«Quando abbiamo avviato il nostro lavoro sul bilancio sociale partecipato l’abbiamo fatto non per adempiere semplicemente a un obbligo formale ma perché crediamo fermamente nell’importanza di questo strumento», sottolinea Liviana Marelli, presidente della cooperativa sociale “La Grande Casa”, che ha la sua sede principale all’interno della Cascina Barraggia, a Sesto San Giovanni.

Non è stato un anno facile, quello appena trascorso, un anno molto diverso da quelli che l’hanno preceduto, ne conosciamo tutti il motivo. Nonostante questo, però, La Grande Casa si è imposta il traguardo di non rinunciare agli obiettivi che si era prefissata, senza fermarsi o tornare indietro: «Il nostro pensiero è stato: “Come possiamo fare tesoro di quello che ci sta succedendo ora? Che cosa ci dice questo momento e come la nostra cooperativa può rileggersi rispetto al proprio ruolo di impresa sociale e di soggetto della comunità locale?”. Questa rivisitazione del nostro mondo interno e del legame con quello che succede al di fuori, ci ha fatto dire che non dovevamo rinunciare ai tre obiettivi che avevamo fissato nel 2019, quando eravamo ancora ignari di quello che sarebbe successo di lì a pochi mesi».

Il Piano strategico d’impresa
Il primo di questi tre obiettivi è la costruzione del piano strategico d’impresa. «Noi diciamo – spiega la presidente – che il DNA delle cooperative sociali ha come riferimento tre elementi fondamentali: il “cortile” e quindi il mondo interno e la relazione, la “piazza” e quindi il legame con il territorio e il “mercato”.
Il Piano strategico d’impresa è lo strumento che abbiamo elaborato per tenere insieme queste tre vocazioni proprie della cooperazione sociale. L’abbiamo “costruito” e approvato nel 2020, in piena pandemia.

Gli elementi che lo compongono riguardano: come sostenere l’impresa, come svilupparla e come creare al suo interno un ricambio generazionale, in attuazione di un modello organizzativo che non si basi sui singoli e che preveda una leadership fondata sulla responsabilità e non sul personalismo».

Il bilancio sociale partecipato
Il secondo obiettivo è produrre il bilancio sociale partecipato. «La scelta è stata quella di usare l’opportunità del bilancio sociale come momento di consapevolezza interna – precisa la dottoressa Marelli – e quindi abbiamo pensato, in collaborazione con i consulenti di Refe-Strategie di sviluppo sostenibile, di allargare la dimensione partecipativa a un numero importante di soci e non riservarla soltanto al gruppo dirigente, così da giungere alla costruzione di una modalità che poi è diventata processo, metodologia, utilizzo di strumenti e infine anche consegna di responsabilità.

È stata l’occasione per raccontarci che cosa la cooperativa “produce”, cosa che ci ha permesso di individuare uno schema di lavoro in cui sia specificato “chi fa che cosa” e come ognuno di noi possa anche internamente portare il suo apporto nella consapevolezza e nella condivisione di priorità e strategie».
Il bilancio partecipato ha avvicinato le varie realtà che compongono “La Grande Casa”, che coinvolge circa 380 lavoratori distribuiti su 10 territori (Carate Brianza, Castano Primo, Cinisello Balsamo, Desio, Garbagnate Milanese, Milano, Lecco-Merate, Olgiate Comasco, Sesto San Giovanni-Cologno, Vimercate-Trezzo): «È giusto che tutti sappiano che cosa fanno i colleghi che lavorano in aree diversa dalla loro. Non è “altro da me”, è il nostro pensiero, quello che viene fatto in un altro contesto territoriale o in un’altra area di intervento.

Abbiamo individuato i gruppi di lavoro, che resteranno stabili, e ciò che vogliamo fare nell’immediato futuro, anche se si sa che il mondo del sociale non è statico, è in continuo movimento e trasformazione. Ma nel bilancio abbiamo comunque fissato i referenti, i target e i tempi e i modi di lavoro con cui raggiungeremo gli obiettivi fissati». Un impegno che riguarda anche la comunicazione verso l’esterno: «La versione “smart” del bilancio sociale, molto più ristretta rispetto al vero e proprio bilancio è lo strumento che, pensiamo, tutti i soci devono riuscire a utilizzare per rendicontare e comunicare all’esterno chi siamo e come raggiungiamo gli obiettivi normativi e di mission».

La valutazione dell’impatto sociale
Il terzo obiettivo riguarda la valutazione dell’impatto sociale generato dall’attività della cooperativa.
«Il tema della valutazione d’impatto ci sembra che completi ulteriormente il tema della responsabilità sociale – conclude la presidente della cooperativa – non solo perché “a me cooperativa sociale” permette di dire in maniera chiara e partecipata che cosa faccio, ma anche perché mi permette di assumere una responsabilità d’impresa nel dirti qual è il benessere che produco.

Per valutare l’impatto economico della nostra attività, in questi mesi stiamo sperimentando, nella sola area dell’educativa domiciliare, uno strumento digitale che contiamo di usare a partire da gennaio 2022. La sua applicazione è frutto di un lavoro partecipato dai coordinatori e dagli educatori e ci permetterà di avere la messa a terra della valutazione d’impatto di quest’area.

A seguire valuteremo su quale altra area applicare questo schema, perché il nostro obiettivo è quello di essere autonomi nell’uso di strumenti che ci permettano di comunicare quale impatto sociale abbiamo sul territorio».

di Luca Palestra

(da CSRoggi Magazine, anno 6, n.4, Settembre/Ottobre 2021, pag. 42)

 

 

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