Nello scenario in cui ci troviamo a vivere, si parla sempre più spesso di trovare una nuova normalità. Anche prima dell’emergenza sanitaria però, c’era ben poco di “normale” nelle dinamiche di mercato, marketing e comunicazione che regolavano lo sviluppo industriale. Per questo, ancor prima dello stop imposto dalla pandemia, Philip Kotler e Christian Sarkar hanno proposto una pausa di riflessione consapevole con il saggio “Brand Activism. Dal purpose all’azione” (Hoepli, 324 pagine, 24,90 euro).

Se il purpose è il nuovo concetto del marketing, “Brand Activism” è il testo di riferimento per capire quali strategie le imprese sono chiamate a mettere in atto per trasformare i valori del bene comune e della sostenibilità da semplici slogan a realtà. Paolo Iabichino, nella prefazione, dice infatti: “Ora che tutto il nostro lavoro sembra ammantarsi di purpose, io sono a chiedermi se tutto questo debba chiamarsi ancora marketing.

Ho la sensazione di una disciplina invecchiata velocemente, che non è riuscita a sintonizzarsi con il mondo esterno”. Una materia insomma che non ha ancora fatto i conti con le mutazioni culturali, sociali, economiche e antropologiche degli ultimi decenni.

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