A fronte dell’impossibilità nel futuro di mantenere gli stessi volumi e standard del presente, le università incominciano a guardare ad altri pubblici e a un tipo di formazione più flessibile e modulare. È all’interno di questo quadro che entrano in campo le microcredenziali, ovvero la rilevazione e l’attestazione del risultato di un apprendimento, raggiunto a seguito di un’esperienza formativa più agile.

 

 

Il fenomeno delle microcredenziali – di cui oggi molti parlano – non è di per sé inedito. Da anni si discute di apprendimento lungo tutto l’arco della vita. È piuttosto il termine “micro-credenziale” a risultare nuovo e a prefigurare una realtà ancora poco esplorata.

Quello che sembra interessante mettere in luce è l’origine del fenomeno, come esito di due trend evolutivi. Da un lato la velocità dei cambiamenti nel mondo del lavoro: trasformazioni tecnologiche, di processo e di prodotto, che richiedono personale sempre più qualificato. Per rispondere a queste sollecitazioni di imprese e organizzazioni, i tempi della formazione tradizionale non risultano più adeguati a tenere il ritmo delle evoluzioni in atto. Occorre quindi una capacità di progettazione e messa in opera dei per corsi formativi molto più dinamica e veloce.

Dall’altro lato, il secondo trend riguarda la trasformazione dei sistemi educativi tradizionali, che stanno incontrando non poche difficoltà a preservare il proprio bacino di studenti. Le dinamiche demografiche in atto, con il calo progressivo delle nascite, porteranno nei prossimi anni a livelli preoccupanti il numero delle immatricolazioni. A fronte dell’impossibilità nel futuro di mantenere gli stessi volumi e standard del presente, le università incominciano a guardare ad altri pubblici e a un tipo di formazione più flessibile e modulare.

Persone formate per le nuove esigenze professionali
È all’interno di questo quadro che entrano in campo le microcredenziali, ovvero la rilevazione e l’attestazione del risultato di un apprendimento, raggiunto a seguito di un’esperienza formativa più agile. Le microcredenziali non sono di per sé i corsi erogati, ma costituiscono l’esito dell’apprendimento acquisito, risultante dalla frequenza e dall’impegno del discente nei percorsi formativi. Si chiamano “micro”, perché appunto il percorso che le fornisce di norma è di breve durata e il volume delle competenze apprese è un volume ridotto. Le microcredenziali si affermano dunque come risposta ai bisogni del mondo del lavoro di avere persone competenti, preparate, specificamente formate per le nuove esigenze professionali.

È il fenomeno dell’up-skilling e del re-skilling. Le imprese cercano personale qualificato e le microcredenziali rispondono esattamente a questa ricerca, in quanto vanno ad attestare le skills acquisite, necessarie al processo lavorativo.

Rappresentazione dettagliata delle competenze acquisite
Come si certificano? In genere con un Open Badge, un attestato grafico basato su tecnologia blockchain, che offre una rappresentazione dettagliata, leggibile e trasparente delle competenze acquisite. E soprattutto consente alle imprese di visualizzare i percorsi formativi svolti e di valorizzare efficacemente il proprio capitale umano. La sfida delle microcredenziali, per tutte quelle organizzazioni che si confrontano ogni giorno con l’innovazione, si realizza a questo livello: la centralità della persona che le ottiene e le possiede. In un mondo dove tutto cambia è il soggetto che deve risultare protagonista del cambiamento e quindi al centro dei processi di lifelong learning.

di Roberto Brambilla
Direttore Formazione postlaurea & research partnership,
Università Cattolica del Sacro Cuore

( da CSRoggi Magazine – n.3 – Anno 9 – Giugno/Luglio 2024; pag. 36 )

 

 

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