«Lo sviluppo di tecnologie più avanzate non solo permetterà una gestione sempre più efficiente in termini di qualità del servizio, ma anche un miglioramento delle prestazioni ambientali, riducendo gli sprechi e favorendo processi di efficientamento», sottolinea Stefano Cetti, Direttore Generale di MM SpA.
MM è una realtà unica nel panorama nazionale per tipologia e varietà dei servizi gestiti. Progetta e realizza infrastrutture per la mobilità sostenibile, gestisce l’intero ciclo dell’acqua nella città di Milano e il patrimonio di edilizia residenziale popolare di proprietà del Comune. E da poco si occupa della manutenzione del patrimonio comunale di edilizia scolastica, degli impianti di sollevamento a servizio dei sottopassi stradali e degli impianti sportivi. Ne parliamo con Stefano Cetti, Direttore generale di MM SpA.
Dottor Cetti, MM è molto cresciuta negli ultimi anni in termini di attività e servizi gestiti: ingegneria, idrico, manutenzioni, patrimonio abitativo. Come riuscite a conciliare le tante anime che vi caratterizzano?
«Tutte queste attività possono sembrare slegate tra loro, ma in realtà hanno un filo conduttore comune. Mi riferisco alle competenze di ingegneria che da sempre la nostra società mette al servizio della comunità per sostenerne lo sviluppo e soddisfarne i bisogni. Un compito ancora più impegnativo in una città come Milano, caratterizzata da una forte urbanizzazione e da popolazione in continua trasformazione che accoglie residenti e city user.
Se guardiamo al nostro ruolo nella crescita della città, siamo consapevoli di come le nostre attività influenzano la quotidianità delle persone, e quindi ci sentiamo responsabili del loro benessere.
Fa parte del DNA aziendale e per noi vuol dire essere capaci di perseguire uno sviluppo che sappia mettere in equilibrio gli obiettivi economici, ambientali e sociali».
Il fattore “eccellenza ingegneristica” è centrale nell’operare di MM. Come si è evoluta con il crescere degli impegni in settori diversi durante quest’ultimo decennio?
«Da quando è nata nel 1955, MM è partner industriale del Comune di Milano nella gestione efficace ed efficiente di attività a elevata competenza, affidate secondo la logica in-house. Come dicevo, l’esperienza maturata in questi anni nel settore della mobilità e delle infrastrutture è diventata lo strumento principale per crescere anche in perimetri di business differenti. Ciò ha portato la società a relazionarsi tanto con la Pubblica Amministrazione, quanto con il cittadino.
L’eccellenza nella gestione di problematiche legate al sottosuolo e la capacità di coniugare competenze con finalità sociali hanno reso MM il competence center ideale per il governo del Servizio Idrico Integrato della città di Milano e, successivamente, le hanno consentito di utilizzare il proprio know-how nel campo della gestione dell’Edilizia Residenziale Pubblica del Comune di Milano – compresa la gestione diretta del verde all’interno del patrimonio –, nei settori della manutenzione di edilizia scolastica, sottopassi stradali e im pianti sportivi, in una logica sempre più multiservizio. Posso dire con un certo orgoglio che MM è diventata una delle più grandi e diversificate società d’ingegneria in Italia, in grado di fornire soluzioni su misura nella progettazione e nella riqualificazione di ecosistemi urbani, riorganizzando servizi, reti, infrastrutture e patrimoni immobiliari pubblici».
Tra le vostre attività di gestione c’è quella dell’acqua. Qual è il vostro approccio in relazione alla filiera di questo bene così prezioso e strategico?
«L’acqua di Milano si può raccontare in cinque parole: è sicura, grazie al sistema di controlli che cura MM in sinergia con ATS; è sana, perché contiene una giusta quantità di sali necessari all’equilibrio dell’organismo; è conveniente, dato che 1.000 litri di acqua del rubinetto costano solo 80 centesimi; è fresca e sempre disponibile; ed è sostenibile, nel senso che il suo utilizzo riduce notevolmente sia la produzione di rifiuti plastici legati agli imballaggi, sia il loro trasporto. MM si inserisce in questo ciclo virtuoso, gestendo dal 2003 il Servizio Idrico Integrato della città di Milano e assicurandone l’efficienza e la qualità. Parliamo di numeri importanti: un territorio di 180 km2 con una popolazione di circa 2 milioni di persone e oltre 50mila utenze, quasi 210 milioni di m3 distribuiti nel 2021, oltre 640 fontanelle dislocate in tutta la città e 51 Case dell’acqua, 2 depuratori.
