Bruno Calchera

Ci uniamo anche noi alle riflessioni di Ferruccio de Bortoli su L’Economia (pagg 1-3) che hanno posto una importante riflessione sul tema. Alessandro Puato del Corriere della Sera aveva anticipato alcuni contenuti del pezzo di De Bortoli già il giorno prima della pubblicazione. Il pregio delle riflessioni dell’ex Direttore del Corriere della Sera sta proprio nelle misurate considerazioni sullo “Stato dell’Economia Circolare.”

Un dato su tutti: l’Italia ha il primato in Europa nell’uso della Economia Circolare: un significativo 21,6% contro una media europea del 12,2. Evidentemente alcune filiere produttive vanno molto meglio di altre (carta, metalli, legno, ecc..) mentre altre manifestano difficoltà (frazioni organiche, le stesse plastiche, scarti elettrici, rifiuti tessili, pannolini). Non è semplice la valutazione sul da farsi.
“Nello slancio etico, del tutto apprezzabile, che si possa riciclare ogni cosa – e purtroppo non è vero – ci siamo illusi che sia sempre estraibile del valore a costi sostenibili e purtroppo così non va”.
Due esempi per confermare quanto sopra: “nel tessile c’è di tutto. Non sempre vale la pena di separare con alti costi una materia dall’altra.”

Un altro aspetto è la distinzione tra RIUSO e RICICLO. Entrambi mostrano criticità.
L’attenzione ai costi viene prima della decisione di attivarsi in una direzione o in un’altra. È poi molto difficile recuperare prodotti di buona qualità provenienti dall’estero.

Vi sono situazioni come quella del riciclo tessile – obbligatorio in Italia dal 2022 e nella UE dal 2025 – nelle quali si è creata una condizione di stallo. Si accumulano scarti di vestiti per i quali è complesso il riciclo e il riuso, vista l’infima qualità dell’ultra fast fashion, soprattutto cinese”.

Nei testi dedicati alla Economia circolare spesso NON si fa cenno ai problemi che sono insiti al processo di trasformazione innovativa.
Ad esempio non si fa cenno spesso, proprio nel trattare di Economia Circolare, ai problemi che questa nuova strada comporta. Ne è un esempio la prefazione di Fabio Benasso – Presidente e A.D: Accenture al libro: Circular Economy, Egea Edizioni. L’economia circolare e parte delle soluzioni concrete che le aziende potranno adottare per generare valore nel medio e lungo termine e mitigare i rischi”.  È un testo del 2015 quindi si intuisce bene la stima e l’incoraggiamento a sistemi innovativi e l’Economia circolare è uno di questi. Pertanto la spinta è totalmente piena di suggerimenti positivi, gli anni hanno dimostrato che vi sono problemi spesso insormontabili.

L’attenzione ai costi e ai segmenti di prodotti è più o meno facile da trasformare, in questo caso ottimi risultati ha dato alla Moda la Circular Economy ma non in modo generalista. È stata sempre necessaria una valutazione ex ante della tipologia dei tessuti e la loro provenienza.

Nei testi più importanti sulla Sostenibilità, ne cito un altro: “Sostenibilità e valore ESG” di A Botti, G. Felici, M. Peta ed altri edito da Maggioli nel 2023 si incoraggia alla Sostenibilità Circolare (pag.198), ma non si fa cenno alle problematiche relative al rapporto con i costi, ingenerando una fiducia molto esagerata rispetto alla reale possibilità.

L’articolo di De Bortoli è benvenuto: da una parte incoraggia, dall’altra sottolinea che non sono rose e fiori in ogni settore dell’economia e che la relazione costi-benefici resta la base della convenienza dell’Economia circolare.

(19 gennaio 2026)
(Foto di Mollyroselee da Pixabay)

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