Fin dalla fondazione, Medtronic mette al centro della sua attenzione l’accesso alle cure da parte di tutti. Con l’obiettivo di garantire sempre più un’innovazione di tipo sociale, l’azienda creata a Minneapolis nel 1949 e oggi leader mondiale in tecnologia e servizi medicali è alla costante ricerca di soluzioni nuove, innovative, digitali per il paziente e per la comunità che lo accoglie, in attuazione del concetto di Community engagement.
Fare sostenibilità, per Medtronic, non significa dover fare qualcosa di più rispetto a prima, significa aggiungere un punto di vista diverso, che va ad aggiungersi a quelli utilizzati normalmente, in genere concentrati sul solo aspetto della fattibilità economica. Il fatto di “aggiungere” un’attenzione sociale a quello che si fa – è l’idea che si porta avanti in Medtronic – significa “semplicemente” dare ai progetti eseguiti un impatto diverso, più significativo dal punto di vista sociale e comunitario.
Per poter fare questo è necessario coinvolgere quante più persone possibile per riuscire, come si dice adesso, a “scaricare a terra” iniziative sostenibili concrete, che possano toccare il business: negli ultimi mesi almeno un dipendente di Medtronic Italia su quattro ha avuto a che fare con progetti pensati in questa direzione.
Ne parliamo con Armida Gigante, Sustainability, Open Innovation & Stakeholder Experience Sr Manager Medtronic Italia.
Dottoressa Gigante, l’impegno sostenibile di Medtronic è noto da anni. Quali sono le novità del vostro presente impegno?
«La novità è che l’ultimo G20 ha di fatto certificato l’entrata dell’healthcare nell’Agenda ONU, riconoscendo l’importanza di intraprendere la strada vero sistemi sanitari sempre più sostenibili. È quanto noi di Medtronic abbiamo compreso da tempo e che oggi cerchiamo di far capire in modo più esteso possibile all’interno della nostra realtà aziendale e presso tutti coloro che hanno a che fare, a vario, titolo con essa».
Qual è il percorso da voi intrapreso in attuazione di questo obiettivo?
«Abbiamo iniziato a far crescere la sensibilità delle persone sul fatto che ognuno, con il proprio comportamento, può dare un contributo prezioso dal punto di vista della sostenibilità. Per farlo abbiamo dovuto anzitutto pervenire a una definizione univoca di sostenibilità, interessando tutte le realtà coinvolte nel nostro percorso – dal board ai dipendenti a agli stakeholder – per capire le diverse sfaccettature in cui si pensa debba consistere l’intervento sostenibile dell’azienda e interpretare le diverse visioni in relazione alle priorità che ci poniamo per il futuro».
A quale conclusione siete pervenuti?
«Questo lavoro ci ha portati a conciliare ancor più innovazione e sostenibilità, perché ci siamo resi conto che anche a livello di business l’innovazione è la chiave che coinvolge maggiormente le persone e le distoglie dal pensare alla sostenibilità come a qualcosa che deve essere fatta in modo individuale, o comunque “a compartimenti stagni”. Abbiamo per questo deciso di puntare su un modo di operare che riteniamo oggi fondamentale, lo ribadisco, che è quello del sempre maggiore coinvolgimento delle persone».
Qual è il vostro approccio in questo senso?
«È quello dell’One health, che consiste nel puntare con decisione su salute e connessioni. Il che per noi significa mettere sempre più la persona al centro e rendere le cure sempre più accessibili ed eque senza dimenticare l’importanza della salute dell’ambiente e del mondo nel suo complesso. E significa in particolare, fare leva sulla prevenzione e sugli stili di vita, lavorare per il benessere della persona prima che questa arrivi al momento acuto della malattia. Lo possiamo fare, lo vogliamo fare, con l’aiuto delle nuove tecnologie, con cui è possibile accelerare l’integrazione e la connessione delle cure per le più importanti malattie croniche, tecnologie che oggi si identificano con intelligenza artificiale, robotica, 5G e sensoristica. La nostra missione aziendale promuove il principio di “good citizenship” che si realizza mettendo tecnologia, sapere e persone a disposizione della comunità, attraverso un’azione quotidiana di “ingegnerizzazione dello straordinario”».
Dal punto di vista della “messa a terra” quali sono gli obiettivi che vi prefissate per il futuro?