Proprio la qualità dell’acqua è uno dei punti di eccellenza della gestione di MM. Vengono effettuati controlli prima dell’approvvigionamento e dell’erogazione nelle Centrali dell’acquedotto e durante la distribuzione presso le fontanelle e le Case dell’acqua, secondo un programma di campionamento condiviso con ATS che utilizza metodologie approvate dall’Istituto Superiore di Sanità e risponde alle prescrizioni dell’Ufficio d’Ambito, a cui MM affianca anche campionamenti aggiuntivi nel caso di manutenzioni della rete. Stessa cosa per quanto riguarda i controlli sui reflui e sulle acque depurate che sono condivisi con ARPA e Regione Lombardia secondo un piano di campionamento annuo per ciascun depuratore. C’è poi tanta ricerca e innovazione sia dei processi, sia delle tecnologie per migliorare la qualità del servizio e gestire in modo efficace le reti di acquedotto e fognatura e il sistema di depurazione».
La tecnologia può essere un buon supporto per la sostenibilità; qual è la vostra esperienza da questo punto di vista?
«La continua espansione dei servizi erogati da MM ha portato allo sviluppo di nuove tecnologie e innovazioni che promuovono la trasformazione digitale delle attività svolte dall’Azienda, con la realizzazione di una piattaforma in cloud IoT in grado di valorizzare i dati raccolti tramite la sensoristica installata sul campo. Rimanendo sul tema “Servizio Idrico Integrato”, oggi monitoriamo da remoto la qualità dell’acqua grazie ai dati sui consumi raccolti tramite smart meter e a quelli sul funzionamento delle Case dell’acqua registrati attraverso sonde multi-parametriche.
Gli utilizzi della piattaforma IoT mirano a sviluppare nel tempo applicazioni operative e strumenti di manipolazione dei dati basate su tecnologie di intelligenza artificiale che potranno essere impiegate ad esempio per la gestione e la manutenzione della strumentazione elettrica e idraulica presso le centrali dell’acquedotto, per monitorare indicatori quali pressioni, volumi e temperature, e per individuare perdite, deformazioni e cedimenti delle reti. Lo sviluppo di tecnologie più avanzate non solo permetterà una gestione sempre più efficiente in termini di qualità del servizio, ma anche un miglioramento delle prestazioni ambientali, riducendo gli sprechi e favorendo processi di efficientamento. Stiamo lavorando non solo per digitalizzare i processi, ma anche per renderli accessibili da ogni dispositivo e luogo in una logica di “azienda aumentata”».
L’OpenReport® offre uno sguardo su MM trasparente e originale. Perché avete adottato questo strumento e quali benefici ha prodotto?
«Oggi siamo abituati a valutare l’operato di un’azienda non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello ambientale e sociale attraverso la redazione di Bilanci di Sostenibilità e DNF. Anche MM non fa eccezione e dopo aver affinato i processi di rendicontazione abbiamo fatto confluire il patrimonio di informazioni all’interno di un documento unico redatto secondo gli standard internazionali GRI. Una volta assicurata la compliance normativa e predisposta la governance dei processi, un altro aspetto di attenzione e miglioramento è stato come rendere maggiormente accessibile la nostra strategia di sostenibilità.
Con OpenReport®, MM si è dotata di uno strumento innovativo e dinamico per condividere il proprio impegno nel garantire servizi sempre efficienti limitando l’impatto prodotto dalle proprie attività e preservando il territorio in cui opera. Collegato al sito istituzionale, il portale offre una base informativa chiara, verificabile e trasparente sulle performance sociali, economiche e ambientali dell’azienda in termini di valore prodotto per gli stakeholder, creando un legame virtuoso tra comunicazione istituzionale, ac countability e dialogo con il territorio.
Il cuore di OpenReport® è la “matrice di materialità”, una vera e propria bussola per i naviganti che consente di visualizzare immediatamente la connessione tra i “temi materiali” di MM e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 dettata dall’ONU, fornendo poi diversi livelli di dettaglio su risultati di performance, policy, azioni e progetti messi in campo dalla nostra azienda.
