Le scadenze attuative relative ad alcune scelte di obiettivi ambientali e di salute dovranno essere attuate senza tentennamenti. Se ciò non avverrà, saremo ancora una volta nel mondo delle dichiarazioni d’intenti e nella narrazione edulcorata e affascinante, ma priva di concretezza.
Nel 2023 Ie scadenze attuative (temporali e concettuali) di parti del processo di sviluppo della Sostenibilità sono ipotizzabili e auspicabili. La sostenibilità deve essere veicolata da organizzazioni e strutture operative che hanno, in sé, il senso di responsabilità economica, sociale, ambientale, di sviluppo delle persone e di governance. Manterremo l’orizzonte ricco di obiettivi generali quali i 17 Sustainable Development Goals (SDGs), ma alcune scelte di obiettivi ambientali e di salute ci chiederanno di uscire dalla retorica per sviluppare azioni concrete e incidenti. Se ciò non avverrà, saremo ancora una volta nel mondo delle dichiarazioni d’intenti e nella narrazione edulcorata e affascinante, ma priva di concretezza.
Prima considerazione
Il “presentismo del processo di sostenibilità” inteso come capacità di rispondere alle esigenze di sostenibilità e di responsabilità sociale delle imprese (CSR) oggi (“hic et nunc”): la sostenibilità non potrà essere solo a medio e lungo termine. Gli obiettivi dei processi di sostenibilità dovranno essere monitorati tramite la misurazione e la valutazione dell’oggi come fase necessaria per avere esiti positivi in seguito, a medio lungo termine. Altrimenti questa opzione è una “scelta rifugio” rispetto alle inefficienze del processo in essere.
Per esempio non è di dominio informativo pubblico la situazione drammatica annuale (e non di pandemia occasionale) della mortalità conseguente, in una prospettiva epigenetica, degli inquinanti ambientali (biossido di zolfo, ossidi di azoto e biossido di azoto, particolato PM10 e PM 2,5, piombo, benzene, monossido di carbonio, ozono, arsenico, cadmio, nichel e benzo(a)pirene)*.
Alcuni sono cancerogeni certi per l’uomo (classe 1IARC) e altri probabili cancerogeni (2IARC) che generano neoplasie nel mondo e in Europa (oltre 3 milioni di morti). In Italia sono 180mila i nuovi morti di tumore all’anno, con un focus drammatico sull’incremento dei tumori pediatrici. Terrorismo? No approccio ontologico e tutto questo ha bisogno di “presentismo del processo di sostenibilità”.
Seconda considerazione
I fondi di investimento europei ESG (Environmental, Social, Governance) dovranno dichiarare e dimostrare all’autorità centrale europea se sono coerenti con l’art. 8 o l’art. 9 del Regolamento dell’SFDR (Sustainability Related Disclosures in the Financial Services-regolamento 2019/2088). Alcuni di essi potrebbero non essere riconosciuti Fondi ESG perché non ottemperano alle regole di corrispondenza fra la comunicazione dei prodotti finanziari agli investitori (retail o istituzioni) e il loro reale finalismo di tutela dell’ambiente (Environmental- E), valore aggiunto sociale (Social-S) con una prassi di governance orientata agli stakeholder (Governance-G). I fondi ESG sono gestiti da vari “partecipanti al mercato finanziario” e consulenti: per esempio assicurazioni, creatori di prodotti pensionistici, enti creditizi, società di venture capital e così via.
Che cosa dicono gli articoli 8 e 9 dell’SFDR (Sustainability Related Disclosures in the Financial Services)?
In primis sottolineano l’esigenza della “trasparenza della promozione delle caratteristiche ambientali o sociali nell’informativa finanziaria” tale per cui, quando vi “vendono” e rendono disponibile un prodotto finanziario ESG, deve essere comprensibile l’azione positiva dell’impresa in cui si investe, verso l’ambiente e il sociale, unitamente a una buona prassi di governance.
Quindi richiedono un assetto informativo chiaro; inoltre deve esistere un indice e si deve spiegare come il prodotto è stato costruito e quanto è coerente con l’ambiente, il sociale e la buona prassi di governance.
Riportano inoltre l’introduzione dell’SFDR (Sustainability Related Disclosures in the Financial Services) e del border carbon tax come standard di riferimento per comprendere il trend verso un sistema economico finanziario che necessita dell’impatto sociale misurato e non solo in storytelling.
Terza considerazione
Il PNRR attuato in Italia dovrà perseguire la politica della misurazione e della valutazione d’impatto, soprattutto per:
- “rendere la filiera agroalimentare sostenibile”
- “implementare pienamente il paradigma dell’economia circolare”
- “ridurre le emissioni di gas clima-alteranti”
- “incrementare la produzione di energia da fonti rinnovabili e sviluppare rete trasmissione”
- “promuovere e sviluppare la filiera dell’idrogeno”.
Infatti la sostenibilità taglia trasversalmente i 235,12 miliardi di investimento del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), di cui 30,60 di fondo complementare (Fondo integrativo nazionale cioè euro degli Italiani) 13 di React EU (Fondi aggiuntivi per la politica di Coesione) e 191,50 di finanziamenti per il PNRR di base (fonte EU).
È necessario precisare che il termine investimento è usato sia per investimenti strutturali e di beni che sviluppano “azioni tangibili e strutturali”, hardware ecc., sia per investimenti in sviluppo di know how, software con connotazione meta-fisica e meta-economica. Il PNRR inoltre cambia alcune prospettive temporali nelle politiche d’investimento dettate da esigenze di processo e di sostenibilità. Come già detto ricordo che noi siamo abituati a coniugare l’efficacia dell’investimento con il concetto di lungo termine.
Nel PNRR si modifica questa relazione perché uno dei criteri necessari per poter “incassare” in progressi finanziamenti per gli investimenti è che ogni 6 mesi ci sia una verifica, da parte della UE, dello Stato Avanzamento Lavori (SAL) e, qualora non ci siano evidenze in progress dei risultati pattuiti “ex ante” e raggiunti, si blocca l’erogazione dei finanziamenti. La sostenibilità accentua questa esigenza perché per essere sostenibili, fin dall’inizio delle attività, si devono raggiungere risultati evidenti e misurabili riguardo all’ambiente, all’equilibrio economico finanziario e alla coesione e inclusione sociale-lavorativa.
Noi italiani abbiamo sempre trovato nel “rush finale” e “all’ultimo miglio” l’evidenza del risultato positivo, mentre ora il processo dovrà essere una filiera costante di buoni o utili risultati. Quindi gli elementi abilitanti del processo di “riforme abilitanti del PNRR” devono evidenziarsi in funzione di una progettazione trasformativa con indicatori, una verifica “in progress e in itinere” e una valutazione d’impatto “ex post” a date diverse e costanti dal 2021 al 2025.
Oltre a questi 3 punti ancorati al reale già deciso si avanza la premialità fiscale basata sui ricavi figurativi della sostenibilità e del suo impatto, tale per cui l’ammontare dei ricavi figurativi sia abbattuto del 70%, ma la quota rimanente (30%) sia una premialità fiscale per le imprese.
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*(fonte: Linee guida sulla Qualità dell’Aria-OMS-Bruxelles-settembre 2021).
di Giorgio Fiorentini
Prof. Associato, Docente senior Università Bocconi
(da CSRoggi Magazine – Anno 8 – n.1 – Febbraio 2023; pag. 20)