«Non ci interessa dire quanto siamo bravi, ci interessa dire quanto siamo utili» così esordisce Nicola Semeraro, Presidente del Consorzio Rilegno, il consorzio nazionale che da oltre 20 anni si occupa di raccogliere e recuperare il legno in Italia.
Sono 2.000 i consorziati, oltre 400 le piattaforme private che raccolgono il legno, oltre 4.500 i Comuni
con cui Rilegno ha attivato una convenzione e 13 gli impianti di riciclo. Tutti soggetti che, insieme ai cittadini e alle imprese italiane, sono gli attori dell’economia circolare del legno.
«Il legno da sempre accompagna la vita dell’uomo – prosegue Semeraro –. Si tratta di un materiale prezioso e dalle vite infinite. Grazie a un lavoro di squadra fatto da Rilegno, dalle imprese, dai Comuni e dai cittadini il legno dopo il suo primo utilizzo viene raccolto e riciclato per diventare un nuovo prodotto come il pannello utilizzato nell’industria del mobile».
Le attività di Rilegno
Nel 2018 sono state raccolte e avviate a riciclo 1.932.583 tonnellate di legno, con un aumento percentuale rispetto allo scorso anno dell’8%. L’attività di Rilegno non riguarda solo il recupero e il riciclo degli imballaggi in legno ma, grazie all’accordo sottoscritto con Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), anche altro legno che proviene dalla raccolta differenziata in oltre 4.500 Comuni.
Ma tutto il legno raccolto e riciclato dove finisce? «Una gestione efficiente del riciclo del legno – risponde il presidente di Rilegno – rappresenta non solo un impegno per un mondo sempre più sostenibile, ma anche una risorsa economica, poiché dà vita a una vera economia circolare importante per il Paese (vedi ricerca Politecnico, ndr). Infatti, il riciclo consente al legno di intraprendere un nuovo ciclo di vita, generando nuova materia e quindi nuovi prodotti. Oltre il 90% del materiale riciclato diventa pannello truciolare che viene utilizzato nell’industria del mobile. Inoltre la nuova materia che deriva dal riciclo viene utilizzata per la creazione di blocchi in legno cemento per l’edilizia, di blocchetti per pallet, di pasta per l’industria cartaria, di compost. Solo una parte residuale viene destinata alla produzione di energia».
La prevenzione e il riciclo in Italia
In questo scenario la prevenzione, come dice la legge, è al primo posto dell’interesse di Rilegno. Prevenire, per Rilegno, vuol dire incentivare la riparazione degli imballaggi in legno in modo tale che possano essere utilizzati più volte. Nel 2018 sono state rigenerate 780.278 tonnellate di imballaggi, pari a 56milioni di pallet. Come in ogni storia di successo è l’impegno costante nel tempo a premiare: per questo l’Italia nel 2018 ha più che raddoppiato gli obiettivi di riciclo fissati dall’Unione Europea. Se infatti le nuove direttive da raggiungere entro il 2030 fissano il riciclo degli imballaggi in legno al 30%, ad oggi l’Italia ne raggiunge oltre il 60%. L’Italia si conferma dunque un’eccellenza per il settore in tutto il mondo.
Un futuro fatto di sostenibilità
Realtà come Rilegno pongono grande attenzione e importanza agli scenari futuri. Di sicuro Rilegno si immagina un futuro nel quale la sostenibilità diventi la normalità, la quotidianità, un modo di pensare e agire. «Quello che Rilegno fa da oltre 20 anni – sottolinea Semeraro – porta valore alle imprese associate, ai cittadini, all’ambiente, al territorio. Valorizzare la materia in un’ottica di economia circolare genera benefici per tutti: per l’economia, per l’ambiente, per l’uomo. Per quanto riguarda gli imballaggi in legno – conclude – la sfida è di essere per primi i motori del cambiamento e questo, nell’era dei dati che governano i processi di business, non può che essere digitale e smart. Vogliamo pensare a un imballaggio che non si limiti a essere contenitore di merci ma possa agire come fonte di dati rispetto ai contenuti».
Gli ultimi dati sul sistema circolare del legno. Il Politecnico di Milano: «un sistema da 1,4 miliardi di euro»
Un impatto economico stimabile in circa 1,4 miliardi di euro, 6mila posti di lavoro, un risparmio del consumo di Co2 di quasi un milione di tonnellate, circa il 2% di quella complessivamente prodotta in Italia. Questi i dati che fanno riferimento alla filiera basata sul recupero e sul riciclo del legno post consumo in Italia, messi in evidenza dalla ricerca “Il sistema circolare della filiera legno per una nuova economia” del Politecnico di Milano.
The future, today
Presentata lo scorso febbraio nel corso del convegno “The future, today” promosso da Rilegno e da FederlegnoArredo, la ricerca ha sottolineato come nel nostro Paese i diversi attori economici coordinati da Rilegno abbiano messo in campo un processo capace di raccogliere, nel solo 2017, oltre 2,5 milioni di tonnellate di legno. Con una particolarità: diversamente da quanto accade in altri Paesi, dove il legno post consumo viene in prevalenza bruciato per produrre energia, il sistema Rilegno ha permesso di rigenerare e quindi riutilizzare quasi il 30% degli imballaggi recuperati e di riciclare la parte restante nella costruzione di pannelli per l’arredo, risparmiando così una grossa quantità di legno vergine.
Un effetto ambientale importante, ma anche un vantaggio complessivo generato sull’economia nazionale, che può essere individuato in tre componenti:
- l’effetto diretto delle imprese che operano all’interno della filiera del riciclo del legno post consumo
- l’effetto indiretto dovuto alla produzione richiesta alla catena di fornitura di queste imprese
- l’effetto indotto, dovuto ai consumi generati dalla massa salariale prodotta.
Due percorsi di sviluppo
«Questo sistema ha creato valore per l’intera filiera del legno-arredo – sottolinea Nicola Semeraro, presidente di Rilegno –, garantendo all’industria del mobile, attraverso la fornitura del pannello truciolare, un’importante quantità di materia che ha permesso di non “consumare” e importare legno vergine».
A questo proposito, la ricerca del Politecnico mette chiaramente in evidenza come il settore del legnoarredo, rappresentato da FederlegnoArredo, sia già oggi, dal punto di vista dell’eco-sostenibilità, ben avviato. Le aziende hanno già intrapreso due diversi percorsi di sviluppo per quanto riguarda la sostenibilità. Il primo sul design e sulla progettazione, scommettendo su prodotti sempre più eco-compatibili, utilizzando e ricercando materiali riciclati, riciclabili e con il minore impatto ambientale possibile.
Il secondo sulle aziende e sulle loro fasi produttive: molte aziende sono già eco-sostenibili all’interno della catena di produzione, avendo migliorato la qualità di lavoro, utilizzando l’energia rinnovabile e smaltendo i rifiuti in modo che possano essere recuperati.
a cura di Luca Palestra