OpenReport® è un esempio del percorso di digitalizzazione promosso da MM, che vede nella “cultura del dato”, condivisa a tutti i livelli aziendali, la chiave per lo sviluppo del business. Adottare soluzioni per la raccolta, la gestione e l’analisi dei dati permette di prendere scelte strategiche consapevoli e capaci di mettere in relazione tutti processi aziendali, modificandoli per renderli più efficaci e adattandoli ai cambiamenti in modo predittivo. In questo senso, OpenReport ® è una finestra sempre aperta sul mondo di MM attraverso la quale si intende valutare dove stiamo andando e soprattutto come lo stiamo facendo».
A proposito degli Stakeholder, come dialogano e partecipano direttamente allo sviluppo delle diverse aree di intervento? Che ruolo può avere OpenReport® nel migliorare la relazione tra l’azienda e i diversi stakeholder?
«Il coinvolgimento degli stakeholder rappresenta per noi non solo una “responsabilità civica”, ma anche una preziosa opportunità per creare valore condiviso e proseguire nel processo di crescita.
Bisogni e aspettative degli stakeholder sono funzionali nella definizione delle attività di sostenibilità e più in generale delle strategie di sviluppo e pertanto sono stati predisposti nel tempo adeguati canali di comunicazione per garantire un dialogo continuo, trasparente e orientato all’inclusione.
Da un lato, la Centrale dell’Acqua (nostro museo di impresa) mette a disposizione un programma culturale gratuito e aperto a tutti per discutere e confrontarsi su temi di attualità come il climate change, la predittività degli scenari, la sostenibilità ambientale, l’economia circolare, la coesione e l’inclusione sociale. Il palinsesto della Centrale è un modo per promuovere la “cultura politecnica”, capace di coniugare competenza scientifica e sguardo umanistico.
Ci sono poi i workshop multi-stakeholder che organizziamo periodicamente per coinvolgerli nell’aggiornamento della nostra “analisi di materialità”, indispensabile per individuare e valutare i temi di maggiore rilevanza su cui concentrare le strategie di sviluppo e che sono oggetto di rendicontazione nei documenti di informativa non finanziaria. In questo scenario, OpenReport® è un canale di condivisione delle informazioni molto diretto, che permette di valutare in tempo reale le nostre performance nei diversi ambiti.
Quello che facciamo e come lo facciamo è sotto gli occhi di tutti.
Immagino che il nostro OpenReport ® possa diventare con il tempo uno strumento bidirezionale attraverso il quale raccogliere i contributi e le opinioni dei nostri stakeholder in modo sistemico».
Operate assumendo responsabilità precise su mandato del Comune di Milano. Cosa comporta nella relazione con l’utenza?
«Comporta innanzitutto la disponibilità a “metterci la faccia”, ad assumerci l’onere dell’avamposto che, a Milano, è sempre ingaggio diretto, mai differito. Comporta relazioni dirette con i clienti-cittadini, comunicazione di cantiere sempre più precisa, cura delle relazioni con gli stakeholder e con le categorie più fragili. Al Comune, nostro unico azionista, importa che la relazione sia sempre più franca e diretta, con atteggiamenti univoci di prossimità. Ma le responsabilità maggiori vengono assunte in relazione ai tempi di esecuzione dei progetti e – laddove di nostra competenza – delle opere. Una città in costante e rapida trasformazione deve poter garantire tempi certi di attuazione delle opere pubbliche».
Consideriamo una vostra frase sulla “cultura della cura” e sul “principio dell’appartenenza”. Come diventano prassi? Ci può fare qualche esempio?
«Oggi l’attenzione di MM si è focalizzata sulla responsabilità di accompagnare la città nel proprio percorso. Nel farlo, mettiamo a disposizione la nostra competenza ed esperienza nel prenderci cura della città e dei suoi abitanti, partendo dalla piccola manutenzione e traguardando i grandi progetti infrastrutturali. La “cultura della cura” non è un fine ma uno strumento per raggiungere un beneficio reale per tutti. È un posizionamento culturale ampio e maggiormente impegnativo che mette al centro della visione il cittadino e i suoi bisogni di fruitore dei servizi.