«Per noi le priorità sono quelle di realizzare un healtcare più sostenibile e inclusivo e gli obiettivi che ci siamo dati sono quelli di diventare carbon neutral entro il 2030, di aumentare l’accesso alle cure e di accrescere l’attenzione a concetti come inclusion e diversity di genere e di etnia, creando una cultura che coinvolga persone, azienda e comunità e che sia tale da eliminare le barriere che impediscono la piena espressione del potenziale e da consentire alle minoranze di avere un posto ai nostri tavoli di lavoro».
Per raggiungere questi obiettivi, si è accennato prima, avete bisogno di “uscire” dall’azienda e interagire con il mondo esterno. Come attuate questa esigenza?
«Noi parliamo di viaggio sostenibile di Medtronic IN Italia, con la “IN” grande perché vogliamo essere presenti sul territorio e sul mercato non solo con la nostra parte di vendita ma anche come protagonisti di una visione nuova, rispettosa della salute delle persone e dell’ambiente in cui queste vivono. Sono tante le iniziative che ci hanno visto fin qui impegnati per un’azione di impresa più ampia. Siamo partiti con una profonda azione di ascolto degli stakeholder con la “Value Based Agenda” e siamo stati promotori di “Donne Leader in Sanità”, con cui abbiamo voluto stimolare la presenza di donne nel nostro settore.
Abbiamo poi creato “Open Innovation Lab”, uno spazio di connessione tra Impresa, Ricerca e Università, oltre che un laboratorio in cui valorizzare appieno i giovani talenti. Questo ci permette di entrare in contatto anche con il mondo delle start-up, realtà che hanno un modo di lavorare che va al di fuori delle regole che sono proprie di una grande corporation e quindi sono portatrici di una freschezza e di un’agilità di risposta agli stakeholder più veloce. A tutto ciò si aggiunge la costante collaborazione che manteniamo con le Associazioni Pazienti per creare consapevolezza e stimolare la prevenzione e l’attività di volontariato eseguite attraverso Medtronic Foundation».

Sembra di capire che per voi gli stakeholder sono una risorsa destinata a diventare sempre più importante …
«È proprio così, per noi è un punto fermo il fatto che in ambito di innovazione e sostenibilità sia necessario sviluppare un’abilità organizzativa che abbia nell’ascolto degli stakeholder un elemento centrale, chiave. Per questo pensiamo che la nostra capacità debba essere quella di intercettare i loro bisogni, preziosi indicatori dei cambiamenti che sono via via in corso».
Quale “viaggio” avete pensato per diventare social contributor?
«Vogliamo pervenire a una nuova abilità organizzativa grazie all’utilizzo di un’innovazione che sia del tutto sostenibile. Dall’ascolto degli stakeholder, e da quello dei nostri dipendenti, abbiamo identificato cinque progettualità che ci consentiranno di procedere nei nostri intenti nei prossimi mesi. I progetti che abbiamo identificato si concretizzeranno in Hackaton, cioè contest, occasioni create all’interno dell’azienda, con la partecipazione dei dipendenti o con il coinvolgimento di start-up, istituti di ricerca, università, che si confronteranno intorno a cinque challenge specifiche. Lavoreremo per migliorare il modo in cui operiamo dal punto di vista della produzione, per risolvere problematiche di accesso alle cure legate alle cronicità di cui ci occupiamo, per ridurre gli sprechi di prodotti in scadenza, per migliorare con l’Intelligenza Artificiale la gestione del magazzino. Infine, progetteremo progetti di plant awareness per amplificare il contributo alla sostenibilità ambientale dell’approccio lean».
In attuazione di questo progetti, come pensate di riuscire a far dialogare soggetti così diversi tra loro?
«Non è sempre facile gestire l’incontro di persone che hanno poco in comune tra loro, ma c’è da dire che più sono lontane e più, se sei in grado di coordinarle, riesci a ottenere chiavi di letture nuove, che nascono da uno sforzo corale che mira a un obiettivo di responsabilità sociale condiviso e fortemente voluto da tutti. Per quanto riguarda l’aspetto della formazione, abbiamo pensato di arricchire la Medtronic Accademy con una Masterclass di Design Thinking e Agile, con cui sviluppare il talento e valorizzare l’unicità delle persone. Per abilitare il cambiamento e potenziare la nostra capacità di realizzare il futuro che abbiamo disegnato, faremo infine leva su una governance più dinamica e inclusiva, su strumenti digitali e su spazi fisici e virtuali realizzati con Smartmed e Open Innovation Lab, con il contributo di un ecosistema composto da Università, Istituti di ricerca e start-up».
di Luca Palestra
(da CSRoggi Magazine – Anno 7 – n.3/4– Settembre 2022; pag. 16)