Morde l’economia e c’è bisogno di trovare soluzioni progressive utili per innescare un processo di solidarietà imprenditoriale non riparativa, ma di rilancio per il sistema Italia. Il non profit e il volontariato sono una “chance” gratuita, utile per rilanciare il Paese e con alto valore aggiunto.
Sono un’entità strutturale e sostanziale, non una variabile accidentale e cosmetica del Sistema Paese.

L’abbiamo constatato operativamente durante la crisi Covid-19 dal 31 gennaio al 4 maggio con il volontariato e il non profit, che hanno trovato notorietà e fama prevalentemente in attività di prima linea ed emergenziali come Protezione civile, Medici senza Frontiere, Emergency, Anpas e varie Croci, Misericordie, City Angels e altre ancora mentre, per ovvii motivi di sicurezza, molti servizi di volontariato e non profit tradizionale hanno dovuto fermarsi. E lavorare in smart working come tutte le imprese.
Inoltre un volontariato e un non profit sussidiario e della logistica: “fare e portare a casa la spesa” e acquistare e portare i medicinali alle persone in difficoltà, fare catering sociale per i poveri e altro ancora.

Tutto questo non si è mai fermato e non è stato un “second best” del sistema. Una sussidiarietà secondo il concetto di “subsidium afferre” e cioè portare aiuto, come seconda linea strutturale e di sistema, non meno importante.

Bisogna sviluppare l’imprenditorialità sociale
Ora però dobbiamo cambiare registro e riempire le organizzazioni non profit e di volontariato di ulteriore imprenditorialità sociale mettendo a patrimonio le esperienze fatte e sviluppando il modello di impresa sociale che prescinde dall’inquadramento giuridico.
Forse che la prima linea di non profit e volontariato durante il Covid-19 ha fatto leva sui distinguo giuridici? O forse ha fatto leva sulla capacità organizzativa e imprenditoriale di impresa sociale?
Non si può avere paura delle parole e bisogna sostituire le definizioni nominali con le definizioni causali che permettono di intervenire in modo concreto per risanare, riparare e sviluppare il sistema sociale ed economico.

In questo contesto un ruolo molto importante lo può ricoprire anche l’impresa sociale profit, cioè quelle imprese che fanno profitto ma che hanno compreso che strutturando una filiera con il non profit e con il pubblico, strutturano la base per il recupero, lo sviluppo e il rilancio.

Quello della responsabilità sociale d’impresa è un terreno d’incontro fra profit e non profit, in cui questi due mondi possono sviluppare la reciprocità di utilità e trovare soluzioni operative di sussidiarietà. È una filiera indispensabile. Tutti sanno che il tessuto delle non profit e del volontariato è opzione sostanziale (“sostanza” in senso aristotelico come ciò che “sta sotto” come base imprescindibile) del sistema non tanto perché e non solo per dare valore positivo al sistema, ma come struttura portante per il dinamismo sociale ed economico. Magari incrementando la produttività del consumo e diminuendo il “disconfort” del consumatore.

Terzo settore e volontariato: servizi e attività
Purtroppo dovremo convivere con il Covid-19 e con gli inciampi nella quotidianità.
Chi svilupperà il ruolo di sostegno per le mamme in smart-working? Chi si assumerà la tutela dei bambini in difficoltà di apprendimento? Chi assisterà gli anziani nelle loro case e nella mobilità per le cure? Chi interverrà con servizi reali e non auspicati per le fasce deboli (senza dimora, con disturbi psichici e così via…).

E a settembre? Si spera in segnali di ripresa, ma se così non fosse, chi interverrà per assistere le famiglie depauperate dalla disoccupazione, formula elegante per dire famiglie povere?
Il Terzo settore e il volontariato non rispondono, offrono concretamente servizi e attività. Lasciano la narrativa ad altri.

di Giorgio Fiorentini
Professore Associato di Economia Aziendale
nell’Università Bocconi di Milano

(da CSRoggi Magazine, anno 5, n.4, Luglio 2020, pag. 6)


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