L’11 gennaio 2026 nasce una nuova casa comune: l’Ente di Terzo settore (ETS). Una categoria pensata per semplificare, rendere trasparente e razionalizzare un panorama che, fino a ieri, parlava con molti linguaggi diversi.

Leggi l’articolo di Elisabetta Bianchetti qui sotto, oppure da CSRoggi Magazine – n.5 – Anno 10 – Novembre/Dicembre 2025; pag. 44)

Elisabetta Bianchetti – CSV Milano

All’inizio sembrava un dettaglio da addetti ai lavori. Una parola che scompare – Onlus – e un’altra che entra in scena – Ente di Terzo settore. Ma per chi, in azienda, si occupa di sostenibilità – a partire dal Sustainability Manager questa trasformazione è già materia di confronto. E non si tratta solo di una modifica formale: riguarda il modo in cui si progettano partnership, si valutano impatti e si costruisce la relazione con i territori.

La verità è che il lessico non è mai neutro. Quando cambia il linguaggio, cambia anche il modo in cui leggiamo le comunità e le responsabilità condivise. E la Riforma del Terzo settore, ormai giunta alla sua fase matura, sta ridisegnando proprio questo: il vocabolario dell’impegno sociale.

Addio Onlus, benvenuti Enti di Terzo settore: un cambio culturale prima ancora che normativo
Dal 1° gennaio 2026 la denominazione “Onlus” andrà definitivamente in archivio. È l’effetto di un percorso iniziato anni fa, quando la Riforma ha deciso di riunire sotto un’unica cornice giuridica tutte le realtà del non profit che svolgono attività di interesse generale. Nasce così una nuova casa comune: l’Ente di Terzo settore (ETS). Una categoria pensata per semplificare, rendere trasparente e razionalizzare un panorama che, fino a ieri, parlava con molti linguaggi diversi.

Per chi lavora nel campo della sostenibilità aziendale, questa uniformità non è un tecnicismo: significa avere interlocutori più leggibili, profili giuridici chiari, ruoli definiti. Significa poter contare su partner sociali con requisiti verificati, iscritti al RUNTS, con obblighi di trasparenza che aiutano anche il mondo corporate a rafforzare la propria accountability.

Che cosa stanno decidendo gli enti e perché interessa alle aziende
Dietro questo cambio di nome c’è un passaggio molto concreto: le ex “Onlus” devono scegliere entro fine 2025 la loro “strada futura”. Le opzioni principali sono tre:

  • diventare ETS assumendo una specifica qualifica (ODV, APS, ente filantropico, ecc.);
  • trasformarsi in impresa sociale;
  • rientrare in una categoria non ETS, rinunciando ai regimi agevolati.

Parallelamente, dal 1° gennaio 2026 entrerà in vigore il nuovo impianto fiscale del Terzo settore: un sistema che ridefinisce agevolazioni, criteri di commercialità, regimi IVA e modalità di rendicontazione.

Perché questo conta per un’impresa? Perché la solidità di una partnership sociale dipende anche dalla corretta qualificazione del partner. Un progetto condotto con un ETS regolarmente iscritto permette di evitare rischi reputazionali, migliora la qualità del reporting ESG, rende più semplice la diligence sulle donazioni ed è pienamente coerente con gli standard internazionali di sostenibilità.

La trasformazione normativa è anche culturale. La nuova “grammatica del cambiamento” invita a dare nome ai gesti e a leggere il Terzo settore come un ecosistema che evolve. Le organizzazioni non sono più solo destinatarie di contributi, ma partner strategici per costruire valore condiviso.
Per chi lavora in azienda, questo significa passare dalla filantropia episodica a forme mature di collaborazione territoriale.

Tre azioni concrete per i Sustainability Manager
Per affrontare con agilità questo nuovo scenario, le imprese possono già muoversi su tre fronti:

  • Mappare i partner sociali. Verificare l’iscrizione al RUNTS, la qualifica dell’ente, il regime fiscale adottato. Un controllo semplice che evita complicazioni future.
  • Aggiornare policy e procedure interne. Dal codice etico ai criteri di selezione dei partner, fino ai processi di rendicontazio- ne delle iniziative sociali. Il lessico cambia: le procedure devono accompagnarlo.
  • Prepararsi alle novità fiscali. In particolare per chi gestisce erogazioni liberali, programmi strutturati o iniziative di corporate giving: conoscere il nuovo quadro normativo significa pianificare in modo più efficace e trasparente.

Il lessico come ponte tra profit e non profit
Oggi il mondo del volontariato e quello dell’impresa non si incontrano più “solo” nella generosità. Si incontrano nella responsabilità, nella visione, nella capacità di leggere la complessità delle comunità in cui operano.
La parola Onlus ha accompagnato un’epoca. La parola ETS ne inaugura un’altra: più chiara, più coerente, più allineata alle sfide attuali. Per le aziende è un’occasione. Capire questo nuovo vocabolario significa non restare spettatori, ma diventare protagonisti di una collaborazione che può generare impatto vero: economico, sociale, culturale.

“Fare Non Profit” per le aziende
“Fare Non Profit” è a disposizione anche delle aziende che vogliono capire come aggiornarsi sulle norme e trovare le soluzioni più adatte ai propri percorsi di welfare e cittadinanza attiva.
Contatti Tel.: 02 4547 5857 (da lunedì a venerdì, 9.30-13.30)
Email: farenonprofit.milano@csvlombardia.it Per informazioni sui servizi: www.csvlombardia.it

(29 dicembre 2025)

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