Gli investitori di tutto il mondo esprimono sempre più interesse ad inserire in portafoglio titoli emessi da aziende che siano rispettose dei criteri ambientali, sociali e di governance (Esg). Si tratta di una modalità di investimento che può avere un reale impatto sull’economia mondiale? L’impatto dipende in primo luogo dall’ammontare di patrimonio gestito dagli investitori Esg. Oggi si stima che gli asset gestiti con particolare attenzione per le aziende migliori dal punto di vista Esg siano pari a circa 30 trilioni di dollari, circa il 36% del prodotto interno lordo mondiale. Si tratta di un valore molto elevato e potenzialmente in grado di modificare le politiche di gestione delle aziende che temono di essere punite da una minore valutazione borsistica. La recente ricerca accademica mostra che le aziende di settori come alcol, tabacco e gioco d’azzardo sono particolarmente sottovalutate in Borsa, sino all’8%, soprattutto in quei Paesi in cui le norme sociali sono più attente ai fattori Esg, e ci sono importanti processi di cambiamento in Cina che sono testimonianza della rilevanza di tale approccio.

La Commissione Ue
Occorre però ammettere che in generale risulta ancora difficile individuare relazioni empiriche stabili e robuste tra applicazione dei criteri Esg e valutazioni azionarie. Molto più accordo esiste sull’effetto positivo dei criteri Esg sulla performance aziendale delle aziende quando questa viene valutata sulla base di indicatori di bilancio.

In ogni caso, la recente iniziativa della Commissione europea, che sta lavorando a tre Regolamenti riguardanti temi come la tassonomia, vale a dire la classificazione e il rilascio di marchi per la definizione di prodotti finanziari «verdi», l’aumento della trasparenza delle aziende in merito alle loro politiche rispetto ai fattori Esg, e l’introduzione di nuovi benchmark, potrebbe aumentare ulteriormente la potenzialità d’impatto della finanza sostenibile, ponendo l’Europa al centro dell’’azione internazionale senza penalizzare le aziende europee.

Non dobbiamo però pensare che gli ostacoli siano stati tutti superati, dato che esistono numerose attività economiche che sono svolte da aziende non quotate. Sappiamo che il mercato azionario ha da sempre una diversa rilevanza in vari Paesi del mondo. Ma il calo nel numero delle aziende quotate nel mondo amplia l’area di attività economica che non viene direttamente colpita dagli investitori. È necessario che gli investitori amplino le loro modalità di intervento, chiedendo alle aziende quotate di essere responsabili non solo per quanto riguarda le loro scelte dirette in termini di produzione, ma anche perle scelte svolte nell’ambito della catena del valore di riferimento, in particolare per quanto riguarda i fornitori. Un’azione attiva che chiede alle aziende quotate di tenere conto delle modalità di comportamento Esg anche da parte dei fornitori e degli acquirenti dei prodotti è quindi essenziale.

Real estate
Un’altra area che rischia di sfuggire agli effetti delle scelte di portafoglio degli investitori è quella del real estate, il cui valore nel mondo, secondo alcune stime, è di 220 triliardi di dollari, oltre due volte il prodotto mondiale. Tale stock è di fondamentale importanza per la qualità ambientale, perché responsabile di una quota notevole di assorbimento di energia ed emissione di gas legati al cambiamento climatico. Solo una parte minima di asset di real estate è quotato nel mondo, e questo limita ulteriormente l’impatto degli investitori finanziari.

La sfida è ancora più complessa di quella precedentemente descritta, e può essere affrontata soltanto con una visione veramente globale dell’attività economica, che si estenda anche alla pianificazione dei progetti di rigenerazione urbana, alla gestione del traffico, ai nuovi criteri di costruzione e all’utilizzo del proptech. Gli asset e i wealth manager devono certamente rivestire il molo di cinghia di trasmissione, e amplificare la visione della società e delle nuove generazioni che mostrano una spiccata sensibilità verso le tematiche sociali. Data la dimensione del problema, è però importante ricordare che modificare i portafogli può essere necessario ma non sufficiente: occorre aiutare le nuove normative con azioni efficaci che possano avere un impatto su asset e attività economiche non quotate. In molti Paesi, gli intermediari finanziari potranno essere più importanti dei mercati per raggiungere gli obiettivi della finanza sostenibile.

di Andrea Beitratti e Alessia Bezzecchi
SDA Bocconi School of Management

(da L’Economia del Corriere della Sera del 27 gennaio 2020)
(foto: finanzaoperativa.com)

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