Secondo me

Devo confessare che non me lo aspettavo. Avevo letto il rapporto ASviS dello sorso anno e mi aveva lasciato un senso di frustrazione. Eravamo, come Paese, proprio indietro. E non solo nel fare le cose che ci erano state richieste da studiosi e scienziati, ma anche nell’averci “messo” la testa. Dei 17 Gol dell’Agenda 2030 c’era ben poco non solo di realizzato ma anche di pianificato.

Pochi giorni fa, alla presenza del Capo dello Stato e delle massime autorità, ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) ci ha fatto sapere che l’Italia ha ottenuto qualche buon progresso, in 9 delle 17 aree. E precisamente salute, parità di genere, condizioni economiche e occupazionali, innovazione, modelli sostenibili di produzione e consumo, sviluppo delle città, disuguaglianze, qualità della governance, pace, giustizia e istituzioni solide e cooperazione internazionale.

Siete stupiti? Beh, lo dice ASviS e io ci credo. Ma soprattutto credo, perché lo verifico tutti giorni, che la nostra attenzione al problema della Sostenibilità sta cambiando.

Ad esempio, lo sapevate che l’Italia è il Paese europeo con la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti prodotti e che è considerato, perciò, una superpotenza nell’economia circolare?

Sì, ci sono tanti problemi ancora aperti e tante cose da fare, ma se riuscissimo a focalizzare la nostra attenzione sul “buono” e a non esaltare sempre il “brutto” (pessima abitudine italica!) certo potremmo trovare delle buone spinte a fare di più e meglio.

Ma, dicevo, la Sostenibilità sta entrando nella testa se non di tutti almeno di tanti. Solo un paio di anni fa, quando chiedevo ad amici e conoscenti se sapessero che cosa fosse la CSR, non avevo bisogno di attendere la risposta, bastava il loro sguardo perso. E non credo che sia perché oggi la “CSR” viene chiamata sempre più spesso (con parola italiana) “sostenibilità” che le cose sono migliorate.

Ci avrete fatto caso che interviste in televisione, cronache sui giornali, discorsi comuni includono sempre più spesso un cenno all’attenzione al Pianeta.

E questo è positivo. Perché ci dice che sempre di più siamo coinvolti tutti.

Ricordiamoci però che quando si parla di sostenibilità abbiamo di fronte a noi, ad ascoltarci, tre pubblici diversi. Il primo è quello di coloro che sanno già tutto perché da anni si interessano al problema, perché hanno scritto libri, o sono coinvolti direttamente nel loro lavoro a trattare cose che “fanno” sostenibilità.

Il secondo include le medie e piccole aziende che stanno rendendosi conto che indirizzarsi su questa strada non solo fa bene all’anima ma anche al corpo (ormai sono tanti gli studi e le testimonianze che, anche con numeri alla mano, fanno vedere che essere sostenibili conviene. E così, magari sono ancora un po’ spaventati all’idea di intraprendere questo percorso, ma sentono la necessità di capire, anche studiare per riuscire a fare quel famoso primo passo per dirigersi verso il giusto traguardo).

Ma esiste anche un terzo gruppo ed è il più ampio e differenziato. Siamo tutti noi. Noi come persone, come esseri indipendenti ma corresponsabili.

E allora, se vogliamo spingere la Sostenibilità, dobbiamo riuscire a utilizzare, per tutti, il giusto linguaggio. Stiamo forse cominciando a capire che ognuno di noi può fare un gesto, un piccolo gesto, che serva allo scopo. Un gesto è poco? Sì, ma lasciatemi dire una banalità, la somma di tanti piccoli gesti può fare una cosa enorme.

E, se ci convinciamo che siamo coinvolti tutti, possiamo pensare di contribuire, tutti, a raggiungere un obiettivo che interessa proprio tutti.

Mi piace molto una pubblicità che si vede in questo periodo. L’ENI ci dice che sta facendo ricerche importanti per trovare energia alternativa, ma che sa di aver bisogno anche della partecipazione di singole persone che, ognuna con una piccola cosa, contribuisca al raggiungimento del risultato di utilizzare solo energia “buona”.

E allora, lo ribadisco, ritengo che sia un dovere per color che, come noi, si sono assunti il compito di divulgare una corretta conoscenza della Sostenibilità, parlare a tutti e tre i target che abbiamo indicato.

Certo val la pena non distogliere gli occhi dal gruppo uno (chi sa già tutto) perché essere “incitati” fa bene a tutti. Proporre utili suggerimenti e grandi pacche sulle spalle a chi, nel secondo gruppo, sa che deve fare ma ancora è timoroso; e certo una “ola” in più fa sempre piacere.

Ma è anche estremamente importante scendere (dai piani alti dei grandi del settore e anche dei medio-piccoli) per aiutare, per aiutarci tutti, a individuare, e intervenire, sui piccoli gesti quotidiani che fanno la differenza.

E così, solo così, potremo dire di essere coinvolti tutti.

E insieme, si sa, si possono raggiungere grossi risultati.

di Ugo Canonici

(da CSRoggi Magazine, anno 4, n.4, Ottobre 2019, pag. 46)

Share This