di Enrico Giovannini*

Il Rapporto ASviS 2018, che verrà presentato il 4 ottobre, fotografa l’andamento del Paese verso i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. Il 25 settembre si è celebrato il terzo anniversario della storica firma, da parte dei 193 Paesi dell’Onu, dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, con i suoi 17 Obiettivi (Sustainable Development Goals, SDGs nell’acronimo inglese). In tutti i continenti sono state organizzate iniziative non solo per ricordare che il mondo non è su un sentiero di sviluppo sostenibile, né dal punto di vista economico, né da quello di vista sociale e ambientale, ma soprattutto per celebrare la straordinaria mobilitazione che sta avvenendo per cambiare l’attuale paradigma di sviluppo.

Stati, imprese, città, comunità locali hanno preso seriamente quell’impegno e stanno provando a cambiare direzione. Questa rivoluzione fa meno rumore di tanti avvenimenti che occupano le prima pagine dei giornali. Anzi, proprio la firma dell’Agenda 2030 sembra aver rappresentato il punto massimo di una cooperazione internazionale che, da allora, ha invertito la direzione in nome della difesa degli interessi nazionali, della costruzione di muri, commerciali e fisici, di una chiusura culturale, prima che economica e sociale. Eppure, in tutto il mondo, e anche in Italia, l’impegno per lo sviluppo sostenibile sta guadagnando consensi. Basti pensare al crescente numero di soggetti della società civile che hanno aderito all’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) che, nata due anni e mezzo fa per diffondere la cultura della sostenibilità e la conoscenza dell’Agenda 2030, oggi conta oltre 220 aderenti e rappresenta la più ampia rete di organizzazioni mai creata in Italia.

O al successo del Festival italiano dello sviluppo sostenibile, promosso dall’ASviS e svoltosi dal 22 maggio al 7 giugno, con i suoi oltre 700 eventi su tutto il territorio nazionale. 0 alle centinaia di scuole che hanno introdotto l’educazione allo sviluppo sostenibile tra le proprie attività e alle circa 60 università che aderiscono alla Rete delle Università per lo Sviluppo sostenibile. O, ancora, alle iniziative delle istituzioni europee e nazionali sulla finanza sostenibile, realtà che muove, in tutto il mondo, migliaia di miliardi orientati a progetti per il cambiamento di paradigma economico. O al numero di eventi che vengono organizzati in Italia intorno al tema dello sviluppo sostenibile.

Tutto bene, quindi? Assolutamente no, soprattutto in Italia, dove la società civile risulta molto più avanti sui temi dell’Agenda 2030 rispetto alla classe politica e il ritardo che stiamo accumulando rischia di allontanarci dal raggiungimento degli impegni presi al Palazzo di Vetro nel 2015. Per questo l’ASviS si muove in maniera determinata per sensibilizzare le istituzioni, e in particolare il Parlamento e il Governo, a realizzare iniziative concrete per mettere il Paese su un sentiero di sostenibilità.

Nel Rapporto annuale dell’ASviS, che quest’anno presenteremo il 4 ottobre alla Camera dei Deputati, descriviamo grazie anche agli indicatori compositi originali costruiti dagli esperti dell’Alleanza e altri strumenti analitici, il percorso del nostro Paese verso i 17 Obiettivi e i 169 Target dell’Agenda 2030 e proponiamo le misure più urgenti da attuare a livello nazionale. L’edizione di quest’anno contiene anche un focus sulle regioni e fotografa, per la prima volta, la situazione del territorio rispetto ai singoli SDGs e che ci auguriamo possa essere uno strumento utile per orientare le politiche delle singole Regioni. Così come il Rapporto 2017 è stato determinante per l’istituzione, presso la Presidenza del Consiglio, della Commissione nazionale per lo sviluppo sostenibile, quest’anno le proposte sono indirizzate a stimolare scelte politiche chiare e integrate per realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, ricordando che 22 dei 169 Target vanno raggiunti entro il 2020.

A tre anni dall’impegno assunto dal nostro Paese per realizzare gli SDGs, la politica sembra aver dimenticato l’urgenza del vero «cambiamento» di cui il nostro Paese ha bisogno. Quel cambiamento di paradigma socio-economico-ambientale che non ha nulla a che fare con la mitica «decrescita felice», ma con il miglioramento della vita delle persone, nel rispetto dei criteri di giustizia intragenerazionale (l’equità) e intergenerazionale (la sostenibilità), senza il quale ogni avanzamento risulta effimero. L’ASviS ha avanzato, grazie alla competenza degli oltre 300 esperti che operano nei propri gruppi di lavoro, numerose proposte, sia sulla governance dell’azione politica, sia su specifiche politiche economiche, sociali e ambientali. La presentazione del Rapporto 2018, che dal 4 ottobre sarà disponibile sul sito www.asvis.it, sarà l’occasione per fare il punto della situazione e rilanciare idee da attuare quanto prima, perché il tempo disponibile per cambiare rotta è veramente poco.

*Portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS)

(da BuoneNotizie – L’impresa del bene – Corriere della Sera del 2 ottobre 2018)

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