Un’interrogazione urgente al ministero dell’Interno denuncia la gravità della cosi-detta legge «spazzacorrotti». L’ha presentata il senatore democratico Andrea Ferrazzi, insieme a 31 colleghi del gruppo Pd a Palazzo Madama. Ne stigmatizza «la logica punitiva sottesa, che rende la misura del discredito che ha colpito il mondo della politica, ma poi colpisce realtà la cui finalità è non lucrativa e di utilità sodale». Ferrazzi chiede al ministro Salvini «quali iniziative intenda adottare al fine di stabilire gli esatti obblighi di trasparenza di fondazioni, associazioni e comitati, chiarendo se questi includano anche l’elenco dei donatori». Mecenati che, non di rado, vogliono rimanere anonimi.

Il comma che equipara fondazioni, associazioni e comitati ai partiti (se negli ultimi dieci anni hanno annoverato nei propri organi di governo persone che abbiano avuto un qualsiasi incarico politico) ha la forza di un tornado e avrà più d’un effetto paradosso. Persino la Fondazione del Teatro alla Scala, salvo mandare a gambe all’aria lo statuto o costringere il sindaco Giuseppe Sala, che presiede il cda, a dimettersi, dovrà «inviare bilanci, dati, nomi di eventuali J donatori alla commissione trasparenza della Camera»: spiega Paolo Alli, ex deputato e presidente di Alternativa Popolare. «Ce un clima di caccia alle streghe. Ho già ricevuto la richiesta dì segnalare gli aderenti al partito che hanno avuto un ruolo nella politica e che oggi sono in organismi assodativi. Questo modo di demonizzare la politica si sta traducendo in un inconcepibile attacco al Terzo settore»

Il deputato azzurro Roberto Novelli annuncia un emendamento, perché «siano modificate le norme che colpiscono il no profit», mentre l’onorevole Maurizio Lupi, presidente di Noi con malia-Gruppo Misto, spiega: «La norma non lascia dubbi interpretativi». E auspica un’iniziativa bipartsan. «Diciamo che d siamo accorti dell’errore e dobbiamo correggerlo. Il comma in questione è stato sottaciuto da chi voleva attaccare le fondazioni collaterali alle attività dei partiti. L’obiettivo poteva essere giusto ma andava individuato un percorso trasparente. Quando si fa di tutta l’erba un fascio c’è il rischio di buttare via il bambino con l’acqua sporca».

Paola D’Amico

 

(da Corriere della Sera del 18 marzo 2019)

vedi anche La norma spazzacorrotti minaccia il Terzo settore: «Non siamo partiti politici»

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