Focalizzandoci sull’importante tema dei benefici fiscali concernenti le donazioni agli Enti del Terzo settore (ETS), benefici ridefiniti e potenziati dalla Riforma del Terzo settore, c’è un caso particolare su cui il legislatore si è impegnato molto nell’incentivare la collaborazione tra aziende e enti del non profit: il social bonus.
Alla ricerca del “bene comune”
Abbiamo già parlato spesso delle potenzialità del gioco di “ibridazione” tra questi Settori diversi per natura, vocazione e azione ed è ormai chiaro a tutte e a tutti che questo gioco di squadra porterà a compimento nuove sfide, nuovi orizzonti, nuove possibilità nel nome del “bene comune”. Qui però, nello specifico, il legislatore ha chiesto espressamente un gioco di squadra per fronteggiare, insieme, un cancro della nostra società, cioè la criminalità organizzata.
Come semplice termine il “social bonus” sembra un po’ perdersi nella selva dei vari bonus che il Governo ha varato in questo presente pandemico, quando invece sul piatto c’è molto di più, cioè un credito di imposta derivante da erogazioni liberali che i donatori assegnano agli ETS con un preciso vincolo: la somma donata va destinata al recupero di beni mobili e immobili confiscati alla criminalità organizzata, assegnati dallo Stato agli ETS per lo svolgimento delle loro attività non commerciali di interesse generale.
Un vincolo chiaro, invalicabile e assolutamente privo di rischio di fraintendimenti nel suo essere scolpito a lettere cubitali nell’articolo 81 del Codice del Terzo settore. e piattaforma digitale. Però c’è un però, e come spesso abbiamo avuto modo di constatare questo “però” si insinua nelle fatiche attuative della politica.
Perché il dispositivo sia attivabile, manca infatti ancora un decreto ministeriale che stabilisca le modalità di attuazione, specificatamente le procedure per l’approvazione dei progetti di recupero finanziabili. Quando uscirà il decreto e la “macchina” potrà effettivamente avviarsi – quelli che ne sanno, dicono manchi poco – saranno coinvolte Organizzazioni di volontariato, Associazioni di promozione sociale e Onlus iscritte ai relativi registri. Per gli altri Enti del Terzo settore si dovrà attendere l’iscrizione al Registro Unico nazionale del Terzo Settore, di prossimo avvio.
Ovviamente la fatica non si estingue solo con un decreto ministeriale. No, servirà anche una struttura digitale che possa fungere da interfaccia ETS/pubblica amministrazione. Parliamo di una piattaforma sulla falsariga di quella dedicata all’Art bonus, incentivo “gemello” del social bonus ma… a vocazione artistica.
Questo spazio web servirà a rendere evidenti i progetti e le convergenze in atto per il recupero. Inoltre, realizzerà di fatto anche un’azione promozionale dei soggetti privati che si attivano e si impegnano a beneficio del bene pubblico e del suo impiego per attività di interesse collettivo.
Una spinta decisa e conveniente
Tornando al concreto, per le aziende, il credito d’imposta previsto per il Social bonus è pari a ben il 50 per cento delle erogazioni liberali in denaro effettuate, nei limiti del 5 per mille dei ricavi annui. È ripartito in tre quote annuali di uguale importo e può essere utilizzato in compensazione. È una spinta decisa e conveniente.
Quello che si potrà realizzare, insomma, è un vero e proprio ciclo virtuoso, atto oltretutto a contrastare la criminalità organizzata, in cui la Pubblica Amministrazione, le aziende e il Terzo settore operano in sinergia e dall’impegno dell’uno derivano benefici per l’altro, con un’unica prospettiva di messa a frutto di un bene a vantaggio di tutta la collettività.
L’auspicio è che non si perda tempo, si dia il via al decreto mancante e si costruisca il bene comune nell’interesse comune.
di Mauro Diluca e Francesco Bizzini
(Ufficio Stampa CSV Milano)
(da CSRoggi Magazine, anno 6, n.3, Maggio/Giugno 2021, pag. 54)