
Fabio Fraticelli, Chief Operating Officer TechSoup Italia
Negli ultimi 2 anni il digitale è entrato prepotentemente nelle agende delle organizzazioni non-profit, che giocoforza si sono viste costrette a integrare la tecnologia nella loro quotidianità. Alcune delle domande che riscontriamo, più o meno consapevoli, nelle organizzazioni non-profit con cui lavoriamo possono essere sintetizzate così: come si può tracciare il proprio percorso di trasformazione digitale? Soprattutto, come verificare e misurare l’impatto che il digitale genera? Attivare nuove “soluzioni IT” in fretta e furia (in risposta alla straordinaria situazione di emergenza introdotta con la pandemia da Covid-19) è significato, per molte organizzazioni, una risposta all’emergenza che le ha portate però a rinunciare a una riflessione seria e approfondita sul tipo di cambiamento che intendevano effettuare, ovvero su che tipo di trasformazione digitale volevano realizzare.
Come TechSoup siamo un’impresa sociale nata con la mission di supportare la crescita digitale del Terzo settore, e ci troviamo ora a dover trovare maggiore sistematizzazione e consolidare le esperienze e best practices che molte organizzazioni hanno iniziato in questi anni di pandemia, anche in ottica di sinergia con il mondo profit.
Strumenti tecnologici a costi accessibili
Con la fine dello stato di emergenza, possiamo guardarci indietro e notare alcuni bisogni peculiari emersi in questi due anni. Innanzitutto, l’accesso alla tecnologia: sembra banale, ma ancora oggi per tante organizzazioni non-profit il tema rimane quello di poter ottenere strumenti tecnologici a costi accessibili e sostenibili. Con questo spirito, per esempio, abbiamo avviato in sinergia con Ricoh Italia il progetto hardwaretechsoup.it, portale dove è possibile acquistare, da parte delle organizzazioni non-profit, hardware ricondizionato di alta fascia a costi calmierati.
Un progetto nato nel 2018 e potenziato in questi ultimi due anni, che ha come orizzonte l’economia circolare: non solo perché riduciamo l’impatto ambientale dando nuova vita ai prodotti, che vengono rigenerati, ma perché il processo è gestito in parte da persone in situazione di disabilità o disagio sociale.
Un’opportunità di inclusione e una possibilità di rinascita personale attraverso il lavoro e anche un modello di progettualità vincente tra profit e non-profit per sostenere la maturità digitale del nostro Paese. Ad oggi, sono 22mila le organizzazioni che hanno accesso a prodotti hardware a costi marginali ritirati da aziende Profit nostre partner come Ricoh, Accenture o Microsoft.
Sviluppare nuovi servizi con l’aiuto del digitale
Un secondo aspetto riguarda propriamente la domanda di innovazione.
In questi ultimi due anni, una porzione del Terzo settore si è trovata esposta in prima linea con costi operativi, difficoltà finanziarie e modelli di intervento in alcuni casi inefficienti perché, appunto, realizzati in condizioni di emergenza.
La sfida ora, per molti, è dunque quella di efficientare e innovare processi esistenti e sviluppare nuovi servizi con l’aiuto del digitale, visto come elemento strategico per la propria sopravvivenza e crescita. Come testimonia la recente ricerca sulla domanda di innovazione nel Terzo settore che, come TechSoup, abbiamo condotto insieme a Deloitte Private e Fondazione Italia Sociale se “l’innovazione è una dimensione considerata rilevante nei processi di sviluppo del non-profit italiano”, è anche vero che il digitale è visto come uno degli elementi cardini per la sua messa a terra.
Emerge allora, sempre più evidente, un problema di capacity building di cui dobbiamo tenere conto: potenziare conoscenze e competenze per aumentare la capacità dell’organizzazione stessa di generare innovazione e valore attraverso – anche – il digitale. Anche su questo versante la partita di partnership tra profit e non-profit può giocare un ruolo fondamentale.
