoi famigliari. Infine, per fare un altro esempio, l’erogazione di bonus spesa e dei bonus benzina, la cui entità varia anno per anno».
Come pensate vengano percepite queste iniziative dal personale? Mettete in capo strumenti per verificare il grado di soddisfazione delle persone?
«Sì, periodicamente facciamo delle indagini sul clima aziendale, volte a monitorare il grado di soddisfazione di tutti colleghi, con cui i canali e gli strumenti di dialogo sono numerosi. Tra questi ci sono le riunioni di reparto: ogni mese in tutti gli uffici e i reparti vengono organizzati momenti di confronto tra i responsabili e i collaboratori. Internamente utilizziamo anche tanti altri canali informativi, come ad esempio le “pillole digitali”, dispositivi dotati di display presenti nelle zone caffè e mensa, attraverso cui affrontiamo tematiche di sostenibilità ma anche aggiornamenti che riguardano l’azienda».
I vostri collaboratori/dipendenti sono coinvolti nelle vostre iniziative all’esterno?
«Sì, a questo proposito abbiamo promosso l’iniziativa “Box delle opportunità” che permette a tutti di dare suggerimenti riguardo progetti che l’azienda potrebbe promuovere. Un’altra iniziativa che può essere collegata a questa e che ha anche una forte valenza dal punto di vista ambientale è quella che ci ha visti come veri pionieri nell’attuazione di un carpooling aziendale. Lo attuiamo dal 2020, ma in modo continuativo, vista l’interruzione dovuta al covid, da gennaio-febbraio 2022».
In che cosa consiste?
«Il servizio consiste nel mettere a disposizione di tutti i colleghi un applicativo attraverso cui è possibile organizzare in maniera autonoma la condivisione dei viaggi casa-lavoro e lavoro-casa. In pratica, in base alle disponibilità, ai turni, agli orari di entrata e di uscita posso vedere chi ha un percorso compatibile con il mio, così da mettere a disposizione un mio posto auto o da approfittare di un passaggio da chi ha un posto libero nella propria automobile. Questo progetto, naturalmente, prevede un sistema premiale per cui in base ai chilometri risparmiati viaggiando con i colleghi si accumulano premi economici che possono essere convertiti in buoni benzina, oppure in voucher spendibili attraverso una selezione di piattaforme. È un’iniziativa che riteniamo molto interessante, per vari motivi: perché contribuisce a ridurre le emissioni di CO2, favorisce un risparmio economico, riduce il problema dei parcheggi e, aspetto non secondario, promuove una più stretta socializzazione tra le persone».
Sotto il profilo della formazione, invece, come operate?
«Per quanto riguarda la formazione abbiamo un duplice canale. Un’accademia esterna che eroga formazione tecnica rivolta ai professionisti del settore, come progettisti e installatori. A questa si aggiunge la formazione interna, rivolta ai collaboratori. Nel momento in cui una nuova risorsa entra a far parte del nostro team riceve le informazioni e le indicazioni principali sia relative alla realtà aziendale, sia al percorso formativo che lo interesserà in prima persona, che prevede un primo periodo di affiancamento alla mansione al fine di poter essere autonomo nel ruolo ricoperto e la seguente fase della professionalizzazione, che perdura per tutta la durata della vita aziendale. Un percorso formativo, questo, finalizzato a incrementare le skills di ciascuno, che prevede corsi di comunicazione e corsi tecnici specifici per ogni ruolo e per ogni mansione, così che ciascuno possa essere sempre allineato con le sfide messe a disposizione dal mercato».
Chiudiamo la nostra chiacchierata, dottoressa, facendo un cenno al vostro Report di sostenibilità. Qual è la vostra percezione dal punto di vista dello strumento? Ritenete sia davvero utile?
«La mia idea è che il bilancio di sostenibilità sia un po’ come il bilancio economico, un documento di trasparenza ufficiale attraverso cui un’azienda mostra il proprio impegno, gli obiettivi che si è posta, i risultati che ha raggiunto e anche quelli da raggiungere. Credo quindi che sia uno strumento importante ed essenziale per far capire ai clienti come si muove l’azienda dal punto di vista sostenibile. Diverso è, invece, quando si vuole aprire un canale di comunicazione con altri interlocutori. In questo caso può darsi che le tematiche contenute nel report possano interessare in maniera differente e per questo può essere più efficace utilizzare canali di comunicazione diversi, più diretti e mirati – come la carta stampata – che trattino in modo semplice e chiaro gli argomenti che interessano direttamente le persone».
di Luca Palestra
(da CSRoggi Magazine – Anno 8 – n.2 – Aprile/Maggio 2023; pag. 8)