È importante coinvolgere le organizzazioni aziendali e l’intero business verso la sostenibilità. Ma non basta vere uno, due, dieci prodotti a scaffale con l’etichetta “green”: la sostenibilità deve riguardare l’intera offerta, le strategie e financo la governance aziendale.

 

Quando Etica Sgr è nata, nel 2000, il mondo della finanza ci considerava una “strana anomalia” che rispondeva alle richieste di una nicchia. Fin dall’inizio la mission di Etica Sgr è stata quella di rappresentare i valori della finanza etica nei mercati finanziari, sensibilizzando il pubblico e gli operatori finanziari nei confronti degli investimenti socialmente responsabili e della responsabilità sociale d’impresa. I fondi comuni etici che propone ai risparmiatori mirano a creare opportunità di rendimento in un’ottica di medio-lungo periodo, puntando all’economia reale e premiando imprese e Stati capaci di mettere in pratica azioni concrete da un punto di vista ambientale, sociale e di governance (ESG).
Poi qualcosa è cambiato e, soprattutto a partire dal 2015, abbiamo assistito a un vero sconvolgimento del mercato: la finanza sostenibile ha cominciato ad affermarsi e oggi possiamo dire che è un tema mainstream.

Margini di miglioramento
Tra le cause che hanno portato allo sviluppo della finanza sostenibile possiamo citare la crescente attenzione da parte delle persone per gli impatti ambientali e sociali nelle proprie scelte di consumo (in generale) e dei propri investimenti (in particolare). In secondo luogo l’Unione Europea ha dato un contributo fondamentale, dando vita a una normativa che vede la finanza come lo strumento principe per orientare i capitali verso business responsabili nel quadro di uno sviluppo economico sostenibile.

Attenzione però: la nascita di questo nuovo mercato ha significato per il mondo della finanza (banche, società di gestione del risparmio e assicurazioni) la proliferazione di prodotti sostenibili nati più per “moda” che per convinzione. In un mercato di questo tipo, la nuova sfida di Etica Sgr è proteggere l’approccio etico e distinguerlo dal greenwashing e dal socialwashing, ovvero da chi propone una sostenibilità di facciata per avviare strategie di mercato opportunistiche.

In questi anni l’Europa ha fatto molto per cercare di regolamentare il mercato della sostenibilità e aumentare la trasparenza: possiamo citare la Tassonomia e la Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR). Queste normative presentano certamente molti elementi interessanti, allo stesso tempo crediamo che ci siano ampi margini di miglioramento. Per esempio in termini di maggiore coerenza, trasparenza e partecipazione.

Il tema del gas e del nucleare
Un tema su cui ci spendiamo spesso è l’approccio “olistico”: ovvero riteniamo che sia importante coinvolgere l’organizzazione aziendale e l’intero business verso la sostenibilità. Per noi non basta avere uno, due, dieci prodotti a scaffale con l’etichetta “green”. Siamo convinti che la sostenibilità debba riguardare l’intera offerta, le strategie e financo la governance aziendale.

In secondo luogo crediamo che gli emittenti sostenibili debbano presentare le migliori caratteristiche in termini ambientali, sociali e di governance, con un approccio integrato di queste tre dimensioni.
Le dimensioni “sociale” e “governance” sono sì prese in considerazione della normativa europea, ma forse con un ruolo ancillare rispetto all’ambiente.

Infine la Tassonomia europea ha inserito, tra i settori cosiddetti “sostenibili” anche il gas e il nucleare. Secondo noi questa scelta rischia di minare l’intera credibilità dell’impianto normativo che punta sul green. Esperti autorevoli sono concordi nel dire che il gas è una fonte climalterante e che le centrali nucleari pongono rilevantissimi problemi di sicurezza e di gestione delle scorie radioattive, sebbene producano bassi livelli di CO2. Le fonti energetiche di transizione dovrebbero secondo noi essere considerate temporanee e, in quanto tali, non avrebbero alcun problema a trovare finanziamenti sul mercato.

Inserirle all’interno della Tassonomia Green potrebbe produrre una transizione più lenta. Il cambiamento, quello vero, prima o poi arriva sempre. Se si chiedesse oggi a un giovane ventenne se ha senso finanziare il petrolio, la sua risposta sarebbe sicuramente negativa. Sempre più investitori sono sensibili verso questi temi e anche per questo le imprese, soprattutto quelle finanziarie, dovrebbero avere l’accortezza di guardare sul lungo periodo, sia per il Pianeta sia per i propri clienti, favorendo così quell’evoluzione.

In sintesi, oltre al giusto approccio di chi crea prodotti finanziari sostenibili, serve una spinta regolamentare più coraggiosa, un più audace impegno politico per orientare il mercato. Un esempio lampante di questa affermazione lo si può riscontrare sul tema sociale. Tutti i diritti goduti oggi dai lavoratori dipendenti non sono stati stabiliti e messi in atto volontariamente dagli imprenditori che hanno deciso di rinunciare a un ovvio profitto per offrire diritti sindacali, ferie e permessi retribuiti ai propri lavoratori. Sono state introdotte delle leggi e ci si è assicurato che venissero rispettate. Anche in campo ambientale abbiamo di recente avuto un esempio della necessità di regolamentazione, per esempio con la messa al bando di alcuni prodotti chimici come i fluorocarburi che ci ha permesso di ridurre in modo importante i gas climalteranti.

Per Etica Sgr le prospettive di questo nuovo anno riguardano sicuramente il porre attenzione sui temi della sostenibilità a 360°. Lo scorso settembre abbiamo lanciato il fondo “Etica Obiettivo sociale” proprio per sottolineare come guardare alla sostenibilità non significhi solo contrasto al cambiamento climatico. L’attenzione agli aspetti sociali, alla buona governance, agli aspetti fiscali, è fondamentale. Perché per fare davvero la differenza, l’orientamento della società alla sostenibilità deve essere completo.

di Ugo Biggeri
Presidente Etica Sgr

(da CSRoggi Magazine – Anno 8 – n.1 – Febbraio 2023; pag. 30)

 

 

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