Dalla decarbonizzazione dei siti produttivi al design circolare dei dispositivi medicali: Medtronic sta integrando la
sostenibilità nelle strategie globali di innovazione sanitaria.
«La salute delle persone è strettamente legata alla salute del pianeta: ridurre l’impatto ambientale significa contribuire anche alla prevenzione delle patologie», spiega Elena Busetto, Corporate Regional Sustainability Manager
Leggi l’articolo di Luca Palestra qui sotto, oppure da CSRoggi Magazine – n.1 – Anno 11 – Gennaio/Febbraio 2026; pag. 8)
Luca Palestra
Negli ultimi anni il tema della sostenibilità è entrato con forza anche nel settore della tecnologia medicale, dove innovazione, responsabilità ambientale e impatto sociale si intrecciano sempre di più. La crescente attenzione al cambiamento climatico, alla gestione delle risorse e alla prevenzione delle malattie legate ai fattori ambientali sta spingendo molte aziende in ambito sanitario a ripensare i propri modelli produttivi e di sviluppo per contribuire alla decarbonizzazione del sistema salute.
In questo scenario si inserisce l’impegno di Medtronic, una delle principali multinazionali al mondo nel campo dell’Healthcare Technology,
che ogni secondo contribuisce alla cura di due pazienti attraverso tecnologie e soluzioni mediche innovative. Con oltre 95mila dipendenti e una presenza in più di 150 Paesi, l’azienda sta portando avanti un percorso strutturato per ridurre il proprio impatto ambientale e promuovere un approccio integrato alla salute. Ne parliamo con Elena Busetto, Corporate Regional Sustainability Manager di Medtronic e membro del Sustainable Transition Committee di Medtech Europe.
Oggi si parla sempre più spesso di sostenibilità anche nel settore sanitario. Perché questo tema è diventato così centrale?
«Perché la salute delle persone è strettamente legata alla salute del pianeta. Il cambiamento climatico, l’inquinamento e la perdita di biodiversità hanno effetti diretti sulla salute pubblica e sui sistemi sanitari. Oggi abbiamo molte evidenze scientifiche che mostrano, per esempio, la correlazione tra qualità dell’aria e insorgenza di alcune patologie. L’inquinamento atmosferico è associato a una quota significativa di tumori polmonari e malattie cardiovascolari. Inoltre, la perdita di habitat naturali aumenta il rischio di zoonosi, cioè di malattie che passano dagli animali all’uomo. Per questo motivo diventa fondamentale adottare una visione integrata della salute, che tenga insieme ambiente, persone e sistemi sanitari».
In questo contesto si parla sempre più spesso di approccio One Health. Che cosa significa concretamente?
«L’approccio One Health parte dal presupposto che la salute umana, quella animale e quella degli ecosistemi siano profondamente interconnesse. Non possiamo pensare di migliorare la salute delle persone senza occuparci anche della qualità dell’ambiente in cui vivono. Investire nella riduzione dell’impatto ambientale significa ridurre i rischi sanitari nel lungo periodo e contribuire a rendere i sistemi sanitari più sostenibili sia dal punto di vista sociale sia economico e sia, di conseguenza, ambientale, tutto in un’ottica di circolarità. Ma non solo, come evidenzia lo studio “Decarbonizing Healthcare: how a competitive Medtech industry can contribute” pubblicato da BCG e Medtech Europe, il sistema sanitario incide a livello mondiale per circa il 5% delle emissioni totali di gas serra.
Il settore MedTech nello specifico, è responsabile del 15-25% delle emissioni totali di gas serra, con emissioni lungo la catena del valore e in particolare sulla catena di approvvigionamento a monte (per la fornitura di materie prime). La sanità è quindi sottoposta a diverse pressioni per agire in un’ottica di decarbonizzazione per limitare il riscaldamento globale al di sotto dei 2° C (come stabilito nell’Accordo di Parigi), e in Europa, per essere in linea con le politiche della Green Transition”»

Qual è il ruolo di Medtronic in questo scenario?
