Sembra sia saltato tutto!

In un istante la vita italiana – ed europea, planetaria – è divenuta precaria per un virus ignoto alla medicina attuale, aggressivo. Con le orecchie basse guardiamo l’accadere, la frana della nostra economia, del lavoro, di ogni certezza basata sul possesso, sulla conoscenza anche scientifica – limitata – che turba il sonno in attesa che giunga una buona notizia dalla scienza che dirà: HO TROVATO IL RIMEDIO, C’E’ IL VACCINO!

Ma  tutto ciò è per continuare come prima?

 “L’uomo, la vita razionale dell’uomo dovrebbe essere sospesa all’istante, sospesa in ogni istante a questo segno apparentemente così volubile, così casuale che sono le circostanze attraverso le quali l’ignoto “signore” mi trascina, mi provoca al suo disegno.  E dire “sì” a ogni istante, senza vedere niente, semplicemente aderendo alla pressione delle occasioni. E’ una posizione vertiginosa.”
(L. Giussani, Il senso religioso. Rizzoli, Milano 2010 p. 189)

Il disastro davanti ai nostri occhi dice qualche cosa di diverso.

Le relazioni europee si sono rivelate fragili, il mondo del lavoro vive una crisi fortissima, la società ha perduto molte sicurezze sul futuro. Che dire della “botta Lagarde”?

Questa avventura che ci accade o si rivela una opportunità per cambiare molti fattori in gioco, per essere più umani (che comprende il guardare la vita, il tempo, le circostanze come qualche cosa che non dipendono sempre da noi, e gli altri come compagni di viaggio in un tempo definito(!) o abbiamo perso la grande occasione per cambiare tutto.

La sostenibilità è innanzi tutto realismo. Poi è responsabilità umana.

La responsabilità è un parametro della sostenibilità. E’ il principale, quello che meglio definisce la persona, la sua capacità di pensare, di agire, di corrispondere alle esigenze più vere, e soprattutto è responsabilità esistenziale individuale e collettiva.

L’Agenda 2030 guarda alla realtà senza cinismo, ci dice che se non cambiamo la nostra vita entro un certo periodo le generazioni future vivranno male, vivranno con più optionals generali, ma qualche cosa di vitale sparirà.

Il Coronavirus dice forte: “caro uomo non sai prevedere tutto!”

L’imprevisto esiste! Ed è l’imprevisto quello che può accadere nel 2030 se i Goal non verranno raggiunti con risultati soddisfacenti.

L’imprevedibile dice tante cose: che ciò che accade non lo governiamo noi. Anzi qualche cosa di misterioso nel reale accade…ad un certo punto…in un particolare momento…in un luogo impensato. L’imprevisto è dentro la storia. Possiamo anche abbassare le alucce della nostra capacità di inventare, ci tocca misurare la nostra fragilità e la miopia che caratterizza in tanti momenti il cammino.

Però l’imprevedibile può anche essere un buon compagno di viaggio.

E’ evidente che la nostra fragilità, nel prevedere, nel decidere, nell’immaginare il futuro se vive insieme all’imprevisto può diventare o fatalismo disperato o grande occasione per leggere le circostanze.

“In queste settimane ciascuno potrà vedere quale posizione prevale in sé: se una disponibilità ad aderire al segno del Mistero. A seguire la provocazione della realtà, oppure lasciarsi trascinare da qualunque “soluzione proposta, spiegazione pur di distrarsi da quella provocazione, evitare quella vertigine. Ciascuno di noi potrà verificare poi la reale consistenza delle “soluzioni” in cui ha cercato rifugio”.
(da una lettera di J. Carrón)

Questo editoriale rispecchia le opinioni assolutamente personali dello scrivente.

“Nella attuale clausura in casa “si fanno tanti pensieri.  Ho deciso di condividerli.

Queste le citazioni mi sono familiari.

Altre posizioni culturali di molti carissimi lettori e compagni di cammino che hanno diverse visioni della vita qui sono assolutamente tenuti in alta considerazione. Proprio perché il tema posto dal Covid – 19 preme al fondo delle nostre posizioni umane.

Il tema del dolore, della morte, della difficoltà di vivere e di potersi esprimere socialmente è una circostanza forte e di grande riflessione sul senso di tutto e sul come atteggiarsi.

Sarò ben lieto se altri vorranno condividere con il sottoscritto queste posizioni anche critiche.

E’ un modo utile per allargare conoscenza, in questo tempo ogni riflessione su significato della vita rivela passione per l’uomo ed è una perla che non va perduta.

Concludo con questo contributo di Leone Tolstoj che anche con asprezza guarda alla vita e ne offre una visione personale.

“E allora compresi che la fede, contrariamente a quanto generalmente si pensa, non è soltanto credenza nelle cose invisibili, non è la rivelazione (che è solo l’espressione di uno dei suoi attributi), non è il rapporto dell’uomo con Dio (bisogna definire prima la fede e poi Dio, e non definirla attraverso Dio), non è soltanto l’accordo con ciò che è stato rivelato all’uomo, ma è la conoscenza del senso della vita, che impedisce all’uomo di autodistruggersi e gli permette di vivere. Se l’uomo vive, vuol dire che crede in qualcosa. Se non credesse di dover vivere per qualcosa, certo non vivrebbe. Se non coglie, se non comprende il carattere effimero del finito, egli si limita a credere nel finito; se invece egli comprende il carattere effimero del finito, deve credere nell’infinito. Senza fede non si può vivere”
(
Lev N. Tolstoj, La confessione. Feltrinelli 2009)

Bruno Calchera
Direttore Responsabile

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