L’uomo della strada

Era attesa da molto tempo una legge che desse il via alle “Società Benefit”, e la legge ha visto la luce.
La prima caratteristica che una società deve avere per potersi fregiare di tale riconoscimento è che deve essere sostenibile.
E fin qui possiamo dire che sono venute alla luce un buon numero di aziende che hanno dimostrato di esserlo.

Ma, proseguendo a leggere il testo ufficiale ci si imbatte in un altro periodo, non meno importante, e cioè che non basta essere sostenibili per essere una società benefit. Bisogna farlo sapere con un documento che dimostri, con numeri e dati, i reali cambiamenti che l’azienda sta apportando alla società, comunità o all’ambiente.

Insomma le Società Benefit hanno l’obbligo, dopo il primo anno, di stilare la valutazione d’impatto e renderla pubblica. Si tratta di un documento che rendiconta gli effetti dei cambiamenti prodotti dall’azienda sui destinatari del beneficio comune che hanno deciso di generare.
E questo documento non deve essere solo un mero elenco di attività, ma anche una valutazione in termini quali-quantitativi di come l’azienda sta impattando positivamente sull’ambiente, sulla società, sulle persone.
E, ovviamente, questa dichiarazione è obbligatoria affinché l’azienda non si fregi del semplice titolo di “Società Benefit”, senza arrecare un reale “beneficio comune” e cioè, non dia al mercato un’informazione ingannevole: “essere una Società Benefit” senza darne poi il riscontro tangibile.

Ma com’è, come non è, le cose non vanno ancora nella giusta direzione.
L’Osservatorio del NISB, Network Italiano delle Società Benefit, che ha lo scopo di raccogliere, valorizzare e creare network con, e tra, le società Benefit d’Italia e i vari protagonisti che ruotano loro intorno, asserisce che “purtroppo, stando ad alcune fonti solo poco più del 20% delle Società Benefit ha fatto almeno una valutazione d’impatto e poco più del 4% lo ha fatto e pubblicato sul proprio sito web tutte le volte che avrebbe dovuto. Peccato, perché tutte quelle che non lo fanno, e sono troppe, seminano dubbi sulla loro reale intenzione di essere una società benefit, oltre che trasgredire a un obbligo di legge.”

Insomma, non basta dirlo.

Il NISB ha allora pensato di incentivare l’attenzione a seguire la legge lanciando il Premio Impact Award, che premia la migliore valutazione d’impatto secondo tre principali elementi: contenuti, metodo e usabilità.
Basterà?

Ugo Canonici


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