«Siamo fermamente convinti – sottolinea Sara Callegari, Communication Director Italy and Southern Europe Talent Development and DEI Platform Lead di ENGIE Italia – che aziende come Engie, quindi con le caratteristiche di grandi aziende, abbiano il dovere di giocare un ruolo anche in ambito di responsabilità sociale.»
Leggi l’articolo a cura di Bruno Calchera qui sotto, oppure da CSRoggi Magazine – n.1 – Anno 11 – Gennaio/Febbraio 2026; pag. 22)
a cura di Bruno Calchera
Abbiamo intervistato la dottoressa Sara Caligari, Communication Director Italy and Southern Europe Talent Development and DEI Platform Lead di ENGIE Italia, che ci ha offerto uno spaccato sintetico delle attività di sostenibilità del Gruppo ENGIE in Italia.
Quali sono gli obiettivi di Engie nel settore delle rinnovabili?
«In linea generale Engie ha un posizionamento strategico molto chiaro: la nostra missione è di arrivare alla net zero carbon al 2045, quindi tutte le nostre azioni, i nostri business sono orientate al raggiungimento di questo obiettivo.
E lo facciamo in diversi modi: sicuramente il potenziamento della produzione da fonti rinnovabili ha un ruolo chiave e prevediamo di raddoppiare la potenza installata che abbiamo a livello di impianti eolici, fotovoltaici e anche sempre di più di batterie di accumulo, perché sappiamo che per definizione l’energia rinnovabile non è stabile, non è prevedibile perché è legata all’andamento del sole e del vento e quindi l’avere delle batterie a disposizione consente di stabilizzare il sistema, di renderlo più prevedibile.
Oggi contiamo su una capacità installata di circa 800 MW e vogliamo arrivare a 1,6 gigawatt al 2030».
Le energie rinnovabili, in particolare eolico e fotovoltaico, sono spesso oggetto di critica perché impattano sul paesaggio. Qual è la vostra esperienza a riguardo?
«Lavoriamo a stretto contatto con i territori in cui operiamo e le soluzioni individuate sono sempre condivise e rientrano nei perimetri legislativi previsti. Siamo convinti del fatto che si debba accelerare il percorso di transizione energetica e le energie rinnovabili giocano un ruolo chiave. Da una parte è indispensabile ridurre l’impatto sul pianeta, dall’altra puntiamo sulla indipendenza energetica del paese e dell’Europa. Quindi avere delle fonti rinnovabili che possiamo gestire autonomamente e non dipendere da importazione, ci consente di avere un posizionamento di tipo diverso. La scelta tra eolico e fotovoltaico dipende più dalle caratteristiche del territorio nei quali vengono posizionate.
Abbiamo degli esempi virtuosi: in Sicilia abbiamo realizzato a Mazara del Vallo e a Paterno due impianti agrivoltaici che offrono una soluzione gradita per quel territorio, perché coniugano la produzione di energia con le coltivazioni: tra una fila e l’altra di pannelli fotovoltaici, sopraelevati, coltiviamo foraggio e piante aromatiche. Si tratta di terreni che precedentemente erano totalmente abbandonati. L’impatto sul territorio è assolutamente ridotto. Sul fronte della produzione di energia con impianti eolici stiamo cercando di minimizzare l’impatto paesaggistico grazie a un piano di repowering. Un esempio su tutti è il parco eolico di Capracotta, in Molise: avevamo 11 aerogeneratori giunti a fine vita. Grazie a nuove tecnologie disponibili, abbiamo ridotto il numero a due aerogeneratori di taglia più grande, garantendo la stessa potenza installata ma con un minore impatto paesaggistico».

In merito all’innovazione quali processi sono stati avviati?
«L’altro asse fondamentale su cui lavoriamo, oltre a quello della produzione da fonte rinnovabili, è l’efficienza energetica, che è il modo migliore per ridurre l’impatto sul pianeta e per consumare meno. Noi desideriamo essere partner dei nostri clienti industriali e della pubblica amministrazione per ridurre l’impatto degli impianti tecnologici. Quindi lavoriamo molto sull’innovazione in termini di miglioramento di questi impianti, efficientamento, ma anche tanto su quella che noi chiamiamo on-site production, cioè la realizzazione di piccoli impianti prevalentemente fotovoltaici, a servizio del consumo delle industrie o degli impianti dei nostri clienti. Altra cosa molto importante è il recupero del calore prodotto, magari proprio dai nostri clienti.
