Il settore farmaceutico, riconosciuto nel Report di Mario Draghi “The Future of European Competitiveness” tra i 10 driver strategici per la competitività dell’UE, rappresenta in Italia 56 miliardi di euro di produzione nel 2024, 54 miliardi di export e il 2% del PIL nazionale di valore aggiunto.
Leggi l’articolo di Chiara Ronchetti qui sotto, oppure da CSRoggi Magazine – n.5 – Anno 10 – Novembre/Dicembre 2025; pag. 6)
Chiara Ronchetti – Corporate Communication & Public Affairs Director – Johnson & Johnson Innovative Medicine Italia
In un’Europa che cerca nuovi motori di crescita, la salute è il più potente e al tempo stesso il più sottovalutato. Mentre i cittadini indicano la salute come priorità assoluta per il futuro, i governi continuano troppo spesso a considerarla un capitolo di spesa da contenere, anziché un investimento strategico per il benessere collettivo, la produttività e la competitività economica.
Ovviamente, tutto ciò si riflette anche sulla narrazione che si viene a formare sul tema, che si trascina da decenni e che ha modellato, nel tempo, scelte di bilancio, aspettative sociali e perfino l’immaginario collettivo.
Eppure, oggi più che mai, la salute è – e dovrebbe essere raccontata come – un investimento strategico, un abilitatore di competitività economica, produttività e coesione sociale.
La “non salute” ha un costo enorme
I dati lo confermano. L’ultimo Comparator Report on Cancer in Europe mostra che quasi tre quarti dei pazienti oncologici riescono a rimanere attivi professionalmente anche dopo la diagnosi. E un risultato clinico, certo, ma anche un risultato economico: è crescita, è produttività, è valore sociale.
Eppure, entro il 2050 i nuovi casi di cancro nel mondo supereranno i 35 milioni (+77% rispetto al 2022). Di fronte a queste previsioni, non investire in salute non significa risparmiare, ma significa rinunciare a crescita, a competitività, a futuro.
Lo stesso vale per l’innovazione farmaceutica: il 73% dell’aumento dell’aspettativa di vita nei Paesi ad alto reddito (2006-2016) è attribuibile ai nuovi trattamenti farmaceutici. Ogni anno di vita guadagnato genera un beneficio economico stimato tra il 4% e il 5% del PIL. Sono numeri che non appartengono solo alla sanità: appartengono alla macroeconomia, al benessere collettivo.
Allo stesso modo, la “non-salute” ha un costo enorme. Le malattie mentali comportano 12 miliardi di giornate lavorative perse ogni anno a livello globale. La sola depressione ha un impatto sull’economia dell’UE stimato in 92 miliardi di euro in produttività persa.
Si tratta di un costo invisibile, ma reale. E tuttavia la spesa sanitaria, in rapporto al PIL europeo, rimane pressoché stabile da oltre vent’anni, mentre il fabbisogno cresce e la complessità clinica aumenta.
Cambiare le decisioni, cambiare la narrazione
Non esiste investimento che generi un ritorno così ampio, immediato e misurabile come quello in salute. Eppure, il linguaggio pubblico che usiamo fatica ancora a riconoscerlo.
Lavorando nella comunicazione e nelle relazioni istituzionali, vedo ogni giorno quanto la narrazione influenzi le politiche. Se continuiamo a rappresentare la salute come un “costo”, sarà difficile costruire una strategia nazionale o europea che la consideri una leva competitiva. Per questo credo che oggi la responsabilità di chi comunica – aziende, istituzioni, media – sia doppia: raccontare la salute non solo come diritto, ma come infrastruttura di futuro.
Il settore farmaceutico, riconosciuto nel Report di Mario Draghi “The Future of European Competitiveness” tra i 10 driver strategici per la competitività dell’UE, rappresenta in Italia 56 miliardi di euro di produzione nel 2024, 54 miliardi di export e il 2% del PIL nazionale di valore aggiunto. È una filiera industriale, scientifica e tecnologica che sostiene il Paese, crea occupazione qualificata, genera innovazione e produce valore netto.
Tuttavia, conviviamo ancora con elementi strutturali che rallentano la competitività, come il meccanismo del payback farmaceutico. L’impegno del Governo a intervenire sulla revisione del sistema, sia nella Legge di Bilancio 2026 sia attraverso il nascente Testo Unico della Legislazione Farmaceutica, è un segnale importante. Ma perché si traduca in una reale politica industriale, occorrerà una visione di lungo periodo, stabile e coraggiosa.

Costruire una vera Value of Health Strategy
L’Europa ha oggi l’opportunità – e la necessità – di costruire una vera Value of Health Strategy: un patto tra istituzioni, industria e società per riconoscere che la salute non è un capitolo di spesa, ma una leva per crescere. Ciò richiede investimenti, ma anche un linguaggio nuovo, con una narrazione che metta al centro il valore generato, misurabile e moltiplicato nel tempo. Richiede metriche, ma anche visione. Perché la salute, più di ogni altro settore, crea valore a ogni livello, individuale, sociale, economico, produttivo. E ricordarci questo, nel mondo della comunicazione, è parte del nostro mestiere. La salute cambia tutto. Anche il modo in cui raccontiamo il futuro.
(29 dicembre 2025)