Con Intesi Group per esempio, tech company italiana leader nello sviluppo di soluzioni per la sicurezza logica, la firma digitale e la crittografia, abbiamo recentemente sviluppato un pacchetto di soluzioni a costi calmierati per organizzazioni non-profit e, negli anni, diversi webinar formativi sui temi dell’identità digitale.
Sono poi molte le iniziative sviluppate con aziende come Microsoft e Google per sostenere lo scambio di competenze e conoscenze digitali tra professionisti del profit e del non-profit, da webinar gratuiti a progetti di trasformazione digitale fino a percorsi formativi volti allo sviluppo di nuove figure professionali, come il caso di Road to Social Change. Quest’ultimo è frutto di una co-progettazione virtuosa tra UniCredit, enti del Terzo settore – TechSoup, Aiccon, Fondazione Italiana Accenture – e Politecnico di Milano-Tiresia/MIP: un percorso formativo online volto a formare i Social Change Manager del Terzo settore, una nuova figura professionale con le competenze e le abilità necessarie per agevolare i processi trasformativi delle realtà Non profit italiane.

Team_TechSoup Italia
Considerare il digitale come dimensione strategica
Questi esempi ci indicano come il cuore della trasformazione digitale si giochi proprio qui: se l’utilità della tecnologia è ormai un fatto assodato (il digitale non è più un’opzione), il percorso che porta un’organizzazione a creare valore e innovazione si nutre delle competenze e conoscenze delle persone protagoniste di questa trasformazione. Occorre aggiornare la propria cultura organizzativa e considerare il digitale non più come mera opportunità (per cui si fanno cose prima impensabili), ma come la dimensione strategica entro cui si configurano sia l’erogazione di servizi, sia il proprio assetto organizzativo.
Ma come si fa questo passaggio?
Quali sono gli snodi di un percorso che ha questa dimensione come meta? Per compiere questo shift, secondo la nostra esperienza, occorre lavorare su tre componenti. In prima battuta serve un’operazione interna a ogni organizzazione, perché qualsiasi percorso di trasformazione digitale chiede una profonda comprensione delle condizioni organizzative specifiche nelle quali si attua. Per questo è fondamentale l’individuazione, all’interno dell’organizzazione, di un’unità minima di lavoro – una digital transformation task force – chiamata a sperimentare nuove modalità di utilizzo della tecnologia e del digitale a servizio dell’organizzazione nel proprio contesto. Individuare, insomma, le persone che possono guidare il processo di trasformazione digitale (per competenze, conoscenze o – anche solo – inclinazione personale), e creare attorno a esse un team.
In secondo luogo studiare e sfidare i propri processi interni – come si fanno le cose, concretamente – e verificare se alcuni di essi possono essere efficientati oppure arricchiti tramite il digitale. Insomma, valutare gli spazi per incrementare l’efficienza e l’efficacia organizzative, al fine di migliorare la sostenibilità e l’impatto delle organizzazioni.
Infine, interrogare la propria dotazione tecnologica e verificare l’esistenza di opzioni digitali più adeguate a sostenere il raggiungimento della mission dell’organizzazione. Quest’ultimo step richiama l’assoluta rilevanza di stringere partnership strategiche con player IT qualificati.
Un benefico contagio di conoscenze e competenze
Potenziare persone, processi e tecnologie è l’unico modo per ottenere un impatto rilevante e duraturo.
Dal 2018 cerchiamo di sviluppare servizi di formazione e accompagnamento IT e abbiamo al centro questa premura: innescare il potenziale di crescita di ciascuna organizzazione e renderla indipendente nel proprio percorso di crescita digitale.
