POLITICO.EU INTERVISTA TERESA RIBERA,
VICE PRESIDENTE ESECUTIVO DELLA COMMISSIONE EUROPEA CON DELEGA ALL’ANTITRUST E AL GREEN DEAL

Bruno Calchera

Teresa Ribera è la N.2, seconda dopo Ursula von der Leyen. Ha affermato che la strada presa dalla UE sul digitale non avrebbe nulla a che fare con le regole di Trump. “Il team di Trump sta cercando di rivedere l’accordo commerciale quadro stipulato con von der Leyen lo scorso luglio”.

Vi sono dei dati di fatto che lasciano tutti un po’ smarriti: “le grandi piattaforme tecnologiche – come Microsoft, Google, Amazon – sono quasi tutte americane. Gli USA poi prendono di mira il Digital Services Act, che mira a limitare la libertà di parola on line, per favorire i social network come X di Elon Musk.”

È di fatto un ricatto da parte di Trump. Se l’UE non modifica i suoi regolamenti sulla tecnologia ha detto Howard Lutnick, Segretario al Commercio, gli USA potrebbero rivedere i dazi su alluminio e acciaio.

Francesca Basso del Corriere della Sera, commentando la notizia del sito Politico (politico.eu), ha fatto ulteriori precisazioni. (“L’Economia” del Corriere della Sera del 1 dicembre 2025, pag. 13)

Di fatto l’UE è in difficoltà. Per restare nella competizione con Stati Uniti, Cina, l’Unione sta annacquando le proprie politiche verdi. Solo Mercoledì scorso la proposta della Commissione di posticipare per la seconda volta l’entrata in vigore della legge sulla deforestazione, che mira a garantire che prodotti come soia, manzo, olio di palma,  cacao, caffè, legno e gomma, immessi sul mercato UE non contribuiscono alla deforestazione o al degrado  delle foreste a livello globale.(…) Gli eurodeputati  che si allineano al Consiglio, tutte le aziende dovrebbero avere un anno in più per conformarsi alle nuove regole, con revisione legislativa prevista entro il 30 Aprile 2026.”

I Negoziati di pace a Ginevra per l’Ucraina hanno messo in evidenza il desiderio di molti stati europei di smarcarsi dalle regole UE con processi partnership individuali.

Già l’Europa è marginale nella trattativa per il processo di pace, di fatto risulta marginale anche verso il suo alleato più importante: gli Stati Uniti d’America. Le carte in gioco nelle relazioni internazionali sono cambiate e con il cerino in mano a fare da quinto incomodo è rimasta l’Europa.

Ha da lavorare la Presidente Meloni e operare per “l’Occidente”, quando il suo interlocutore americano è totalmente impegnato a disintegrare l’unità proprio dell’Occidente.

Proviamo ad immaginare la fine della guerra in Ucraina!
Un pensiero caro a molti: la fine della guerra, un Armistizio, pace per tutti!

La fine della guerra riporta ogni paese, dentro l’UE, nella posizione originale: programmare una politica di progresso, di successo per la popolazione e le sue imprese economiche, sarà possibile in questo contesto storico? Quale sarebbe la Nuova Europa?  Quali i veri europeisti?
È evidente che la spinta dei primi costruttori dell’Unione Europea con la CECA non c’è più.
Prima della guerra in Ucraina era montata una critica di fondo sul lavoro della Commissione ed i suoi regolamenti (…la lunghezza delle zucchine…). Piacevano a pochi. Forse nemmeno a molti di quelli che li avevano votati.

Oggi, quale Europa c’è?
L’egoismo americano e cinese hanno fatto fiorire quello russo che programma un bilancio del 30% destinato alle forze armate.
Resta evidente: cosa ne faranno i Russi di queste armi a fine guerra?
Davvero non hanno da temere i paesi ex sovietici dell’Unione Europea?
Dopo le resistenze anche un po’ miopi di molti, non accadrà che queste stesse armi verranno usate per riprendere i territori usciti dall’orbita sovietica?
Cosa farà allora la NATO?
Cosa non farà la NATO?
Cosa non farà l’Unione Europea.
Trump si potrà disinteressare.

Ci vorrebbero un De Gasperi, un Adenauer per suggerire: oggi tutti gli stati dell’Europa devono iniziare a concepirsi insieme, perché – cara Giorgia Meloni – l’Occidente è qui. In Europa.
Dobbiamo operare insieme per la pace, armandoci per la pace e per la difesa comune europea.
Manca il gruppo di Leader per questo passo. È da creare!

(1 dicembre 2025)
(foto: Wikipedia)

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