Questa non è una lettera ma il ricordo di una persona che è morta a 49 anni e che, ne siamo sicuri, lascerà un segno in tutte le donne e gli uomini giovani e meno giovani che ha incrociato nella sua vita, così breve ma così intensa.
Alessandro Invernizzi raccontava la sua storia più o meno con queste parole: «Avevo tutto. La mia azienda funzionava, avevo costruito una bella famiglia, mi ero garantito una esistenza serena e agiata. Poi è successo un imprevisto perché mi hanno diagnosticato una leucemia. E dopo aver avuto la sensazione che tutto mi stesse crollando in testa mi sono ripreso, ho ripreso in mano la mia vita che da quel momento è stata diversa in tutto: al lavoro, in famiglia, con gli amici. Sono diventato una persona migliore, che ha sofferto e soffre ma che non rinuncia all’idea di poter cambiare in qualche modo il mondo».
Abbiamo ascoltato tante volte Alessandro parlare della sua visione di fare azienda, di essere impresa attenta all’ambiente, ai dipendenti e alle loro famiglie, ai clienti. In ogni incontro la sua voce calma e gli occhi sorridenti e gentili avevano il potere di tenere incollate intere platee: quasi che la sua grande energia interiore si sprigionasse andando oltre le parole e arrivando diritta al cuore e alla testa di chi stava ad ascoltarlo. Parlava di questi temi, Alessandro Invernizzi, quando ancora la parola «sostenibilità» non era di moda: e aveva cambiato in questo modo l’approccio al business e l’organizzazione dell’azienda di famiglia, la Laurisia: che grazie a lui è diventata un brand di successo (ceduto pochi mesi fa alla Coca Cola).
Motivo del suo orgoglio non erano i bilanci diventati floridi e i progetti sempre innovativi, quanto piuttosto aver cercato di portare un beneficio a dipendenti e clienti. Questo lo spirito anche del mondo dei Feliciani, generato negli anni della malattia che andava e veniva. Già, perché un’altra parola amatissima da Alessandro era Felicità.
Ecco cosa scriveva nella pagina di questo gruppo: «I feliciani sono persone forti e coraggiose, nei momenti difficili scelgono di non arrabbiarsi, demoralizzarsi, essere tristi. Scelgono di non lasciarsi trascinare dal brutto della vita. I feliciani invece scelgono la via più dura, la più difficile, scelgono di essere loro a guidare la propria vita e con coraggio affrontano la situazione con il sorriso sulle labbra. In ogni situazione cercano il bello: e un bello c’è sempre. I feliciani cercano negli altri sempre il loro lato positivo e cercano di non giudicare mai. Ai feliciani non interessa il giudizio degli altri. Sono loro che valutano la propria vita sulla felicità e su quello che fanno per migliorare il mondo».
Caro Alessandro, come ci siamo detti tante volte, anche Buone Notizie vuole provare ad essere un po’ feliciano. E lo saremo, lo sarò, con ancora più convinzione adesso che dobbiamo farlo un poco anche per te.
di Elisabetta Soglio