Non tenete il Terzo settore ai margini dell’emergenza. Usate l’esperienza di migliaia di volontari attivi negli ospedali e nel campo della sanità, valorizzate con tutte le precauzioni del caso la conoscenza di tante persone che, a partire dal mondo delle associazioni impegnate nel servizio ai malati, sono disposte a dare una mano. «È in gioco un patrimonio di relazioni, che è fondamento della coesione nazionale» spiega l’economista Stefano Zamagni, voce storica dell’economia civile e del non profit. «Dopo aver eseguito gli ordini impartiti dalle autorità, ora è necessario coinvolgere i corpi intermedi. Mi rivolgo direttamente al governo: lo Stato non può fare tutto da solo, le Regioni vacillano sotto il peso del contagio. Impediamo che tutto crolli sulle spalle di chi è adesso in prima linea» spiega il professore, che dal 27 marzo 2019 è presidente della Pontificia accademia delle scienze sociali, su nomina di papa Francesco.

Intanto gli appelli e le mobilitazioni alla solidarietà si moltiplicano, in questi giorni. Non basta? La fotografia dell’infermiera che si è addormentata tra un ricovero e l’altro è emblematica della situazione. Gli appelli vanno bene, ma non vorrei che sottovalutassimo le implicazioni di natura sociale e spirituale che dovremo affrontare quando tutto questo sarà finito. Le energie notevolissime della società civile sono note a tutti e possono contare su secoli di storia, basti pensare che le prime Misericordie nacquero in Toscana nel 1200. Per questo in una fase epocale come questa non si può considerare il Terzo settore irrilevante o, peggio, trattarlo secondo una logica di sudditanza. Tanto più che a essere in gioco è proprio il tessuto sociale del Paese.

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Continua la lettura dell’articolo di Diego Motta su avvenire.it del 17 marzo 2020

 

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