Si parla sempre più spesso di Etica: del suo ruolo, della sua importanza ma anche della sua percezione e della sua applicazione in vari ambiti lavorativi.

Per conoscere meglio questo argomento -così complesso e ricco di sfumature- e fare il punto sullo stato attuale delle normative ad esso dedicate e dell’impatto che l’etica assume sulle persone che sono parte di un’azienda e con i loro comportamenti fanno l’azienda, si è svolto l’incontro “Ruolo e applicazioni dell’etica aziendale”. Un’iniziativa organizzata da Medtronic, azienda leader di soluzioni e tecnologie mediche per riflettere non solo sul ruolo e sull’importanza dell’Etica, ma anche per parlare della sua percezione e applicazione all’interno delle imprese – del Life Science, ma non solo, da molteplici punti di vista: normativo, psicologico, relazionale.

“L’esigenza di organizzare un evento dedicato su questo tema – spiega Paolo Recanatesi, Legal & Compliance Director di Medtronic Italia – deriva da una semplice constatazione: la gestione aziendale e i processi organizzativi non possono ormai prescindere da aspettative in termini di integrità, onestà e trasparenza. Una azienda che ambisce al ruolo di leader deve necessariamente essere identificata non tanto sulla base di che cosa produce o di che cosa offre sul mercato quanto piuttosto sul “perché” lo fa, cioè sulla spinta etica, sul credo che la anima, e sul “come” lo fa. Comprendere queste aspettative è fondamentale e costituisce una naturale premessa  per poter comunicare e, quindi, trasmettere valori condivisi e comportamenti corretti in cui le persone si possano riconoscere. Una corporate governance efficiente ed efficace volta a garantire un buon governo dell’impresa si rende, oggi più che mai, doverosa ”.

Ma in che modo l’etica si applica alle imprese? E come essa modella la responsabilità sociale delle stesse? È possibile tenere in considerazione con successo l’etica e l’integrità nell’elaborare le strategie d’impresa? Quali sono le basi delle decisioni etiche e come queste possono influenzare le scelte aziendali?

Questi i temi al centro del dibattito che ha visto tra i protagonisti l’Avvocato Paola Sangiovanni (Avvocato, Partner Gitti and Partners, Studio Legale Associato), la Dottoressa Silvia Foglini (Psicologa), il Dottor Lorenzo Pascali (Consulente Giuridico e di Corporate Governance) , il Professor Giampaolo Azzoni (Prof. Ordinario Dipartimento Giurisprudenza, Università degli Studi di Pavia).

Protagonista indiscusso quando si parla di etica nel contesto normativo è il Decreto legislativo 231/2001, che ha introdotto nell’ordinamento italiano la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche e delle società. Si tratta di un decreto che ha portato novità sostanziali nell’ordinamento nazionale, stabilendo che gli enti (ossia le aziende) possano essere ritenuti responsabili in caso di reati (tentati o portati a compimento), a vantaggio dell’ente stesso da personale interno: figure apicali (amministratori, dirigenti, funzionari, etc.) o personale sotto la loro diretta sorveglianza. Da qui l’importanza delle persone che fanno parte dell’azienda e che assumono un ruolo fondamentale nell’attuazione dell’etica che inevitabilmente si ripercuote sull’immagine aziendale. Nella pratica, questo significa che il Decreto legislativo 231 ribalta il principio, precedentemente in vigore, secondo il quale “Societas delinqueri non potest” e si applica a tutti gli enti, siano essi associazioni, società, fondazioni etc., con personalità giuridica o meno.

Tutte le aziende, anche le piccole imprese, se ritengono di essere esposte al rischio di contestazione delle violazioni citate nella norma, possono adottare un Modello di organizzazione e gestione 231. Il Modello, se correttamente applicato, permette all’ente di tutelarsi e di dimostrare la propria estraneità ad eventuali fatti illeciti. Quanto è emerso ancor più esplicitamente durante l’incontro è proprio il contributo delle singole persone che compongono un’azienda e che concorrono a fare di essa un’azienda “etica”.

Ma nel concetto dell’etica c’è un altro aspetto che assume un ruolo imprescindibile, la comunicazione, necessaria sia nella fase di costruzione del Modello 231 sia durante la sua fase di attuazione, sia in caso di whistleblowing, ossia di segnalazione di azioni illecite o fraudolente.

Oggi, In Italia, la legge tutela il whistleblowing, nel settore pubblico e privato, ma non sono previsti meccanismi di premialità per il segnalante. Un meccanismo ancora da perfezionare, se si pensa che solo una parte dei comportamenti scorretti viene segnalata e corretta.

Parte da qui la riflessione sul perché fatti eticamente scorretti continuino ad avvenire. Un quesito che impone una valutazione su che cosa sia psicologicamente la scorrettezza professionale, e cosa spinga ad alimentarla o a non segnalarla. L’illegalità o la scorrettezza in generale è una Forma Mentis, una cultura psicologica costruita quotidianamente come risultato di alcuni fattori: un clima di “umiliazione” e squalifica, la “paura” di rovinare i rapporti, di ritorsioni, di reazioni negative, di perdere qualcosa di proprio…, una consolidata abitudine alla tolleranza. Le segnalazioni non avvengono, probabilmente, non solo perché talvolta i limiti non sono chiari, o non lo è la loro applicazione o i provvedimenti non sono percepiti come tutelanti, ma anche perché si vive in un clima di confusione tra relazioni professionali e personali, ci si identifica con la propria prestazione o comportamento e le deroghe alla regola – piccole o grandi che siano – sono percepite come misura del valore del legame umano e della lealtà. Quest’ultima dimensione, molto diffusa nel contesto italiano, è un motore psicologico potente, di cui tenere conto.

Anche l’attuale esperienza dettata dalla gestione del COVID-19 sta apportando mutamenti nell’ambito dell’etica aziendale. In particolare, sta modificando alcune dimensioni psicologiche su cui si fondavano l’etica e le scelte quotidiane: questo appare evidente nella “separazione”, che ha preso il posto della continua interconnessione unita al senso di appartenenza; nella percezione dell’identità individuale al posto di quella collettiva; nella responsabilità e tutela della propria e altrui salute; nella gestione delle modalità comunicative e relazionali, dei rapporti interpersonali e dei «codici di cortesia»; nel ruolo delle istituzioni, dei protocolli, delle regole, delle richieste. Un cambiamento destinato a proseguire, sotto il segno -in generale- di un maggiore senso di responsabilità.

Il concetto di responsabilità, insieme a quello di integrità professionale, è centrale in una prospettiva operativa non solo di etica degli affari, ma anche e soprattutto di benessere organizzativo. L’integrità professionale richiama la responsabilità personale e, insieme, il rispetto per le condizioni di una buona convivenza e per la correttezza delle decisioni manageriali. Per questo motivo, una “buona” azienda, a prescindere dalle dimensioni, sarà sempre più spesso chiamata ad assumere comportamenti etici e a promuovere iniziative finalizzate a sensibilizzare tutti i dipendenti su questo tema.

Questa iniziativa è l’inizio di un percorso che segna sempre di più le mille facce dell’etica e dell’importanza che questo concetto assume ogni giorno di più nel quotidiano del singolo e dell’impresa divenendo il protagonista indiscusso nel contesto lavorativo di oggi.

 

 

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