A farla da padrone è da sempre la mobilità privata, una tendenza che nei prossimi mesi (anni?) rischia di accentuarsi ancora di più a causa del Coronavirus. Nel 2019 il tasso di motorizzazione è stato pari a 656 auto ogni 1.000 abitanti, un dato in crescita da 20 anni e che non ha eguali in Europa Occidentale. Tra il 60% e il 70% degli spostamenti avviene ancora in auto. Oggi gli italiani sono meno propensi ad utilizzare bus, tram, metropolitana per il timore di nuovi possibili contagi, optando per le due o le quattro mote all’interno delle cerchie urbane.

Secondo la ricerca «Auto protagonista della mobilità post Covid – Gli spostamenti degli italiani nella fase di ripartenza», condotta da Aniasa, l’associazione che all’interno di Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità, e da Bain Company, più della metà degli intervistati (su un campione rappresentativo di 1.000 residenti a Roma, Milano, Torino), ritiene di poter tornare agli spostamenti pre-pandemia solo tra più di 6 mesi e un quarto non prima di un anno. I timori sono soprattutto legati al trasporto pubblico locale (quasi il 70% del campione dichiara di volerlo utilizzare meno di prima), mentre il 47% intende ricorrere meno anche ai taxi. Si rinuncia agli spostamenti meno necessari, come quelli per ristoranti e shopping, ma anche per il lavoro (grazie ai ricorso allo smart working).

E il car sharing? Se il 46% intende utilizzarlo come o più di prima, il resto del campione sta usufruendo meno del servizio. Di quest’ultimi, il 64% lo fa per preoccupazioni di carattere sanitario, il 30% perché non ne ha bisogno potendo lavorare a casa.

Nel medio periodo, però, sottolineano Aniasa e Bain Company, il car sharing potrà da un lato recuperare la fiducia dei suoi fruitori (il 44% degli scettici è già oggi pronto a superare i propri timori in presenza di chiari protocolli di sanificazione delle auto), dall’altro ampliare la propria clientela a chi non usufruirà più dei mezzi pubblici. Stesso discorso per il noleggio a breve termine. Il 50% del campione dice di volerlo utilizzare come o più di prima.

I timori sono legati solo per un terzo degli intervistati a ragioni igienico-sanitarie, mentre nel 54% dei casi riguardano la variazione delle abitudini lavorative o le difficoltà economiche anche dovute alla perdita o al cambio di lavoro (55%). «L’offerta di mobilità è destinata a cambiare notevolmente — spiega Gianluca Di Loreto, partner di Bain Company —. Il digitale aumenterà il proprio peso e un ruolo sempre più centrale spetterà ai servizi a discapito del prodotto, l’esperienza di utilizzo prevarrà su quella di acquisto».

di Andrea Salvadori

(da L’Economia del Corriere della Sera del 20 luglio 2020)

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