Il principio di appartenenza che lega il singolo cittadino a questa azienda pubblica nasce da campagne condivise, vere e proprie cause sociali che restituiscano valore etico ai servizi come ad esempio la tutela dell’acqua pubblica, il contrasto al riscaldamento globale, la cura della città, il risparmio e la riqualificazione energetica, la città slow, il riuso degli spazi, la forestazione urbana, eccetera. In concreto, significa garantire gli standard di una buona ed efficiente manu- tenzione delle case popolari, degli impianti sportivi, dei sottopassi, delle scuole. Significa continuare nella gestione eccellente dell’acqua pubblica, progettare una nuova viabilità e infrastrutture pubbliche funzionali e integrate. Il principio di appartenenza alla comunità si esplica con un’architettura di comunicazione che integri aree funzionali dell’azienda all’interno di un sistema multimodale innovativo: l’informazione di cantiere, l’informazione di servizio, la mediazione dei conflitti, la facilitazione dei processi, il corporate broadcasting».

La vostra attività è strettamente legata a quella delle realtà cittadine. Come immaginate possa essere la vita del futuro negli agglomerati urbani?
«La città è da anni al centro dei processi produttivi, sociali e culturali, motori in molti casi dei nuovi assetti economici globali, con nuove e più aspre contraddizioni sociali e ambientali. Il Covid ha posto domande importanti sul suo modello e sulla gestione dei tempi scuola-famiglia-lavoro, ma resta l’ambito principale dove riorganizzare il sistema dei servizi, l’offerta di cittadinanza globale.
L’organizzazione dello spazio urbano, in questo mondo di città, che è sempre più pianificazione del tempo delle persone e dei settori socioeconomici, diventa snodo essenziale nell’integrazione e nella tenuta della frammentazione sociale. In Europa e in Italia le attività di urban planning e di urban design stanno avendo, in molte città, una forte accelerazione. Straordinari processi di riconversione delle aree industriali dismesse e l’espansione delle aree di nuova urbanizzazione sono spinti dalla domanda di nuove funzioni produttive terziarie e residenziali.
Sulla spinta dell’incremento demografico e dell’iperurbanizzazione, le città rappresentano opportunità di sviluppo ma sono anche lo spazio delle potenziali vulnerabilità della contemporaneità. A proposito di opportunità, l’ambito urbano è il terreno utile dove creare ecosistemi digitali integrati, citizen-centred e user-oriented, che traggano linfa da una stessa data platform urbana, ma che allo stesso tempo siano interoperabili tra le città e sfruttino una curva di esperienza comune.
La città, per come la conosciamo oggi, rappresenta la vera sfida del secolo prossimo venturo: le sue condizioni di vivibilità, i nuovi modelli di infrastrutturazione e gli ambiti di conurbazione, i nuovi modelli partecipativi per il coinvolgimento narrativo degli abitanti e – infine – lo sviluppo di capacità predittiva di scenario per affrontare eventi traumatici e il consueto stress test quotidiano».
Un’ultima domanda sull’impatto ambientale proprio in relazione all’impegno di MM nella vita della città (acqua, trasporti, abitazioni, ecc.). Quali sono gli indicatori della qualità percepita?
«Sarò breve perché la strada è molto lineare. Da un lato le autorità preposte marcano stretto il nostro operato: ATO, Arera, lo stesso Azionista, ci incalzano per predisporre confini e standard del nostro impatto complessivo (ambientale, sociale, economico). Dall’altro lato la strada universamente riconosciuta è quella degli Obiettivi internazionali di sostenibilità (Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, OSS) già citati. L’SDG 11 parla chiaro e non ammette fraintendimenti: rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili. Nello specifico l’Obiettivo punta alla trasformazione dei centri urbani in città sostenibili attraverso l’accesso di tutta la popolazione ad alloggi, servizi basilari e mezzi di trasporto adeguati, economici e sicuri, soprattutto per le persone più vulnerabili. Lì è il nostro compito. Lì si misura quotidianamente la qualità del nostro impegno».
a cura di Carlo Rho
(foto: Polifemo Fotografia)
(da CSRoggi Magazine – Anno 7 – n.2 – Marzo/Aprile 2022; pag. 8)