«Come azienda che sviluppa tecnologie per la salute, sentiamo una forte responsabilità nel contribuire a questo percorso. La nostra missione è alleviare il dolore, ridare la salute e prolungare la vita delle persone, ma oggi questo obiettivo non può prescindere dalla sostenibilità ambientale. Per questo abbiamo definito un piano globale di decarbonizzazione molto ambizioso, con l’obiettivo di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2030 per le emissioni dirette e indirette legate all’energia e di arrivare al Net Zero entro il 2045 lungo tutta la nostra catena del valore».
Come si traduce questo impegno in obiettivi concreti?
«Proprio nel 2025 i nostri obiettivi a breve termine sono stati convalidati dall’iniziativa Science Based Targets (SBTi), confermando il loro allineamento strategico con la scienza climatica. Tra i principali obiettivi c’è la riduzione del 52% delle emissioni di gas serra entro il 2030, il passaggio al 100% di energia rinnovabile per le nostre operazioni e il coinvolgimento dei fornitori nel percorso di decarbonizzazione. Vogliamo che entro il 2030 il 75% dei nostri fornitori, in termini di emissioni, abbia a sua volta obiettivi climatici basati sulla scienza. Inoltre vogliamo ridurre del 37,5%, entro FY34 rispetto alla baseline del FY24, le emissioni assolute Scope 3 da trasporti e distribuzione, viaggi di lavoro e dal trattamento di fine vita dei prodotti venduti».
Quali risultati avete già raggiunto negli ultimi anni?
«Negli ultimi anni abbiamo fatto progressi significativi. Abbiamo ridotto del 60% l’intensità delle emissioni nette di gas serra rispetto al 2020 e oggi oltre il 62% dell’energia elettrica che utilizziamo proviene da fonti rinnovabili. Abbiamo inoltre ridotto del 20% l’intensità del consumo energetico. Stiamo investendo molto anche nella produzione di energia rinnovabile direttamente nei nostri siti produttivi, con progetti solari, eolici e altre tecnologie che ci permettono di rendere le nostre operazioni sempre più efficienti».
Un altro tema importante è quello dell’economia circolare nel settore medicale. Come vi state muovendo in questa direzione?
«Il tema dell’end-of-life dei prodotti è molto rilevante in quanto connesso con la gestione dei rifiuti: pensiamo che solo nelle sale operatorie degli Stati Uniti vengono generate centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti ogni anno. Per questo stiamo lavorando sempre di più sul concetto di “design for circularity”, cioè progettare i dispositivi pensando fin dall’inizio alla riduzione dei materiali, alla durata dei prodotti e alla possibilità di riciclo o riutilizzo. In alcuni casi stiamo sviluppando dispositivi modulari che consentono di riutilizzare alcune componenti, riducendo significativamente i rifiuti rispetto ai dispositivi completamente monouso».
Anche il packaging è parte di questa strategia?
«Assolutamente sì. Stiamo lavorando per ridurre il volume degli imballaggi, eliminare materiali non necessari e introdurre materiali riciclabili o derivati da fonti più sostenibili quando possibile. Un altro passo importante è la progressiva digitalizzazione delle istruzioni per l’uso, che riduce la quantità di carta utilizzata. Sono interventi che singolarmente possono sembrare piccoli, ma su larga scala hanno un impatto significativo».
Guardando al futuro, quali saranno le priorità per rendere il settore sanitario sempre più sostenibile?
«La sostenibilità deve diventare parte integrante dell’innovazione sanitaria. Questo significa progettare tecnologie sempre più efficienti, ridurre l’impatto ambientale dei processi produttivi e lavorare in collaborazione con tutta la filiera. Ma significa anche utilizzare le nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale, per migliorare la diagnosi precoce, l’efficacia delle cure e l’efficienza dei sistemi sanitari. La sostenibilità, in fondo, significa proprio questo: creare valore nel lungo periodo per i pazienti, per le comunità e per il pianeta».
SOSTENIBILITÀ E INNOVAZIONE NEL BIOMEDICALE: IL PERCORSO DI DAR

Paola Pirotta, Amministratrice Delegata Medtronic Italia con il Site Director, Luca Spinardi alla festa dei 40 anni di DAR.
