Secondo me

Diceva Massimo Troisi: «Ho deciso di cambiare vita, cambio lavoro. Cambio città. Ricomincio da tre!». E il suo interlocutore gli faceva notare che in genere si dice “ricomincio da zero”. La risposta, pronta, era: «Nella mia vita almeno tre cose buone le avrò fatte. Devo buttarle via? No, non ricomincio da zero. Ricomincio da tre».

Mi sembra che in questo preciso momento in tanti si stiano chiedendo a che punto siamo con il progetto di rendere sostenibile questo nostro martoriato mondo. E, guardandosi indietro, non credo che i più percepiscano che stiamo andando bene, che la “tabella di marcia” ci possa lasciare tranquilli. Insomma, la domanda è «ma siamo arrivati almeno sino a 3?».

Vediamo un po’ di fare un personale punto della situazione.

Cominciamo dall’ONU. I 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile sono stati concordati, in modo concreto, nel 2015 dai 193 stati membri dell’Organizzazione delle Nazioni Unite con lo scopo di affrontare aspetti dello sviluppo economico e sociale, tra i quali povertà, salute e istruzione. La scelta di questi obiettivi, da realizzarsi entro il 2030, esprime la volontà dei Paesi membri dell’ONU di impegnarsi a garantire l’evoluzione e la conservazione della società e del mondo.

Dopo l’annuncio, quasi tutti i Paesi hanno detto «Certo, lo faremo. Ci impegniamo». Sono passati quattro anni, E qualche cosa si è inceppata. Ad esempio, è arrivato Trump…

Anche i Grandi del nostro Paese hanno aderito. Qualcuno ha promesso, per esempio, che nella legge di bilancio sarebbero stati introdotti dei provvedimenti per rispettare i 17 obiettivi e quindi mettersi sulla strada dello sviluppo sostenibile.

Ma l’ASViS ha verificato. Chi è l’ASViS? È l’Alleanza Italiana per lo SVIluppo Sostenibile. La verifica ha portato alla redazione di un documento – sotto la supervisione del Portavoce Enrico Giovannini – e grazie al contributo degli esperti impegnati nelle oltre 200 strutture aderenti all’ASViS, organizzati in gruppi di lavoro tematici. (http://asvis.it/public/asvis/files/ASviS_Commento_Legge_di_Bilancio_270219_1_.pdf).

Il documento ha preso in esame ogni obiettivo e ha cercato di individuare cosa è stato sino a oggi realizzato, e cosa la legge di bilancio 2019 si propone di realizzare.

Personalmente devo dire che ho intrapreso la lettura delle 57 pagine con la certezza che si stessero facendo cose concrete e che si potesse cominciare a vedere la luce in fondo al tunnel. C’è bisogno che vi esprima quello che ho percepito e qual è diventato il mio stato d’animo quando ho girato l’ultima pagina?

Non voglio essere considerato il solito qualunquista che non sa apprezzare quello che centralmente viene realizzato. Mi limito solo a trascrivere una considerazione che si trova nell’introduzione di questo documento.

“La disattenzione della politica italiana all’attuazione dell’Agenda 2030 è dimostrata dal fatto che il nostro Paese non si è ancora dotato di una Governance adeguata. Molte delle iniziative previste dalla Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile approvata dal CIPE nel dicembre 2017 non sono state realizzate: dalla mancata definizione di un documento programmatico dettagliato… alla mai realizzata rendicontazione annuale sull’attuazione della Strategia… dalla mancata assunzione da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri di un ruolo di coordinamento e gestione della Strategia,… all’attuazione della Strategia con i documenti ufficiali di Politica Economica…“.

Uno dei pochi elementi che mi è sembrato positivo in questa relazione ve lo riporto: “In questa occasione l’ASViS diffonde anche i risultati di un sondaggio sulla conoscenza dell’Agenda 2030 tra la popolazione residente nel nostro Paese e sulla domanda di politiche orientate allo Sviluppo Sostenibile. Da tale analisi emerge come negli ultimi 3 anni il sostegno per queste ultime sia cresciuto molto, soprattutto tra le giovani generazioni. Si tratta di un segnale forte che andrebbe colto dalla Politica, la quale stenta ancora a fare dell’Agenda 2030 un riferimento forte e comune, indipendentemente dalla composizione del Governo pro-tempore”.

Non so valutare se almeno “il 3” sia stato raggiunto!

E allora l’ho chiesto ad alcuni ragazzi di una scuola. In effetti li ho trovati coinvolti. Oggi, forse, influenzati da Greta.

Mi hanno risposto: «C’è tanto da fare. Diciamo 1.000. Ma i Grandi sembra che non ci pensino (o facciano) più di tanto.

Noi crediamo però che ci sia un’altra soluzione. Quale? Semplice. Se non si riesce ad arrivare a 1.000 a salti di 100 (risultati che sarebbero raggiungibili solo con interventi di governi) buttiamoci su avanzamenti di 1: 1+1+1+1+… Forse, se ci impegniamo tutti, ognuno di noi può contribuire col suo 1, così si può arrivare a fare 1000».

Evidentemente bisogna proprio ricominciare. Da 3? Non so, ma certo con un passo dopo l’altro…

Ugo Canonici

(da CSRoggi Magazine, anno 4, n.2, Maggio 2019, pag. 34)

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