Per esempio il calore prodotto da un’acciaieria può essere convertito in energia e convogliato attraverso reti di teleriscaldamento che noi abbiamo in gestione. Abbiamo un approccio a 360 gradi, sull’efficientamento, sulla rigenerazione e l’utilizzo del repowering degli impianti che abbiamo, sullo smaltimento e la conversione, soprattutto in ottica di economia circolare degli impianti, che già utilizziamo, e sull’essere partner dei nostri clienti industriali per andare nella stessa direzione di un’efficienza energetica e nel cercare di supportare le aziende e i relativi costi energetici (è noto a tutti che in Italia l’energia costa più che negli altri Paesi europei)».
Siete presenti su tutto il territorio nazionale? Avete incontrato ostacoli a livello locale?
«La produzione da fonti rinnovabili è più concentrata al Sud, dove sole e vento sono più favorevoli. Tuttavia, proprio per evitare saturazioni territoriali, stiamo esplorando anche aree del Centro-Nord. Sul fronte autorizzativo e relazionale lavoriamo molto con Enti Locali e Comunità per spiegare i progetti e il loro valore. E naturale che possano emergere perplessità, ma attraverso il dialogo e la trasparenza riusciamo a far comprendere i benefici complessivi».
Quali sono le attività sociali che avete attivato: a chi vi rivolgete, che risultati avete raggiunto?
«Siamo molto impegnati in questo ambito. Siamo fermamente convinti che aziende come Engie, quindi con le caratteristiche di grandi aziende, abbiano il dovere di giocare un ruolo anche in ambito di responsabilità sociale. Quindi per noi quando parliamo di sostenibilità l’approccio vive sempre nei due sensi: sostenibilità ambientale ma anche sostenibilità sociale. E quello che ci contraddistingue è il fatto di fare cose concrete. Magari facciamo anche progetti piccoli però li facciamo, nel senso che quello che raccontiamo poi lo mettiamo a terra. Posso fare degli esempi di cose che abbiamo fatto negli anni di cui siamo particolarmente orgogliosi. Questo è il terzo anno che noi supportiamo Fondazione Telethon, che lavora sulle malattie genetiche rare.
Queste malattie colpiscono i bambini e normalmente non li fanno diventare adulti. Telethon è certamente una fondazione serissima che tra l’altro ha anche un sistema di produzione proprio di farmaci e siamo andati a visitare i loro centri di ricerca. Siamo molto orgogliosi di supportarli e in questo ambito abbiamo coinvolto anche i nostri collaboratori. Un altro progetto molto bello è quello che abbiamo fatto con PizzaAut: abbiamo assunto due ragazzi che lavorano presso PizzaAut, ma che paghiamo noi. Quindi a tutti gli effetti sono nostri dipendenti, distaccati presso PizzaAut. Inoltre, ogni tanto facciamo venire i food truck di PizzAut in azienda, offriamo la pizza ai nostri collaboratori, un altro modo per dare un contributo a questo progetto».

Avete iniziative anche nel mondo carcerario. Ce ne vuole parlare?
«In passato abbiamo avviato una collaborazione con il carcere di Padova, sostenendo – ed è molto famosa – la Pasticceria Giotto, che è gestita dai detenuti. Iniziative come queste della Giotto riducono sensibilmente la percentuale di recidiva delle persone detenute che tornano in libertà. Abbiamo iniziato a collaborare anche con il carcere di Bologna assumendo una signora che beneficia del regime dell’articolo 21, per cui torna a dormire in carcere ma durante il giorno può uscire e lavorare. Questa signora non aveva competenze particolari, quindi l’abbiamo formata per fare la termotecnica. Ora effettua interventi di lavoro insieme ad altri nostri tecnici presso un nostro cliente che ha condiviso il progetto».
Diversità e inclusione in azienda. Come lavorate internamente sui temi della sostenibilità e della diversity?
«Abbiamo una policy che si concentra su cinque dimensioni: abilità, genere, generazioni, origine/ nazionalità e comunità LGBTQ+. Sul fronte della parità di genere puntiamo a raggiungere il 40% di donne in ruoli manageriali entro il 2030. In Italia siamo già al 36%, in crescita costante. Il gender pay gap è intorno al 98%, quindi vicino alla parità. Essendo un’azienda ad alto contenuto tecnico, lavoriamo in un contesto dove le laureate STEM sono ancora una minoranza. Noi garantiamo shortlist equilibrate, senza mai sacrificare le competenze. Sul piano generazionale abbiamo oggi quattro generazioni in azienda. Lavoriamo per superare stereotipi e creare “ponti generazionali”, favorendo dialogo e collaborazione. Quest’anno il focus sarà sull’alleanza: la diversità non è un tema di una singola categoria, ma una responsabilità condivisa che produce valore anche economico. Le organizzazioni inclusive sono più innovative e performanti».
(27 marzo 2026)