Tutto questo, però, riguarda l’organizzazione dal suo interno: siamo però convinti che il contesto e le sinergie che un’organizzazione può intraprendere determinano in modo rilevante la propria crescita digitale. Di più, possono giocare un ruolo strategico favorevole. Dall’esterno, infatti, il percorso di trasformazione digitale è nutrito dal continuo dialogo e confronto sistematico tra la realtà non-profit
e una comunità di apprendimento inter-organizzativa, fatta anche da voci esperte, che sostenga e nutra la maturità digitale dell’organizzazione stessa e dei propri collaboratori. Abbiamo visto emergere sempre di più la necessità di un’operazione di filiera, per cui a un sistema di bisogni si cerchi di rispondere sviluppando, insieme, modelli gestionali che, contaminati dalla tecnologia, possano crescere e diventare opportunità di sviluppo territoriale e comunitario. Questo è tanto possibile anche allargando il cerchio delle sinergie oltre il muro di separazione (solo teorico) tra profit e non-profit.
Sono tanti i casi in cui, come TechSoup, abbiamo assistito all’efficacia di un approccio di questo tipo, che pone l’accento tanto sui contenuti tecnici quanto sulla creazione di legami di fiducia fra i membri di team provenienti da realtà diverse, profit e non-profit, appunto.
Una fiducia che stimola la condivisione di buone pratiche, un “contagio” benefico di conoscenze e competenze professionali.

Le tre questioni rilevanti per la crescita digitale
Ora, troviamo che siano tre le questioni più rilevanti con le quali occorre necessariamente fare i conti in ottica di crescita digitale delle nostre organizzazioni profit e non-profit, sollecitati dal PNRR. La prima concerne un utilizzo intensivo e consapevole delle opportunità offerte dal cloud nella produzione, condivisione e archiviazione documentale e nello sviluppo di applicativi customizzati secondo le esigenze delle organizzazioni non-profit. Ci sono buoni esempi a cui guardare, come la realtà del Polo del ‘900 di Torino o della Cooperativa Solaris. La seconda concerne i dati: non è più possibile gestire le organizzazioni con buon senso e buona volontà (specie se i processi tendono a diventare distribuiti e dematerializzati).
La valutazione congiunta di impatto e sostenibilità deve diventare un’attività sistematica, che richiede sistemi di business intelligence adeguati a questo scopo. Un tentativo lato nostro è con l’iniziativa di Impact Room, una piattaforma di presa dati ingegnerizzata per trasformare i dati in informazioni utili a decisioni organizzative strategiche e alla misura- zione d’impatto. La terza riguarda la sicurezza: il livello di inasprimento degli attacchi informatici è sempre più alto, e con una buona parte del Terzo settore che trasferisce online le proprie attività, i rischi aumentano esponenzialmente.
Su questo c’è bisogno di alzare il livello delle competenze digitali, per questo _ sempre in ottica di sinergia profit/Non-profit _ nel 2021 abbiamo sviluppato con Google in 4 paesi europei (Italia, Belgio, Spagna e Portogallo) il primo percorso formativo gratuito dedicato agli operatori del non-profit su privacy e sicurezza. Una robusta iniziativa europea che ha visto formare oltre 2.900 operatori del non-profit su temi da account privacy e security, al phishing, al cyberscam.
Iniziative come questa ci dicono quanto il Terzo settore, oggi, sia molto più disponibile: una condizione irripetibile per superare il digital gap che contraddistingue l’Italia e innescare una nuova normalità, una nuova cultura digitale condivisa, accessibile e finalmente pervasiva nel nostro Paese. La più importante sfida che abbiamo di fronte è costruire sinergie strategiche tra profit e non-profit e favorire lo sviluppo di comunità di apprendimento ibride, luoghi di umanità e competenza che orientino il Terzo settore nel trovare il proprio percorso di maturazione digitale nella moltitudine di sollecitazioni cui è sottoposto.
di Fabio Fraticelli – Chief Operating Officer TechSoup Italia
(da CSRoggi Magazine – Anno 7 – n.2 – Marzo/Aprile 2022; pag. 22)