Nel distretto biomedicale di Mirandola, DAR – parte del gruppo Medtronic – produce dispositivi fondamentali per la ventilazione dei pazienti negli ospedali di tutto il mondo. Accanto alla qualità industriale, l’azienda sta portando avanti un percorso di riduzione deH’impatto ambientale che coinvolge energia, materiali e territorio. «La sostenibilità per noi significa innovare i processi e ridurre gli sprechi lungo tutta la filiera produttiva», sottolinea il Site Director Luca Spinardi.
DAR, azienda parte del gruppo Medtronic, è attiva nel distretto biomedicale di Mirandola, uno dei poli più importanti al mondo per la produzione di tecnologie medicali. Con uno stabilimento produttivo a Mirandola e un sito dedicato alla sterilizzazione a Reg- giolo, l’azienda realizza dispositivi utilizzati quotidianamente negli ospedali di tutto il mondo, in particolare nei reparti di anestesia e terapia intensiva.
Accanto all’eccellenza industriale, DAR sta portando avanti negli ultimi anni un percorso strutturato di riduzione dell’impatto ambientale e di valorizzazione delle risorse, che riguarda energia, gestione dei rifiuti, economia circolare e coinvolgimento del territorio. Un impegno che si traduce in investimenti concreti negli stabilimenti e in progetti che uniscono sostenibilità ambientale e responsabilità sociale. Approfondiamo questi temi con Luca Spinardi, Site Director dei siti di Mirandola e Reggiolo, che racconta il ruolo dell’azienda nel gruppo e le iniziative intraprese per rendere la produzione sempre più efficiente e sostenibile.
Qual è il ruolo dei siti di Mirandola e Reggiolo all’interno del gruppo Medtronic?
«I due siti svolgono funzioni complementari all’interno della nostra organizzazione. Lo stabilimento di Mirandola è il sito produttivo dove realizziamo dispositivi medici utilizzati nei reparti di anestesia e rianimazione, mentre a Reggiolo si trova l’impianto di sterilizzazione dei prodotti che devono essere consegnati sterili agli ospedali. In particolare produciamo sistemi e componenti che consentono di collegare un paziente a un ventilatore meccanico, quindi dispositivi fondamentali nella gestione dei pazienti critici. Si tratta di prodotti utilizzati quotidianamente nelle terapie intensive di tutto il mondo e che svolgono una funzione essenziale per la sicurezza del paziente e degli operatori sanitari».

Qual è oggi il valore di DAR all’interno del distretto biomedicale di Mirandola?
«Il nostro stabilimento è parte di un ecosistema industriale unico, che rappresenta uno dei poli biomedicali più importanti a livello mondiale. DAR è presente sul territorio da 40 anni e nel tempo è cresciuta fino a diventare l’unico sito del gruppo Medtronic a produrre questa specifica tipologia di dispositivi. Oggi a Mirandola lavorano circa 330 persone e il nostro contributo non riguarda solo la produzione, ma anche lo sviluppo continuo dei processi e il mantenimento degli standard qualitativi richiesti da un settore altamente regolato come quello medicale».
Negli ultimi anni avete avviato diversi progetti legati alla sostenibilità energetica. Quali sono i più significativi?
«Uno degli interventi più importanti è stata l’installazione di un impianto fotovoltaico da un megawatt sul sito di Mirandola. L’impianto è entrato in funzione recentemente e produce circa un milione di kilowattora all’anno, coprendo circa il 14% del fabbisogno energetico dello stabilimento. Questo ci consente di ridurre in modo significativo le emissioni associate al consumo di energia elettrica e rappresenta un passo concreto nel percorso di riduzione dell’impatto ambientale dei nostri processi produttivi».
Avete lavorato anche sulla transizione energetica degli impianti. In che modo?
«Negli anni scorsi utilizzavamo un sistema di trigenerazione legato anche alla necessità di produrre acqua calda ad alte temperature. Con il trasferimento delle attività di sterilizzazione a Reggiolo questa esigenza è cambiata e abbiamo potuto ripensare completamente il sistema energetico del sito di Mirandola. Stiamo progressivamente sostituendo le caldaie a gas con pompe di calore, che permettono di produrre acqua calda a temperature più basse con una maggiore efficienza energetica. L’obiettivo è arrivare a una sostanziale indipendenza dal gas per questo stabilimento, mantenendo le caldaie solo come sistema di backup».
Un altro aspetto importante riguarda la gestione degli scarti di produzione. Come affrontate questo tema?
