Una carta d’identità dei vestiti, che tracci la loro sostenibilità, l’impatto sull’ambiente e che rassicuri il cliente su ciò che sta indossando. Ovs, gigante italiano del fast fashion quotato in Borsa e in crescita nonostante la pandemia (un fatturato con segno + 6 % rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente), fa il bilancio di una scelta ecologica abbracciata ormai quattro anni fa.
«Ero in viaggio negli Stati Uniti con la mia famiglia e mentre stavamo andando in aeroporto, a San Francisco, ho visto una coda fuori da un negozio. Mi sono subito fermato per vedere cosa stava attirando l’attenzione di così tanta gente ed ho scoperto in questo modo Everlane, il brand di moda ecosostenibile», racconta l’amministratore delegato di Ovs Stefano Beraldo, che ha potenziato il dna familiare del marchio senza trascurarne il potenziale fashion, come dimostra la recente collaborazione con Massimo Piombo.
Ispirandosi agli indici di sostenibilità ambientale indicati nelle etichette degli abiti Everlane, Beraldo ha creato WeCare il progetto green per Ovs, in cui la sostenibilità è stata pensata per sopravvivere oltre alla singola capsule collection. «Ogni funzione dell’azienda deve considerare gli impatti ambientali e sociali — spiega Beraldo —: le materie prime hanno un ruolo decisivo e per questo Ovs nel 2020 ha acquistato l’85% de lproprio cotone da fonti certificate e arriverà al ioo% nel 2021». Dal 2019 è inoltre attivo l’approvvigionamento di poliestere e poliammide riciclati che garantisce l’intera produzione di pile in poliestere, evitando così la dispersione di una quantità di plastica pari a circa 11 milioni di bottiglie. «Queste scelte hanno determinato una riduzione di oltre 30.000 tonnellate di CO2 e del consumo idrico di circa 10 milioni di m3».
In questo percorso virtuoso il denim, tessuto ad alto impatto ambientale per produzione e lavorazione, è stato particolarmente studiato, con la eliminazione nel 2019 del 100% dei trattamenti a base di permanganato di potassio. «Nel 2020 abbiamo ottenuto che il 65 % della merce Ovs è realizzata in modo sostenibile, con materiali certificati e processi sostenibili», aggiunge Beraldo, che individua come obiettivo a breve termine delle aziende di moda quello di migrare verso modelli di economia circolare.
Un piano in Ovs portato avanti con partner come l’Università di Padova con la quale Ovs ha messo a punto l’indicatore di ECO Valore che rappresenta il potenziale di riciclabilità del capo. «Il dna familiare del marchio ha reso ancora più importante questo cambiamento: Ovs ha una quota di mercato del 17% che fa riferimento al mondo del bambino e garantire una tracciabilità del prodotto ha ancora più significato. Tutto senza dimenticare il lato fashion, che non deve essere più quello del vestito da instagrammare e poi buttare, ma di un abito destinato a rimanere a lungo nel guardaroba».
di Michela Proietti
(da Liberi tutti del Corriere della Sera del 12 dicembre 2020)