Quanto può essere sostenibile l’abolizione della pena di morte?
La risposta è scritta nell’obiettivo 16 dell’ONU per lo Sviluppo Sostenibile, che è dedicato “alla promozione di società pacifiche ed inclusive ai fini dello sviluppo sostenibile, e si propone inoltre di fornire l’accesso universale alla giustizia, e a costruire istituzioni responsabili ed efficaci a tutti i livelli».
Un pensiero che non sembra attraversare le menti di molti governanti del nostro pianeta, visto che i dati raccolti nell’ultimo rapporto annuale di Amnesty International sulla pena di morte nel mondo rivelano che nel 2025 ben 2.707 persone sono state messe a morte, contro le 1.518 del 2024 (+78%).
Leggi l’articolo di Lupa Solitario qui sotto, oppure da CSRoggi Magazine – n.2 – Anno 11 – Aprile/Maggio 2026; pag. 49)
È un dato preoccupante, il più alto dal lontano 1981, che tra l’altro tiene conto solo delle esecuzioni “ufficiali” e non comprende quelle altrettanto numerose che continuano ad avere luogo in vari posti del mondo e di cui non si ha alcuna notizia.
Non conoscendo i dati “nascosti”, lo Stato che maggiormente, nel 2025, ha applicato la pena capitale è l’Iran, con almeno 2.159 esecuzioni, quasi il doppio rispetto al 2024. In salita anche le esecuzioni attuate in Arabia Saudita, almeno 356, e quelle eseguite negli USA, da 25 a 47 (quasi la metà in Florida). Ma i numeri salgono più o meno per tutti: Kuwait (da 6 a 17), Egitto (da 13 a 23), Singapore (da 9 a 17).
I Paesi che nel mondo applicano “ufficialmente” la pena di morte sono 17: Arabia Saudita, Cina, Corea del Nord, Egitto, Iran, Iraq, Somalia, USA, Vietnam, Yemen, Afghanistan, Kuwait, Singapore, Emirati Arabi Uniti, Giappone, Sud Sudan e Taiwan.
Leggendo questo elenco, emergono subito due riflessioni: la prima è che gli USA sono l’unico Paese cosiddetto “occidentale” in cui vige la pena di morte, la seconda è che in questo elenco non è presente nemmeno un Paese europeo, aspetto che non può che inorgoglire tutti noi che viviamo nel Vecchio Continente.
(26 maggio 2026)