Negli ultimi due anni tutto è diventato “Digital”, “4.0”, ogni campo e settore è stato permeato dai concetti di “innovazione tecnologica”, “nuove tecnologie”, “Intelligenza artificiale”, “Internet delle cose”, “Blockchain”. Spesso queste parole sono state utilizzate solo come “etichette”, che non veicolavano alcun contenuto veramente innovativo, se non nelle intenzioni, una sorta di moda cui ogni progetto doveva uniformarsi per ragioni di marketing. Come il precedente abuso di “green”, stiamo assistendo all’abuso di “Tech”.

Ma i processi di digitalizzazione sono reali, e gli strumenti tecnologici concreti e a disposizione.

Il registro distribuito (Blockchain)

L’Italia è il primo paese Europeo ad aver definito e regolamentato le transazioni che vengono registrate su un Registro Distribuito (Distributed Public Ledger) o Blockchain. Nel Decreto Semplificazioni Legge, 11/02/2019 n° 12, G.U. 12/02/2019 articolo 8-ter, punto 1) leggiamo una chiara definizione di Blockchain: “Le tecnologie e i protocolli informatici che usano un registro condiviso, distribuito, replicabile, accessibile simultaneamente, architetturalmente decentralizzato su basi crittografiche, tali da consentire la registrazione, la convalida, l’aggiornamento e l’archiviazione di dati sia in chiaro che ulteriormente protetti da crittografia verificabili da ciascun partecipante, non alterabili e non modificabili”.

L’applicazione più nota di questa tecnologia è l’ambito finanziario (la tanto nominata FinTech), la loro popolarità è stata contestuale a quella delle criptovalute (bitcoin, Ether…), ma le nuove tecnologie sono uno strumento già utilizzato anche a supporto della sostenibilità.

Sull’argomento, infatti, si è già svolto, a Tokyo, il 6 ottobre 2018, il primo summit internazionale per discutere di come la tecnologia Blockchain possa essere utilizzata per risolvere i più pressanti problemi sociali ed ecologici globali, dal titolo “Blockchain x Sustainable Development Goals”; il summit è stato organizzato da Social Innovation Japan, un incubatore giapponese per i cambiamenti sociali.

Il sostegno ai Goals dell’ONU

Al momento, i principali ambiti in cui la tecnologia Blockchain viene utilizzata a supporto degli Sdgs (Sustainable Development Goals) sono:

  • gestione della catena di fornitura: la tecnologia Blockchain consente la tracciatura di tutta la catena di fornitura, dal produttore, al retailer, al negozio, rendendo trasparente al consumatore l’intero processo
  • diritto all’Identità: Blockchain abilita l’accesso a un’identità digitale, trasparente e garantita dalle transazioni, univoca e completa (questa applicazione di Blockchain risulta molto rilevante in contesti di guerra, in cui i documenti di identità possono andare distrutti, rubati o persi);
  • aiuti finanziari: tracciabilità delle donazioni e trasparenza sul percorso dei fondi lungo tutto il processo di valore.

Alcuni esempi concreti, di cui il primo Istituzionale, molto coerente con il primato Italiano a livello legale, sopra citato.

Il MISE Ministero per lo Sviluppo Economico ha promosso un progetto pilota, dal titolo “Blockchain per la tracciabilità nel tessile, per esplorare come la tecnologia blockchain possa supportare il “Made in Italy”: si tratta di un esempio di tracciatura della filiera di fornitura che comprende tutti i passaggi, dal reperimento delle materie prime, alla loro trasformazione, tutti i passaggi di lavorazione, tutti i trasporti e la distribuzione.

Il progetto ha lo scopo di realizzare uno studio di fattibilità, focalizzato sulla filiera del tessile, che possa fungere da modello di partenza per tutti i settori del “Made in Italy”.

Il progetto “Blockhain for zero hunger”

Se rivolgiamo uno sguardo all’orizzonte internazionale, troviamo esempi in cui la Blockchain abilita un forte impatto sociale. Il più emblematico è il progetto del WFP “Blockchain for zero hunger”.

Il World Food Programme è l’agenzia delle Nazioni Unite per il Programma Alimentare Mondiale, è l’organizzazione umanitaria più importante al mondo e sta utilizzando tecnologia Blockchain nel campi profughi. Il progetto ha lo scopo di fornire alle persone un’identità digitale (che può contenere tutte le informazioni anagrafiche, storiche, genealogiche e sanitarie), rilevabile tramite scansione oculare, collegata a un account (un portafogli virtuale) che consente al rifugiato di acquistare beni di prima necessità semplicemente guardando dentro un dispositivo. Il WFP paga direttamente i negozianti, per le spese sanitarie e alimentari sostenute dai singoli individui, senza che il denaro si perda in transazioni bancarie, con il rischio di non essere mai messo realmente a disposizione dei beneficiari dei progetti. Grazie a questa tecnologia, il WFP ha ridotto del 98% i costi legati alle transazioni bancarie per il trasferimento di soldi ai beneficiari, inoltre ha azzerato il rischio che il denaro venga intercettato e trafugato.

Charity Wall, per raccogliere fondi

Un esempio di applicazione della Blockchain nel campo degli aiuti finanziari/donazioni per progetti umanitari è CHARITY WALL, un portale web che offre un servizio in outsourcing per enti del Terzo settore per le attività di raccolta fondi.

Attraverso la tecnologia Blockchain (utilizzata come strumento notarile della documentazione per le sue caratteristiche di decentralizzazione, sicurezza, immutabilità e persistenza nel tempo), la piattaforma contribuisce a creare un circolo virtuoso tra donatori e fondazioni no-profit e a rafforzare il loro rapporto, grazie alla garanzia di trasparenza dei progetti, alla possibilità di seguirne costantemente lo sviluppo e l’allocazione dei fondi, a beneficio dei donatori, e degli enti del Terzo settore, che possono contare su uno strumento affidabile e garantito di gestione dei fondi, a vantaggio della realizzazione concreta dei progetti umanitari. La tecnologia, inoltre, si presta a supportare in modo preciso e trasparente anche tutti i processi di rendicontazione e misurazione dell’impatto sociale dei progetti.

Come abbiamo visto la tecnologia Blockchain può essere integrata con altre nuove tecnologie, come l’IoT, Internet of Things, (ma anche Big data Processing e Intelligenza Artificiale) per implementare, in modo innovativo, progetti di CSR.

di Roberta Culella

(da CSRoggi Magazine, anno 4, n.3, Luglio 2019, pag. 24)


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