Le infrastrutture del Paese sono una priorità per far ripartire l’Italia. Non possono essere dimenticate — ha affermato Roberto Callieri, presidente di Confindustria Federbeton, la federazione della filiera del cemento e del calcestruzzo, e ceo di Italcementi —. Nel 2018 abbiamo avuto un fatturato di circa 9 miliardi di euro, con più di 30 mila addetti e un valore aggiunto stimato intorno ai 2miliardi». Un settore che già aveva subito una flessione del 60% nel 2008 ma che si era stabilizzata negli ultimi quattro anni «grazie alla propulsione che veniva dal mondo delle infrastrutture e che rappresenta la base fondamentale del comparto» ha aggiunto Callieri.

Il Covid ha portato allo spegnimento dei forni (non succedeva dal dopoguerra) e il rischio sopravvivenza per il 25% delle imprese (circa 800) con ottomila persone che potrebbero perdere il posto di lavoro. «Il decreto Rilancio ci ha lasciato un po’ a bocca asciutta — ha detto Callieri — non c’è un piano di intervento organico per le infrastrutture che sono il fondamento dello sviluppo economico e sociale. Anche il turismo beneficerebbe delle infrastrutture che dovrebbero essere più efficienti, più moderne, più sostenibili per essere competitive».

«In Italia c’è una grande necessità di costruzione di edifici più sostenibili, più in linea con le richieste energetiche del momento, ma non basta altrimenti rischiamo di concentrarci sul momento e non pensare al futuro». Le imprese del settore sono pronte, ma secondo la filiera occorrono azioni efficaci negli investimenti (svincolando gli impegni di spesa pluriennali, già previsti e contabilizzati), in semplificazione burocratica nell’attesa del «decreto semplificazione» per dare un impulso veloce alla ripresa «basti pensare all’esempio di Genova» e in liquidità, «con le misure già messe in atto ma che devono permettere un facile e veloce accesso al credito».

Le infrastrutture italiane sono un patrimonio unico, il risultato di una ricostruzione post-bellica che ci viene riconosciuta in tutto il mondo. Il crollo del Ponte Morandi ci ha fatto capire che serve manutenzione. Abbiamo progetti, capacità e competenze. Non possiamo trovarci tutto questo patrimonio artistico davanti».

di Emily Capozucca

(da Corriere della Sera del 20 maggio 2020)

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