Alcuni segnali identificano tre ambiti che si candidano per essere protagonisti nei prossimi mesi: la rendicontazione di sostenibilità, la tecnologia al servizio della sostenibilità e l’inclusione lavorativa.
Il tema della sostenibilità è diventato oggi sempre più permeante la nostra vita sia privata sia lavorativa. Difficile oggi nominare un’azienda di grandi dimensioni che non si stia interessando alle implicazioni sociali e ambientali del proprio operato e che non si stia avvicinando con rapidità al tema della sostenibilità.
Questo crea un terreno “fertile” per un 2023 ricco di novità e dinamismo attorno alla sostenibilità. Difficile ipotizzare quali saranno i “grandi temi” della sostenibilità nel prossimo futuro, ma alcuni segnali identificano tre ambiti che si candidano per essere protagonisti nel prossimo futuro: la rendicontazione di sostenibilità, la tecnologia al servizio della sostenibilità e l’inclusione lavorativa.
Un primo cambiamento che caratterizzerà il 2023 è il progressivo avvicinamento al momento di applicazione della nuova direttiva europea sulla rendicontazione di sostenibilità (la c.d. “Corporate Sustainability Reporting Directive” –CSRD). L’avvento di questa direttiva porta due ordini di cambiamenti fondamentali attorno alla tematica della rendicontazione sociale e ambientale.
In prima battuta, come ben noto, è previsto un significativo ampliamento della platea delle organizzazioni che saranno soggette all’obbligo di rendicontazione e un progressivo coinvolgimento delle aziende di piccole e medie dimensioni B2B nei processi di rendicontazione delle loro aziende clienti.
Un anno di grandi cambiamenti
In seconda battuta, e forse ancor più rilevante, è la nascita di uno standard europeo dedicato alla rendicontazione di sostenibilità emanato da EFRAG.
Questo secondo elemento comporta il passaggio dall’attuale rendicontazione, basata su standard volontari, a una basata su standard comuni, obbligatori e normati. Questo passaggio apre alla possibilità che nel tempo si possa con maggiore semplicità comparare tra loro i risultati sociali e ambientali conseguiti dalle aziende così da esprimere giudizi sulla sostenibilità delle imprese sempre più informati e consapevoli.
L’adozione di uno standard obbligatorio e normato rappresenta un significativo passo per l’attribuzione di pari dignità alle performance sociali, ambientali e a quelle economiche da parte degli operatori economici in senso ampio.
Un secondo tratto di cambiamento che caratterizzerà l’anno sarà dato dall’impatto delle innovazioni tecnologiche sulla sostenibilità ambientale delle aziende. Lo sviluppo di innovazioni tecnologiche a favore dell’ambiente è stato tradizionalmente promosso dalla previsione di normative ambientali sempre più stringenti. Si pensi ad esempio a come l’adozione di normative che hanno ridotto progressivamente le emissioni massime di un’automobile abbia prodotto una significativa accelerazione allo sviluppo di tecnologie eco-compatibili osservate negli anni recenti.
È evidente a riguardo come l’Europa abbia intrapreso questa direzione in modo deciso e stia sempre più giocando un ruolo da trascinatore a livello mondiale. Un acceleratore in questa direzione è stata l’adozione del PNRR che, sebbene con alcune limitazioni, ha previsto ingenti risorse per la ricerca e sviluppo di nuove tecnologie compatibili con l’ambiente naturale.
Il PNRR ha permesso di sbloccare numerosi progetti ad alto potenziale che erano in attesa di trovare un adeguato supporto finanziario per essere sviluppati. Il risultato è la nascita quotidiana di start-up orientate a testare la possibilità di applicare su larga scala (il c.d. “scaling”) una tecnologia ambientale e tra queste, con buona probabilità, potrebbero nascere fenomeni di scaling positivi che alimenteranno la nascita di qualche azienda comunemente definita “unicorno”.
Spostandosi dalla sfera ambientale a quella della sostenibilità sociale il prossimo anno potrà portare un significativo numero di aziende a doversi confrontare con la tematica dell’inclusione lavorativa. Con tale termine ci si riferisce all’adozione di modelli di governance e di gestione del personale che siano sempre più capaci di includere i lavoratori nei processi decisionali di un’azienda.
L’inclusione ad oggi è spesso ridotta alla meritevole necessità di integrare nel mondo lavorativo persone portatrici di disabilità, ma questa è solo una delle differenti sfide che le aziende che intraprendono il sentiero dell’inclusione devono affrontare.
La vera sfida lanciata dall’inclusione è la necessità di ripensare le organizzazioni per rimettere al centro della modalità di gestione delle organizzazioni la loro natura multi-stakeholder, partendo dalla necessità di ridefinire il contratto sociale di collaborazione con i lavoratori.
Di fronte a un mercato del lavoro dove le persone sono sempre più orientate a cambiare fluidamente il proprio posto lavorativo e dove l’identificazione e l’affezione a una realtà aziendale sono ormai limitate, l’attivazione di percorsi di inclusione può rappresentare una chiave di volta e una leva di competitività per le aziende.
Certamente ognuna di queste tre aree rappresenta una significativa sfida per le imprese che le aziende da tempo impegnate attorno alla sostenibilità potranno affrontare con maggiore efficacia.
Il 2023 potrà essere quindi un anno in cui le imprese che hanno creduto nella necessità della sostenibilità da tempo potranno trarre maggior beneficio dai passi compiuti in passato e ricevere il meritato riconoscimento da parte di clienti e consumatori.
di Matteo Pedrini
Professore ordinario di Corporate Strategy
Università Cattolica del Sacro Cuore
(da CSRoggi Magazine – Anno 8 – n.1 – Febbraio 2023; pag. 8)