«La riduzione degli scarti è una delle nostre priorità. In molti casi riusciamo a reintrodurre diretta- mente nel processo produttivo gli scarti tecnici generati durante lo stampaggio dei componenti plastici. Quando questo non è possibile, collaboriamo con aziende specializzate che trasformano questi materiali in materie prime seconde da utilizzare in altri settori industriali. Negli ultimi anni abbiamo anche avviato una collaborazione con una cooperativa sociale locale che si occupa della separazione e della valorizzazione di questi materiali, aumentando ulteriormente la quantità di plastica recuperata».
Questa collaborazione ha anche una dimensione sociale. Quanto conta per voi il legame con il territorio?
«E un aspetto molto importante. Lavorare con una cooperativa che coinvolge persone con disabilità significa unire due dimensioni della sostenibilità: quella ambientale e quella sociale. Crediamo molto nel fatto che un’azienda debba essere parte attiva del territorio in cui opera. Oltre a queste collaborazioni, sosteniamo diverse associazioni locali e promuoviamo iniziative di volontariato aziendale che permettono ai nostri dipendenti di contribuire direttamente a progetti sociali».

Anche nel sito di Reggiolo avete introdotto soluzioni innovative per ridurre l’impatto ambientale. Di che cosa si tratta?
«Nel processo di sterilizzazione si generano alcune miscele liquide che tradizionalmente devono essere smaltite come rifiuto. Abbiamo introdotto un sistema che permette di separare l’acqua da queste miscele attraverso un processo di evaporazione. In questo modo riusciamo a recuperare circa l’80% dell’acqua contenuta nel rifiuto e a reintrodurla nel processo produttivo. Il risultato è una riduzione significativa dei rifiuti liquidi e, allo stesso tempo, un minor consumo di acqua potabile».
Quanto conta l’innovazione tecnologica nel miglioramento delle performance ambientali?
«E fondamentale. Molte delle soluzioni che adottiamo derivano da un lavoro continuo di miglioramento dei processi. Per esempio utilizziamo sistemi di controllo e di visione che ci permettono di individuare eventuali difetti nei prodotti il prima possibile durante la produzione. Questo significa ridurre gli scarti e utilizzare meno risorse, perché il valore del materiale e dell’energia impiegati aumenta man mano che il prodotto procede lungo il processo produttivo».
Infine, quale ruolo hanno le persone in questo percorso di sostenibilità?
«Le persone sono l’elemento centrale. Ogni nuova tecnologia o processo richiede competenze aggiornate, quindi la formazione continua è un aspetto essenziale del nostro lavoro. Allo stesso tempo cerchiamo di coinvolgere dipendenti anche nelle iniziative legate alla sostenibilità e al territorio, perché crediamo che l’impegno ambientale e sociale di un’azienda diventi davvero efficace solo quando è condiviso da tutta l’organizzazione».
|
Carbon Neutrality: dalla strategia all’azione |
«La Carbon Neutrality raggiunta dal Distribution Center di Rolo per gli Scope 1 e 2 non è soltanto un indicatore di performance ambientale, ma la prova concreta che la decarbonizzazione delle nostre operazioni è possibile oggi, con strumenti misurabili e processi rigorosi.L’efficientamento energetico dei nostri siti, l’utilizzo esclusivo di energia elettrica da fonti rinnovabili e il monitoraggio continuo delle emissioni rappresentano le basi concrete del nostro impegno. Allo stesso tempo, dietro ogni tonnellata di CO2 evitata c’è una motivazione profondamente umana: contribuire a un futuro più sano per i nostri pazienti, i nostri dipendenti e le comunità in cui operiamo. La nostra strategia Net Zero non è un semplice obiettivo aziendale, ma un atto di responsabilità verso il mondo che vogliamo lasciare alle prossime generazioni». (Roberto Grimaldi -Sr. Logistics Manager Medtronic Rolo DC) |
(27 marzo 2026)
«La Carbon Neutrality raggiunta dal Distribution Center di Rolo per gli Scope 1 e 2 non è soltanto un indicatore di performance ambientale, ma la prova concreta che la decarbonizzazione delle nostre operazioni è possibile oggi, con strumenti misurabili e processi rigorosi.