E come se il mondo fosse diviso in due parti, che procedono in parallelo senza quasi toccarsi. Da una parte il mondo degli adulti, dall’altra quello dei giovani. Non è che in passato tra queste due “entità” ci fosse sempre una piena sintonia di intenti e di obiettivi. C’è stato ad esempio il Sessantotto, lo ricordiamo tutti: un periodo storico in cui i giovani – fino a quel momento considerati poco più che una fase di passaggio verso l’età adulta – hanno conquistato un ruolo autonomo nella società. Hanno detto: “Ci siamo anche noi”, con le loro idee, le loro certezze e le loro fragilità.
Leggi l’articolo di Lupa Solitario qui sotto, oppure da CSRoggi Magazine – n.3 – Anno 11 – Giugno/Luglio 2026; pag. 36)
Linguaggi, priorità e abitudini differenti
Il fatto è che questo scollamento, oggi, emerge in molti aspetti ordinari della vita quotidiana, fino a qualche decennio fa caratterizzati da esperienze comuni a giovani e adulti. Gesti, abitudini, scelte e linguaggi che un tempo accomunavano le diverse generazioni sono vissuti in modo sempre più differente, e riflettono valori, esigenze e priorità che si sono in modo progressivo allontanati.
Prendiamo l’ambito dei trasporti. Da anni, ormai, si osserva che molti giovani non sentono più l’esigenza di prendere la patente appena compiuti i diciotto anni. Per le generazioni precedenti era quasi un rito di passaggio verso l’autonomia, oggi non lo è più. Certo, incidono anche fattori economici: acquistare un’auto nuova è diventato proibitivo persino
per chi ha un lavoro stabile, figuriamoci per chi è all’inizio del proprio percorso. Ma il cambiamento non riguarda solo aspetti legati al portafoglio: è cambiato proprio il modo di concepire la mobilità e il rapporto con il possesso dell’automobile, che per la maggioranza dei giovani ha perso, tra l’altro, il ruolo di status symbol che è stato suo per decenni e decenni. Lo stesso vale per gli scooter: sono lontani i tempi in cui si discuteva con i genitori per ottenere il “Ciao” al compimento dei quattordici anni.
Anche il modo di informarsi è profondamente cambiato. Molti giovani non comprano quotidiani o riviste cartacee e si informano attraverso canali completamente diversi da quelli degli adulti. Guardano poca televisione e difficilmente seguono i telegiornali o i programmi di approfondimento. La televisione generalista è ormai percepita come un mezzo destinato soprattutto a un pubblico più anziano.
Pure la partecipazione politica sembra risentire di questa distanza. L’astensione al voto, soprattutto tra i più giovani, racconta una crescente sfiducia nelle istituzioni e nella possibilità che la politica riesca davvero a incidere sulla loro vita.

(foto: ©shutterstock)
Una minaccia all’ordine costituito
Gli esempi potrebbero essere molti altri. Ma la domanda da cui partire è una sola: da dove nasce questo scollamento generazionale? La situazione odierna è molto diversa da quella della fine degli anni Sessanta. Allora i giovani contestavano il mondo degli adulti e cercavano di cambiarlo. Oggi, nella maggior parte dei casi, non sembrano animati dalla stessa spinta. Più che ribelli, appaiono spesso disillusi e rassegnati.
Eppure un tentativo di far sentire la propria voce ogni tanto c’è. E avvenuto soprattutto sul tema della crisi climatica, una delle poche battaglie capaci di mobilitare milioni di ragazzi in tutto il mondo. Ma quella mobilitazione è stata spesso liquidata, dagli adulti, con superficialità. Basti pensare a Greta Thunberg, trasformata da molti nel bersaglio di scherni e polemiche, quasi fosse una minaccia all’ordine costituito anziché il simbolo di una generazione che chiedeva di essere ascoltata. Guai a mettere in discussione modelli consolidati, interessi economici e modi di pensare che pur appaiono ormai superati.
Servono energie e idee nuove
Eppure oggi, più che mai, abbiamo bisogno di cambiamenti.
Cambiamenti pacifici, ragionati, culturali, sostenibili e inclusivi. E difficile pensare che saranno soltanto gli adulti a realizzarli, quegli stessi adulti, peraltro, che questa situazione hanno contribuito direttamente o indirettamente a crearla. Servono energie e idee nuove e uno sguardo diverso sul mondo, solo così sarà possibile riuscire a reimpostare, anzi a rigenerare, lo spirito di comunità necessario all’affermazione di nuovi stili di vita rispettosi.
Naturalmente non basta essere giovani per avere ragione. Esistono giovani generosi e giovani irresponsabili, proprio come esistono adulti lungimiranti e adulti incapaci di guardare oltre il presente o, peggio ancora, nostalgici del passato. L’età, da sola, non è una garanzia. Ma una cosa è certa: una società che non ascolta i propri giovani finisce inevitabilmente per rinunciare a una parte del proprio futuro. Per questo oggi abbiamo bisogno di dare spazio ai giovani, nelle istituzioni, nella politica, nell’economia, nella cultura e in tutti gli ambiti della vita civile.
Lupa Solitario
(17 luglio 2026)
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