L’Opinione

Tra sostenibilità e innovazione c’è un rapporto biunivoco, cioè, come spiegano i vocabolari: mutuo, reciproco, scambievole, vicendevole. Le ragioni sono nella realtà dei fatti. Stiamo vivendo un momento altrettanto drammatico, quanto di grandi cambiamenti. Drammatico: per le conseguenze della pandemia e per i costi economici e sociali per la battaglia contro il virus. Di grandi cambiamenti: perché la trasformazione tecnologica ha una velocità sempre più forte e costituisce un’inedita e rapida evoluzione nei modi di vivere e di lavorare.

Ma come ha affermato il neoministro Enrico Giovannini in un dialogo organizzato da Aggiornamenti sociali: «Non dobbiamo rimbalzare indietro, tornando a dove eravamo prima dell’arrivo del virus, ma in avanti dando prova di “resilienza trasformativa”».

In effetti resilienza è diventata la parola d’ordine di questi tempi. La capacità di un sistema di adattarsi al cambiamento va peraltro di pari passo con un’altra sigla che ha assunto un ruolo di primo piano: ESG (Ambiente, Socialità, Governance). E non è solo una moda. C’è fortunatamente una graduale dinamica strutturale su molti fronti, anche nel complesso mondo finanziario, come ha recentemente sottolineato lo stesso Governatore della Banca d’Italia: «siamo di fronte – ha affermato Ignazio Visco – a una forte espansione della finanza sostenibile, ampliando la disponibilità di capitali per finanziare la transizione verso un’economia a basso impatto ambientale».

Le prospettive appaiono quindi altrettanto difficili, quanto positive. Dal profilo politico con la creazione del nuovo ministero per la transizione ecologica, guidato da una personalità pragmatica come Roberto Cingolani che dovrà pianificare, monitorare e sostenere tutti i progetti di respiro nazionale dedicati all’economia circolare, all’abbattimento delle emissioni, alla sostenibilità ambientale, al contenimento degli effetti dei cambiamenti climatici. Dal profilo finanziario con le disponibilità dei fondi europei e con la ritrovata attenzione dei capitali privati. Dal profilo sociale con una visione che, pur con limiti e difficoltà, comprende sempre di più il ruolo del non profit e con una sensibilità crescente verso le problematiche ambientali.

Con un passo fondamentale, per ora solo accennato. Quello che coinvolge sempre di più la scuola e tutte le strutture educative, con l’Università in prima linea. Perché innovazione e sostenibilità devono partire dal basso, dalla convinzione condivisa che è giocando su questi tavoli che si possono vincere le difficili sfide della pandemia e soprattutto del dopo-pandemia.

di Gianfranco Fabi

(da CSRoggi Magazine, anno 6, n.2, Marzo/Aprile 2021, pag. 7)


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