Strumenti come la tassonomia UE o le iniziative volte a stabilire una chiara regolamentazione in tema di indicatori di sostenibilità sono essenziali per offrire un aiuto concreto a tutti gli attori coinvolti nella catena del valore e permettere loro di comprendere quali sono le regole del gioco necessarie a garantire il migliore effetto possibile.
Viviamo in un mondo che, oggi più che mai, è fortemente connesso e in relazione. Ogni azione che generiamo ha a sua volta una reazione – sociale, economica, culturale e ambientale – di cui dobbiamo necessariamente tener conto. Basti pensare alle conseguenze nei sistemi macro e microeconomici portate dalla Pandemia da Covid o che sta generando la guerra in Ucraina. In questo scenario non possiamo non prendere in considerazione l’urgenza di riflettere, prendere consapevolezza e agire sul fattore sostenibilità.
Proprio in virtù della correlazione esistente tra ogni essere, elemento o sistema presente sul nostro Pianeta, diventa, quindi, fondamentale ripensare l’approccio individuale e collettivo alla sostenibilità come un percorso multidirezionale in continuo divenire. Un percorso che vede tutti, consumatori finali e aziende, coinvolti nell’adozione di comportamenti responsabili, anche attraverso Partnership che sappiano coniugare cooperazione e coopetizione per un fine comune: salvaguardare il nostro Pianeta dalla Crisi Climatica e ristabilirne gli equilibri su ogni fronte.
La tutela della biodiversità
In quest’ottica ben si comprende come l’impatto che può generare anche solo una singola azione è sconfinato, diventa quindi essenziale oggi per ogni azienda essere consapevole che l’effetto prodotto toccherà tanto lo stakeholder più prossimo quanto le comunità più lontane, piccole e isolate, non direttamente connesse con il business. Nell’immaginare una catena del valore realmente sostenibile, dunque, come è stato sottolineato più volte anche durante l’ultimo World Economic Forum di Davos, è indispensabile che anche le realtà competitor collaborino in nome del senso di responsabilità per assicurare coesione sociale e protezione del Pianeta e far convergere “Purpose” e “Profit”.
Lo scorso dicembre la COP15, sottolineando proprio il sistema di relazione-azione che lega tutti noi al nostro Pianeta, ha puntato l’attenzione su un altro tema di cruciale importanza che non può essere tralasciato: la tutela della biodiversità. Oggi un milione di specie animali e vegetali è a rischio di estinzione e, secondo i dati del rapporto Ipbes, tre quarti degli ambienti terrestri e circa il 66% degli ambienti marini sono stati alterati significativamente dalle azioni dell’uomo.
Tutto ciò si traduce in una maggiore vulnerabilità del Pianeta alle pandemie e ai disastri ambientali, ma anche nel progressivo indebolimento della nostra capacità di tutelare l’umanità e la sua salute assicurando l’accesso a risorse imprescindibili come l’acqua potabile e gli alimenti. La strettissima relazione tra gli impatti ambientali e sociali è sempre più evidente e nel mondo degli affari e della finanza, per ogni azienda che vuole davvero generare valore, diventa prioritario, perciò, incorporare la Natura nei propri processi decisionali.
La Matrice di Materialità
Per far sì che il cambiamento accada e per rispondere concretamente a queste urgenze, arginando fenomeni come il greenwashing, ritengo che strumenti come la tassonomia UE o le iniziative volte a stabilire una chiara regolamentazione in tema di indicatori di sostenibilità siano essenziali per offrire un aiuto concreto a tutti gli attori coinvolti nella catena del valore, aziende, stakeholder e consumatori, e permettere loro di comprendere quali sono le regole del gioco necessarie a garantire il migliore effetto possibile. Misurare con chiarezza e precisione, secondo parametri comuni, l’impronta ambientale di un business permette, infatti, di attuare strategie concrete di lungo raggio che considerino la globalità delle azioni compiute nell’intero scenario mondiale.
Tanto quanto la disponibilità delle informazioni, dei dati ne è fondamentale l’aggiornamento, occorrerà arrivare al punto in cui si riesca ad avere fotografie veritiere dell’operato di ogni realtà nel presente. Oggi si lavora con dati spesso annuali e, soprattutto per realtà medie o piccole, solo parzialmente disponibili o totalmente mancanti.
In Banca Mediolanum perseguiamo da anni la mission di “agire in modo innovativo e sostenibile per il benessere della persona, delle famiglie e della collettività”, prendendo parte a numerosi progetti e iniziative che vedono nella sostenibilità la declinazione del suo naturale alter ego, ovvero: la responsabilità.
Per valutare al meglio il nostro operato abbiamo introdotto, fin dal 2015, la Matrice di Materialità come leva strategica per la creazione di valore sostenibile, che ci ha consentito, coerentemente con il modello di business del nostro Gruppo, di individuare le aree tematiche su cui l’azienda basa il proprio impegno: responsabilità economica, responsabilità verso i clienti, responsabilità verso i collaboratori e responsabilità verso la collettività e l’ambiente.
Questo approccio alla finanza responsabile ci spinge a integrare le valutazioni ESG in tutta l’offerta dei nostri prodotti, non solo negli investimenti, ma anche nei bancari e nel credito. Senza dimenticare che è fondamentale occuparsi anche della collettività con iniziative concrete, oggi più che mai necessarie, come il prestito di soccorso e con iniziative filantropiche anche grazie a Fondazione Mediolanum.
La misurazione d’impatto è un aspetto rilevante anche per la società benefit del Gruppo Bancario Mediolanum, Flowe, nata per promuovere la consapevolezza del proprio benessere ed educare le nuove generazioni alla responsabilità economica e sociale. Un nuovo modello di banca ispirato e guidato dalla sostenibilità che fa dell’educazione un pilastro del suo operare.
In chiusura, affinché il quadro generale descritto fin qui prenda vita, infatti, ritengo non si possa assolutamente tralasciare quest’ultimo punto: va diffusa un’educazione alla sostenibilità a ogni livello della nostra società, dentro e fuori le aziende, per generare la consapevolezza del ruolo attivo che ognuno di noi ricopre nel costruire il futuro del nostro Pianeta.
di Gianluca Randazzo
Head of sustainability di Banca Mediolanum
(da CSRoggi Magazine – Anno 8 – n.1 – Febbraio 2023; pag. 16)