Da quest’anno con la nuova Corporate Sustainable Reporting Directive le imprese si stanno preparando a una rivoluzione in tema di disclosure per pubblicare dall’anno prossimo Report di Sostenibilità che si possano confrontare facilmente tra aziende diverse in termini qualitativi e quantitativi.

A inizio anno si tende sempre ad avere aspettative alte, forse perché si è appena chiuso il bilancio di un anno e si concentrano energie e ambizioni per i nuovi 12 mesi davanti.

Aziende
Da cittadina attenta a questi temi ho notato un effluvio incredibile di “green” e “sostenibile” in pubblicità online, in TV, in cartaceo, ovunque. Anche dove non te l’aspetti ogni prodotto è magicamente attento all’ambiente. Dei diritti umani si parla ancora poco. Se continuasse su questo filone emulativo, mi dovrei aspettare per il 2023 in uno spot del prodotto X che in basso comparisse una dicitura “rispettiamo le norme di sicurezza” o “agricoltori pagati eticamente”.

Il 2022 dovrebbe aver quindi, d’altro canto, aumentato la consapevolezza sul greenwashing: in Italia, ma anche a livello internazionale, abbiamo avuto qualche caso eclatante che ha fatto sì che i consumatori aprissero maggiormente gli occhi sulla veridicità delle informazioni che le aziende diffondono e sull’immagine di sostenibilità che si costruiscono. E spesso il tema diventa proprio il fiore all’occhiello con cui si pubblicizzano, anche se nella realtà dei fatti non implementano nulla di ciò che dicono, anzi, ne siamo ben lontani.

Da quest’anno con la nuova Corporate Sustainable Reporting Directive le imprese si stanno preparando a una rivoluzione in tema di disclosure per pubblicare dall’anno prossimo Report di Sostenibilità che si possano confrontare facilmente tra aziende diverse in termini qualitativi e quantitativi. Il 2023 potrebbe essere pertanto un anno di preparazione per ciò che vedremo da marzo-aprile 2024 ovvero quando le aziende pubblicheranno i documenti.

Consumatori, caro-vita e cambiamento climatico
I due temi sui quali vorrei soffermarmi sono: le conseguenze del cambiamento climatico e il premium price. Nel primo caso stiamo già vedendo in questi due primi mesi dell’anno che il clima non si sta dimostrando prevedibile e che la nostra vita è sempre più connessa con i suoi squilibri (a causa nostra).

Nel secondo caso c’è un tema di forte attualità: l’inflazione e il caro vita riusciranno ad avere la meglio sulle scelte del consumatore che agisce in ottica di risparmio massimo penalizzando la qualità, la certificazione della filiera, le materie prime per i propri acquisti o la sostenibilità sta entrando sempre più nelle vite di tutte e tutti noi e pertanto abbiamo capito che risparmiare oggi ci farà spendere di più dopo, anche in termini di salute in taluni casi?

Pertanto auspico di poter leggere nei prossimi mesi qualche ricerca di consumo che effettivamente mostri la realtà del nostro Paese in termini di acquisto di beni e servizi per capire se la rotta stia andando verso la strada giusta o meno!

di Ylenia Esther Yashar
CSRnatives

(da CSRoggi Magazine – Anno 8 – n.1 – Febbraio 2023; pag. 66)

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