Riqualificazione e riutilizzo sono alla base del progetto “Futur-e” di Enel nato nel 2015 con lo scopo di raccogliere idee di fattibilità e sostenibilità, per dare nuova vita alle 23 centrali termoelettriche e a un’ex area mineraria in disuso. Economia circolare dunque, che vuole riutilizzare l’esistente e non creare da zero. È proprio questo concetto che ha attirato l’interesse della School of Architecture and Design del New York Institute of Technology. L’Università che ha deciso di far lavorare gli studenti tesisti a ipotetici casi finalizzati allo studio.
Il corso è stato presentato ai ragazzi lo scorso autunno dal responsabile del progetto “Futur-e”, Marco Fragale. Si struttura in un primo semestre di studio e analisi, e un secondo, invece, sulla costruzione della proposta di progetto. Così, dopo aver analizzato tutto il materiale sui siti industriali che coinvolgono il progetto, lo scorso gennaio sedici ragazzi dell’Università sono venuti in Italia per esaminarne fisicamente cinque, cominciando dall’impianto di Bari, prima centrale termoelettrica costruita in Puglia, passando poi per Montato di Castro, la Spezia, all’ex area mineraria di Santa Barbara per concludere a Porto Tolle.
«Credo che il progetto Future-e possa costituire un precedente molto importante di reinterpretazione e ripensamento della complessità dei contesti ecologici e culturali italiani», afferma Giovanni Santamaria insegnate del New York Institute of Tecnology che insieme alla professoressa Beyhan Karahan ha accompagnato il gruppo e sostenuto i ragazzi nel loro lavoro. «Vorremmo vedere gli studenti ricevere un’educazione sempre più orientata verso progetti di riqualificazione d’uso di strutture esistenti», commenta la professoressa.
Anche tra gli universitari, l’esperienza su un territorio vario come l’Italia ha avuto molti riscontri positivi. «La parte più impegnativa è prendere in considerazione nel dettaglio le realtà territoriali e creare un progetto di riconversione che preservi la storia del sito e renda orgogliosa la comunità locale» spiega la studentessa Saw Hla Nwe.
Mentre un’altra tesista, Belinda Silverne afferma che «potrebbe diventare un ottimo esempio anche per altre nazioni, in Europa o in altre regioni del mondo così che anche altri Paesi possano iniziare ad applicare questa idea di sostenibilità e riqualificazione dei siti industriali». Ma anche per lo stesso Marco Fragale, che ha partecipato alla discussione delle tesi è stata «un’esperienza sorprendente» e racconta che «alcune delle idee presentate sono in linea con i progetti che abbiamo ricevuto con i nostri concorsi. I ragazzi stanno sviluppando professionalità nuove che saranno sempre più importanti perché la strada della riqualificazione sostenibile sarà sempre più importante a livello internazionale, non solo nel settore energetico».
di Emily Capozucca
(da “TrovoLavoro” del Corriere della Sera del 24 giugno 2019)

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