L’uomo della strada

E’ vero, oggi solo rispetto a poco tempo fa, si parla molto di più di Sostenibilità. Non c’è politico che non la “infili” in ogni sua proposta. Tutte le aziende, grandi e piccole, dichiarano (almeno a parole) che hanno nei loro piani un assoluto rispetto per gli “obiettivi 2030”. E persino le singole persone dicono che così non si può proprio più andare avanti.

Sia chiaro, non è che la cosa mi dispiaccia. Anzi. Sono contento che almeno la fase 1 sia decollata.

Però non posso esimermi dal fare una riflessione (che mi si impone dopo la lettura di un comunicato che adesso vi riporterò). E’ vero che tutti citano la parola “sostenibilità”, ma quasi sempre riferita esclusivamente alla sostenibilità ambientale. Non che sia una cosa di piccola importanza. Ma non possiamo dimenticare che gli obiettivi 2030, individuati dall’ONU, sono 17.

Ma ecco la notizia che allarga l’attenzione al di là del “green”.

“Niente stella Michelin a chi abusa del personale dietro ai fornelli. La proposta, sotto forma di petizione su Change.org, arriva dal National Chefs Union (il sindacato dei cuochi britannico): togliere il riconoscimento a quei ristoratori che si sono macchiati di abusi sul posto di lavoro. A far scattare la raccolta firme su Change.org sono stati gli ultimi episodi di cronaca verificatisi nel Regno Unito e che hanno messo sotto la lente d’ingrandimento il trattamento riservato ai dipendenti della ristorazione che, troppo spesso, devono fare i conti con atteggiamenti degradanti e irrispettosi, se non lesivi, della propria professionalità e della propria persona.

Abusi dietro ai fornelli? «È ora che brand globali come Michelin richiamino quegli chef che all’esterno hanno un’immagine sana e che invece sono molestatori sistemici e guidano le loro brigate in modo tribale, con le tecniche di una gang di delinquenti. Le aziende che li sponsorizzano dovrebbero rescindere i contratti e le guide dovrebbero chiamare gli abusi con il loro nome. I lavoratori dell’ospitalità meritano un trattamento migliore», si legge nel testo della petizione. «Alcuni dei ristoranti in cui avvengono queste situazioni assolutamente negative nei confronti del personale sono famosi in tutto il mondo e i loro titolari sono milionari, ma restano comodamente seduti sapendo che lo status di “stellati” protegge il loro nome e la loro immagine. Invece sono pienamente e legalmente responsabili degli abusi che avvengono nei loro locali fin dalle premesse, a prescindere dal numero di stelle che hanno», continua il testo della petizione.

Il riferimento più recente è a quanto accaduto nei ristoranti di una celebrità della cucina d’Oltremanica e titolare di due ristoranti a Edimburgo, uno dei quali è stato insignito della stella Michelin. Peccato che, nel frattempo, due chef senior siano stati sospesi in attesa di indagini interne dopo che alcuni ex-dipendenti li hanno accusati (via social) di aver creato un clima di lavoro «tossico e violento» a causa di urla, piatti rotti, scottature non accidentali, ecc. fra il 2017 e il 2019.

Bar, ristoranti e locali italiani, intanto, si preparano a diventare, soprattutto nel corso dell’estate, presìdi di sicurezza a difesa delle donne e promotori della cultura di genere. «Troppo spesso i pubblici esercizi vengono dipinti come luoghi pericolosi – ha sottolineato la presidente del Gruppo Donne Imprenditrici di Fipe-Confcommercio, Valentina Picca Bianchi – luoghi nei quali si pensa che sia lecito fare avances spinte alle ragazze che servono ai tavoli, o nei quali un sorriso in più fatto da una donna che lavora dietro a un bancone viene subito male interpretato. Luoghi in cui si lavora fino a notte fonda e, spesso le donne, titolari o dipendenti che siano, chiudono le saracinesche rimanendo sole nelle città ormai quasi deserte. Noi vogliamo ribaltare questo stereotipo e rafforzare i nostri locali in presìdi di legalità e di sicurezza, nonché creare una rete per promuovere e diffondere la cultura di genere. “

Insomma comincia a nascere attenzione anche verso altri obiettivi tra i 17 individuati come fondamentali. Bene, “non-solo-green”.

Ugo Canonici


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